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°°Intervista all’Ex Amazzone Laura De Benetti: Non è Amore se c’è Subordinazione°°

Care lettrici e cari lettori, nuovo appuntamento con le interviste di Think Green • Live Vegan • Love Animals!

A parlare della sua esperienza con gli animali è oggi Laura De Benetti, ex amazzone che dopo anni trascorsi a sfruttare i cavalli ha compreso che il vero amore è scendere dalla loro schiena e smettere di subordinarli alle volontà umane per interessi, lucro o ego.

La ringrazio enormemente per aver accettato di rispondere alle mie domande e di rendere pubblico parte del suo vissuto personale, che spero possa aiutare a riflettere chi dice di amarli ma usa queste meravigliose creature.

Buona lettura.


• Quando è nata la tua passione per i cavalli, Laura?

La passione per i cavalli nasce dentro di me quando ero piccolissima: ad appena un anno o poco più mi mettono per la prima volta in sella ad una cavalla di amici dei miei genitori, ed in quel momento mi innamoro follemente di questo fantastico animale.

• Che idea avevi del cavallo, come animale in contatto con la nostra specie, quando eri bambina? Senti di aver ricevuto influenza da parte di cartoni animati, TV o libri?

Ricordo come non mi interessasse tanto il fatto di “montare” i cavalli, quanto la sola idea di poter godere della loro vicinanza, stare ad osservarli brucare l’erba, accarezzare il loro collo e sentire il loro profumo. 
Non ricordo di aver ricevuto grandi influenze da cartoni animati, TV o libri (anche perché guardavo molto poco la televisione, preferivo di gran lunga passare il tempo giocando all’aperto).

• Che tipo di persona eri nei confronti di questi animali?

Non avevo la possibilità economica, da ragazzina, di frequentare qualche corso di equitazione; inizio ufficialmente, quindi, a 20 anni, appena riesco a mettere due soldi da parte per poterlo fare.
Scopro, però, quasi nell’immediato che non c’è grande spazio per ciò che piaceva fare a me: non mi viene fornita nessuna conoscenza etologica di questo splendido animale e vengo buttata in sella per la prima ora di lezione. Mi dico che, comunque, potrei avere il tempo di coccolare un po’ il cavallo a fine lezione, ma il più delle volte questo tempo non c’è, perché i cavalli fanno anche 2-3 ore di lezione con persone diverse, pertanto mi trovavo allo scadere dell’ora a scendere e consegnare il cavallo nelle mani della persona che aveva lezione dopo di me, quasi fosse una moto o una bicicletta.
Di fatto, non conoscevo nessuno che avesse cavalli “da compagnia”, e succede che ben presto nella mia testa si sedimenta l’idea che l’unico modo per vivere davvero il cavallo sia quello: così inizio a sfruttarli io per prima, prendo un cavallo in “mezza fida” (condiviso con altre 3 persone!), mi iscrivo a gare di salto, di dressage, vado a trekking in montagna, e smetto ufficialmente di ascoltare la voce dentro di me che mi sussurrava quanto fossi incoerente io, amante degli animali e pure vegetariana (all’epoca, oggi sono vegana). Il paradosso che stavo vivendo era così grande che mi copriva gli occhi: non mangiavo gli animali, ma li usavo per vestire me o il mio cavallo per le gare. Ero contro la violenza sugli animali, ma usavo frustino e speroni solo perché mascherati dal termine tecnico di “aiuti” quando montavo a cavallo. Ho sempre trovato le imboccature dei metodi di coercizione (più o meno severi), ma trovavo sempre qualche scusa da raccontarmi, in modo molto ipocrita.

• Cosa ti ha portato a maturare un pensiero diverso?

Nel 2013 decido di acquistare il cavallo che avevo in mezza fida, che è con me ancora oggi e che mi ha aiutata tantissimo nel cambiare completamente la mia prospettiva.
Ho sempre saputo, dentro di me, di non essere portata per il mondo dell’equitazione: ricordo ancora i mal di pancia prima di salire in sella per la paura che potesse succedere qualcosa a entrambi, il terrore ogni volta che il mio cavallo si spaventava improvvisamente di qualcosa o sgroppava infastidito dalla mia presenza. 
Il mio cavallo, 5 anni dopo, inizia ad avere ripetuti episodi di colica e diventa insofferente e particolarmente mordace con le persone che passano davanti al suo box; quando vede la sella inizia a gonfiare la pancia (così da rendermi difficile la chiusura del sottopancia) e a serrare i denti rendendomi impossibile mettergli la testiera (con, appunto, l’imboccatura). La veterinaria mi comunica che le coliche probabilmente sono causate dallo stress dello stare in box.

Inizio, quindi, a chiedermi se valesse la pena far fare al mio cavallo una vita che lo stava portando ad ammalarsi, solo di fatto per compiacere il mio ego.

In poco tempo decido di mollare tutto e di stravolgere la nostra vita, togliendogli finalmente i ferri dai piedi, permettendogli di vivere libero (prima passava giornate intere in un box 4×4), in gruppo con i suoi simili, con un box aperto su ettari di colline e boschetti. 

Di questo, non posso che ringraziare le persone che gestiscono il posto dove vive il mio cavallo, perché, pur pensandola diversamente da me per quanto riguarda il fatto di montare i cavalli, mi hanno insegnato moltissimo sulla gestione del cavallo in libertà e sull’importanza della loro vita sociale, in branco. Grazie a loro ho tolto la campana di vetro sotto cui tenevo il mio cavallo: la mia concezione era così distorta, che l’idea che potesse correre libero insieme ad altri cavalli, giorno e notte, mi toglieva il sonno nella paura che potesse farsi male, abituata com’ero a tenere il cavallo in box o saltuariamente e per tempi ristretti (mezza giornata) libero in un paddock di pochi metri, solo e magari sotto il sole perché senza alberi.

Questo tipo di realtà in cui ora lui vive è più unica che rara nel mondo dei cavalli.

• Ci sono persone che dicono di amare i propri cavalli pur tenendoli chiusi dentro box, utilizzandoli per fare gare o per fargli trainare una carrozza: cosa pensi in merito?

Sull’amore distorto che si dice di provare verso cavalli che in realtà sfruttiamo, per l’ego o per i soldi, temo di essere l’ultima persona a poter esprimere un pensiero, perché io per prima ho sventolato l’amore per il mio cavallo dall’alto della mia sella, fino a qualche anno fa. Credo sia un percorso difficile per chi è nel mondo dei cavalli, perché questi animali splendidi ci sbattono in faccia continuamente tutta la nostra piccolezza, con cui siamo tenuti a fare i conti

Parlando per me, non potrei più tornare a montare a cavallo. Ho pensionato il mio, ben in anticipo rispetto alla media dell’età in cui solitamente vengono pensionati i cavalli, per motivi etici, facendo i conti con il senso di rassegnazione che deriva dal riconoscere che, per anni, di fatto ho sfruttato il mio cavallo esclusivamente per una mancanza di autostima che stava alla base: montare a cavallo mi faceva sentire forte e coraggiosa, ma in realtà era solo apparenza

• Cosa non ti piace del mondo dell’equitazione?

Non c’è nulla che mi piaccia del mondo dell’equitazione. Il termine stesso implica una subordinazione del cavallo, quindi una mentalità specista nei confronti dell’animale
Non conosco scuole equestri che insegnino il semplice stare insieme a questo meraviglioso animale, che educhino alla sua corretta gestione, e non a fini umani ma semplicemente per il benessere dell’animale.
Mi sono scontrata con veterinari che mi invitavano a tornare in sella “per il suo bene”, senza suggerirmi altre vie per permettergli appunto di vivere sereno e senza una sella addosso. 

• Che tipo di rapporto hai adesso con i cavalli?

Attualmente ho instaurato un rapporto quanto più possibile di non subordinazione. Con il mio cavallo facciamo occasionalmente qualche esercizio da terra ed in libertà su consiglio della fisioterapista (la quale a sua volta mi ha confermato i danni dell’uso improprio di imboccature e selle), esclusivamente per la sua salute muscolare/articolare. Per il resto, vive le sue giornate esattamente come ogni cavallo dovrebbe fare: libero ed in branco.
Non potrei mai più tornare indietro.


• Hai mai vissuto episodi di discriminazione o derisione per le tue scelte?

Certo, le ho avute in passato e continuo ad averle oggi (sottolineo, come già detto, non dalle persone che gestiscono il luogo dove siamo oggi).

Tra le altre cose, mi è stato detto che questo cambio di vita in realtà era una scusa, dettata dalla paura del montare a cavallo; in parte è vero, perchè proprio il sentimento di timore che ho sempre provato nei confronti di questi animali, pur facendo attività agonistica, mi ha certamente aiutata ad ascoltarmi nel profondo per capire che stavo sbagliando in toto.

Moltissime persone, anche al di fuori dall’ambiente dell’equitazione, quando vengono a sapere che ho un cavallo, non capiscono come sia possibile che io lo mantenga, di fatto pagando l’equivalente di un piccolo mutuo, per “non farci niente“. Eppure è proprio questo fare niente, questo semplice “stare” insieme a lui che mi regala un immenso senso di appagamento, inspiegabile a parole.

• Hai un messaggio che desideri inviare a lettrici e lettori?

Anzitutto vorrei ringraziare Te per darmi la possibilità di raccontare la mia storia, spero possa aiutare a sensibilizzare le persone sulla tematica dello sfruttamento che si cela dietro il mondo dell’equitazione.

La mia esperienza è piuttosto ridotta e limitata ai 9 anni in cui ho bazzicato in questo campo, ma è stata sufficiente a farmi capire che ci sono troppe cose che non vanno.

Conosco molte persone in questo mondo, che io considero persone splendide in generale, le quali dicono di amare i propri cavalli, di non mangiare carne, di battersi contro la violenza sugli animali, ma poi di fatto senza rendersene conto sfruttano i cavalli esclusivamente per scopi personali. Mi piacerebbe ci fosse anche solo una piccola riflessione su questo, del tutto priva di qualsivoglia giudizio (che il più delle volte porta a scontri e non ad un dialogo costruttivo).
Chissà che poi ne possa nascere una rivoluzione generale!

°°[ADRIA] Festa del Sacrificio: Pronta una Protesta Animalista°°

Care lettrici e cari lettori,
mi è giunta la segnalazione che fra pochissimi giorni ad Adria avrà inizio la rituale “Festa del Sacrificio”, una ‘festa’ dove non manca la presenza di vittime animali, portata avanti da fedeli della religione musulmana.



Devo essere sincera, non mi intendo molto e nello specifico delle religioni, perché sono fra le invenzioni umane dall’influsso effetto domino che meno catturano il mio interesse e ho preso le distanze anche da quella che mi era stata affibbiata, ma per comprendere meglio la segnalazione che mi è giunta ho dovuto informarmi sufficientemente di cosa si tratta.

Ogni anno verso il mese di luglio si celebra la festa chiamata Eid al-Adha per ricordare il montone ucciso da Abramo, suggerito da un angelo, al posto di suo figlio Isacco che intendeva immolare a Dio. Un fatto di sangue animale raccontato sia sulla Bibbia che sul Corano.
Per ricordare questo avvenimento in cui un dio pretendeva la morte di un essere umano e la cui ira è stata placata con l’uccisione di un animale, dunque, le famiglie uccidono a loro volta un animale.

Non potete immaginare la mia espressione facciale e il vortice di sentimenti negativi che si fanno spazio nel mio essere mentre mi occupo della stesura di questo articolo e vi fornisco tali informazioni.

Quando avrò più tempo a disposizione mi occuperò in modo più approfondito dell’antropocentrismo nelle religioni, dello specismo violento che esse portano avanti, della figura della vittima sacrificale e di tanti altri aspetti sui quali ho avuto modo di riflettere durante il mio percorso universitario che si è ormai concluso.

Per adesso, una sola e retorica domanda:
per quale motivo, se un tale Abramo ha ucciso un montone, altri esseri umani che non sono Abramo millenni dopo devono ricordarlo facendo soffrire altri animali?

Questa è riprovevole violenza ai danni delle creature del mondo giustificata dalla religione.
Violenza che deve terminare anche in tutte le altre sue forme presenti nella società, che siano religiose, laiche, pagane, esoteriche.

In occasione della Festa del Sacrificio che si terrà ad Adria, a Rovigo, nei giorni 28,29 e 30 giugno, attivisti e attiviste del mondo animalista si sono attivati per protestare contro l’uccisione dei poveri animali eletti come vittime sacrificali.
Lo fa presente Gabriella Gibin, Presidente del Coordinamento Tutela Diritti Animali Provincia di Rovigo, che mi ha segnalato questo evento agghiacciante.

È previsto un presidio autorizzato tutti e tre i giorni, dalle ore 7 alle 16, in Via Squero 4 a Cavanella Po, nel comune di Adria, proprio davanti a uno dei più grandi mattatoi rituali.

Tutte le persone, di qualsiasi religione e credo, sono invitate a partecipare contro la mattanza di creature innocenti che avrà luogo in quei giorni nel silenzio collettivo della società “civile” in cui viviamo. Per partecipare potete contattare il numero 3342848835 per ricevere maggiori informazioni e coordinarvi.

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Chi, per distanza e impegni come me, non potesse partecipare può unirsi alla protesta email che ho organizzato per dare voce alle esistenze che verranno ingiustamente ammazzate.
Potete copiare il testo sottostante o scriverne uno di vostro pugno, mantenendo toni civili ed educati come sempre.


Email da inviare a: ambiente@comune.adria.ro.it, coreis@coreis.it

Gentile Comune di Adria,
Gentile Comunità Religiosa Islamica Italiana,
ho appreso che nei giorni 28, 29 e 30 a Cavanella Po (e in altri luoghi in Italia) si terrà la “Festa del Sacrificio” per ricordare un passo del Corano dove Abramo immolò un montone al posto del suo figlio primogenito. Scrivo la presente email per prendere le distanze morali e spirituali dall’uccisione rituale degli animali che avverrà proprio in occasione di questa ricorrenza.
La religione è un elemento peculiare che caratterizza la nostra specie, ed è giusto che ciascun individuo segua oppure no quella che più gli aggrada, ma gli animali non hanno una religione ed è ingiusto che soccombano in nome dei nostri culti.
Quale specie al mondo si arroga il diritto di negarci la vita perché deve sacrificarci a un dio?
Quale specie animale si crede superiore a noi tanto da voler decidere quando è il momento di toglierci dal mondo per banchettare sui nostri resti?
Nessuna. Nessuna creatura fra quelle che la natura ospita ha mai fatto pesare le proprie volontà sul nostro diritto a esistere.
Trovo sconcertante che ai giorni nostri si continui a fare deliberatamente del male a creature innocenti che dovrebbero avere tutto il diritto di vivere sulla terra lontano dai nostri sanguinari capricci.
Questa email è in segno di protesta pacifica e razionale contro la Festa del Sacrificio, e per invitarvi a riflettere su quanto sia necessario cambiare modus vivendi e agendi.
È il momento di dire basta alla violenza. È il momento di smettere di giustificare la fine imposta alle altre creature imbellettata dalla fede.
Nessun concetto astratto deve venire prima del rispetto per la vita, per il corpo concreto e che può provare dolore, paura e sofferenza come quello degli animali.
Le altre specie non ci appartengono, esistono al mondo per sé stesse. Non siamo padroni di nessuna vita su questo pianeta. Gli animali non hanno nessun dovere nei nostri confronti, e dovremmo smetterla subito e per una volta per tutte di approfittarci di loro.
Moltissime persone in Italia e nel mondo lo hanno giù fatto: abbracciare uno stile di vita che non arreca sofferenza e morte a esseri senzienti. È questa la cosa più importante, prima di qualsiasi altro rituale: proteggere la vita, rispettarla, lasciarla VIVERE.
Concludo questa email con un pensiero di William Ralph Inge, da Outspoken Essays: Second Series “The Idea of Progress”, datato 1922: abbiamo schiavizzato il resto della creazione animale e abbiamo trattato i nostri cugini di pelo e piume così male che senza ombra di dubbio, se loro dovessero formulare una religione, raffigurerebbero il diavolo con sembianze umane.

Saluti.
Nome, Cognome, Città


Ringrazio pubblicamente tutte le persone che si uniranno a questa protesta, a tutte quelle che saranno presenti a manifestare davanti al luogo di esecuzione e a Gabriella Gibin per tutto l’impegno che porta avanti in difesa degli animali.

Gabriella Gibin e la pecorella Giulia


°°[Ricette] Budino al Cioccolato e Nocciole°°

Care lettrici e cari lettori, in questo articolo condivido con voi la ricetta per preparare in casa dei freschissimi budini 100% vegetali al cioccolato con retrogusto tipo caffè, che possono essere arricchiti con nocciole o altra frutta secca. Ottimi come dolce dopo i pasti ma anche per una gustosa merenda.

Ingredienti per circa 3-4 vasetti:

• 500 ml di latte di riso (o altra bevanda vegetale che preferite)
• 70 grammi di zucchero grezzo
• 20 grammi di cacao amaro in polvere
• 30 grammi di amido di mais
• 1 cucchiaio di orzo solubile
• 1 cucchiaino raso di agar agar (vi suggerisco questo per ottimo rapporto quantità-prezzo)

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In un pentolino mettete lo zucchero, il cacao in polvere, l’amido di mais, l’orzo solubile e l’agar agar.
Mescolate bene tutto e versate piano piano il latte di riso. Con una frusta da cucina oppure un cucchiaio di legno, unite energicamente tutti gli ingredienti e accendete il fuoco a fiamma bassa.
Mescolate continuamente per evitare la formazione dei grumi.
Portato a ebollizione, mescolate ancora qualche minuto e poi spegnete il gas.
Versate il fluido, che sarà decisamente più denso di come era in partenza, dentro dei vasetti di vetro senza chiuderli con il tappo. Aggiungete, se desiderate, della frutta secca come mandorle, nocciole o arachidi per decorare.
Lasciate che i vasetti diventino a temperatura ambiente e poi metteteli, chiusi con coperchio, in frigo. Dopo qualche oretta i budini si saranno solidificati, acquisendo una compattezza che li rende perfetti da mangiare al cucchiaio, ma morbidi che si sciolgono in bocca.

Per renderli ancora più golosi, potete aggiungere un po’ di panna da montare vegetale con una spolverata di cannella.
Se siete intolleranti al glutine, al posto dell’orzo solubile potreste usare la cicoria solubile: il dolce sarà così gluten free!
Ed ecco fatto: i budini sono pronti per essere gustati!

Alla prossima idea in cucina.


Carmen

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