Archivio dell'autore: Carmen Luciano

°°[PISA] Il 1 Novembre torna l’ANIMALS’ MEMORIAL DAY°°

Care lettrici e cari lettori,
dopo la prima edizione del 2016 torna a Pisa la giornata commemorativa degli animali,
Animals’ Memorial Day. L’evento è fissato per mercoledì 1 Novembre 2023, in occasione della Giornata Internazionale del Veganismo (World Vegan Day).


Dalle 16 alle 18.30, con altri attivisti e attiviste, saremo in Corso Italia per dare voce a tutti gli animali vittime della crudeltà umana. Nessuna vita verrà dimenticata.
Statistiche ufficiali alla mano, ricorderemo ai passanti i vergognosi numeri della mattanza delle altre specie per i fini antropocentrici più disparati: macellazione, pesca, sperimentazione animale, caccia, commercio e tanto, troppo altro.

Durante l’evento saranno distribuiti opuscoli, ricettari, guide e altro materiale informativo gratuito a tutte le persone che desidereranno informarsi su come si può vivere senza negare la vita ad altri esseri senzienti.

Per partecipare attivamente alla manifestazione è necessario inviare una mail di adesione all’indirizzo → info@carmenluciano.com

All’evento di sensibilizzazione non sono ammessi in nessun modo discorsi di odio, cartelli che inneggiano alla violenza e atteggiamenti di non apertura verso il prossimo.

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Non puoi partecipare ma vorresti fare qualcosa di concreto per l’Animals’ Memorial Day?
Puoi aiutarci a condividere l’evento linkando questo articolo o la pagina dell’evento ufficiale Facebook (cliccando QUI). Inoltre, chi desidera può contribuire all’acquisto dei cartelloni e del materiale informativo che distribuiremo a titolo gratuito alle persone (materiale di AgireOra Edizioni, informazioni sui prezzi qui: www.agireoraedizioni.org), contattandomi allo stesso indirizzo sopra indicato. Verranno resi pubblici i fondi raccolti per coprire le spese sostenute, nella più totale trasparenza e nel rispetto di chi dona.

Carmen Luciano

°°Cani Guida: Assoggettamento Animale e Antropocentrismo°°

Cale lettrici e cari lettori,
in questo articolo voglio affrontare e problematizzare dal punto di vista etico e morale una delle infinite sfaccettature dello specismo umano: l’utilizzo dei cani guida, estensione vivente per umani che non possono vedere.

Alla vigilia della pubblicazione di questo articolo ho chiesto alle persone che seguono la mia pagina Facebook Think Green • Live Vegan • Love Animals cosa ne pensassero, pubblicando un apposito post. Sono giunte oltre 440 risposte in meno di 24 ore, fra le quali alcune dal contenuto molto interessante che vanno ad avvalorare la mia tesi: non è moralmente etico trattare gli animali come mezzi, qualsiasi sia lo scopo o la finalità.

Maria scrive:
“Assolutamente contraria. In 54 anni di vita raramente ho visto un cane guida trattato dignitosamente”.

Lucia esprime:
“E’ un’addestramento crudele. I miei qui in America, hanno adottato una canina che non aveva superato le prove per diventare cane da vista. Era sempre in ansia, triste, e non sapeva imparare a giocare, grazie a un’addestramento intenso che le ha rubato la gioia di essere. E io dico son contraria anche essendo una Special Ed teacher. No animal should go through any kind of training to serve humans.” (nessun animale deve essere sottoposto ad alcun tipo di addestramento per servire gli umani).

Valentina dice:
“I cani guida non fanno una vita da cane. Raramente giocano, corrono, si sfogano. Io ho conosciuto cani guida davvero tristi. Li addestrano fin da cuccioli ad essere al servizio dell’ uomo e loro lo fanno, ma questo non significa che siano felici”.

Carla racconta:
“Mia madre è non vedente e mai avuto il cane guida. Conosco molti non vedenti che non costringono un’ altra creatura a condividere la loro invalidità. Invece incontro spesso nel mio quartiere un non vedente con cane guida. Povera creatura una tristezza infinita. Non può annusare come e dove vuole. Non può socializzare con i suoi simili. È un cane schiavo. Quando lo incontro con la mia bimba pelosa, si ferma subito e ci lascia passare guardando dritto avanti a se senza fare una mossa. Una vita di privazioni”.

Elisa scrive:
“Non sono d’accordo, come non lo sono usare i cani nella protezione civile ecc, loro non possono scegliere liberamente se vogliono fare questo o meno, in realtà siamo noi che in qualche modo li “obblighiamo””.

Rossella racconta:
Lavoro in un Istituto per Ciechi e ipovedenti. Ne ho visti pochi pazienti con il cane, ma ricordo, erano i primi mesi di lavoro, una signora che umilia a e picchiava in cane guida. Un labrador nero di una bontà infinita. Testa bassa, occhio triste e giù botte e urla.
Ripeto, erano i primi tempi e non sapevo bene come comportarmi. Succedesse ora, intanto intervengo e poi farei subito una segnalazione per maltrattamenti. Povere gioie, a me fanno tanta pena. Non sono assolutamente favorevole. Non fanno una bella vita, sempre stressati dal fatto di dovere avere la responsabilità della vita della persona”.

Nadia spiega:
“Non è giusto anche perché invecchiando e perdendo le loro capacità e forze vengono sostituiti con uno giovane. Tipo automobile per capirci. Visto più volte personalmente cani anziani sbattuti in anonime pensioni dentro a una gabbia”.

Grazia interviene:
“Assolutamente NO. Mia mamma (peraltro animalista ante litteram) , quando purtroppo perse la vista, si rifiutò CATEGORICAMENTE di avere un cane guida perché, alla fine, sarebbe stata una tortura per l’animale. Questo, secondo me, vale per tutti i cani addestrati ad agire al posto dell’uomo, perché, gira che ti rigira, sempre di sfruttamento si tratta.”

Chiara esterna:
“A me non piace affatto che vengano dati in affido a famiglie per un anno e poi gli cambiano casa, oltre a tutto l’iter di addestramento che sicuramente comporterà uno stress per il cane. È triste anche “il fine carriera”, tipo i cani poliziotto che quando “non servono più” vengono relegati in delle specie di canili, solo raramente vengono adottati dal poliziotto che hanno accompagnato nel lavoro. È proprio triste, si pensa sempre a come sfruttare gli animali”.

Laura scrive:
“Contraria all’utilizzo degli animali per qualsiasi cosa”.

Barbara dice:
“Tutto ciò che è pet therapy o comunque al servizio dell’uomo è ovviamente non naturale. Il cane è un animale sottomesso”.

Roberta spiega:
“Per me no, fatti nascere per questo, addestrati, in casa con l’assistito e quando sono vecchi, buttati come stracci, perché non servono più. Cambiano casa molto spesso, non possono passeggiare annusando, come dei robot, persino i bisogni devono farli “a comando”. Ma che vita è? Nessun cane dovrebbe essere impiegato in alcuna attività dell’uomo se non in quella ricreativa!”.

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Dopo aver condiviso con voi alcuni interventi pubblici contrari all’utilizzo dei cani guida, del tutto in linea con il mio pensiero e i miei ideali, andiamo adesso a rispondere a tutti quelli che sono a favore di addestramenti, assoggettamento e “lavoro” animale.

I cani guida sono trattati bene → che siano trattati bene o maltrattati, vengono “trattati” poiché utilizzati per scopi umani.
Si instaura una simbiosi con il padrone → il concetto di proprietà animale dovrebbe essere demolito. Al mondo non devono esistere padroni, e nemmeno servi. Quella che viene definita simbiosi altro non è che accettazione passiva dell’animale della condizione in cui riversa a seguito dell’addestramento.
I cani vengono coccolati → altro aspetto che va a edulcorare ciò che è mera subordinazione imposta
Ci sono razze predisposte → le razze sono di invenzione umana, innaturali, e finalizzate all’ottenimento di benefici da chi viene fatto nascere con determinate caratteristiche fisiche e comportamentali.
I cani lo fanno volentieri → i cani assumono la classica accettazione anche definita “mentalità dello schiavo”. Sempre bene non confondere l’obbedienza con la spontanea volontà.
Non ci sono ancora alternative ai cani guida → probabilmente l’esistenza di questo servizio di schiavitù animale ha rallentato, con la sua presenza, la ricerca seria di strategie compensative per aiutare le persone che non possono più vedere. Ad ogni modo, ciò non giustifica l’impiego degli animali costretti a servire il genere umano.
Allora nemmeno i cani antidroga o quelli usati in caso di calamità devono essere usati → esattamente. Non esiste uso degli animali che sia etico o morale.


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Si pecca di antropocentrismo – l’atteggiamento prevaricatorio verso le altre specie per mettere al centro quella umana – quando si pensa ai bisogni umani e nient’altro che a quelli, immolando, in nome di questi, le altrui libertà.
La perdita della vista è una possibile condizione umana che comporta il doversi riadattare al proprio mondo interiore e a quello materiale esteriore con nuove strategie (come il potenziamento del tatto). La cecità è una condizione molto delicata che merita tutto il sostegno da parte della società, ma nella sua comparsa o presenza, per etica e morale, non può e non dovrebbe in alcun modo andare a influire significativamente e in modo alienante sugli animali.

Ho fatto una breve ricerca online sui cani guida: si parla di razze, di addestramento, di vendita, di servizi.. quanto di più innaturale e di lontano dall’etica vi sia!

I cani, sin da piccoli, vengono fatti nascere in appositi allevamenti, crescono sottoposti ad allenamenti intensi che andranno a plasmare il loro carattere, il loro temperamento e il loro modus vivendi rendendoli degli efficienti strumenti nelle mani di persone che hanno bisogno di loro.

Strumenti utilizzati al comando, costretti all’obbedienza, assoggettati alle volontà di un “padrone” o di una “padrona”, sostituiti in caso di bisogno, obbligati alla pazienza e a una vita al servizio di qualcuno.

Esattamente come non sarebbe giusto far nascere degli esseri umani dentro allevamenti, per poi venderli a degli animali che ne possono trarre giovamento dal loro servizio, così non è giusto a mio avviso proiettare sugli animali i nostri bisogni umani e pretendere da loro che li soddisfino.

Chi pensa solo ed esclusivamente alle persone non vedenti, dando priorità alla loro necessità di muoversi nelle città accompagnati da un cane, perde di vista una realtà che dovrebbe essere sempre tenuta di conto per prima: gli animali sono sulla Terra non per noi, non per servirci.

È giusto aiutare chi non ha più la possibilità di vedere, o che purtroppo non l’ha mai avuta, ma non è affatto giusto condannare a una vita di obbedienza delle creature che nascono su questo pianeta, perché esse non ci appartengono.
Lo ripeto e probabilmente lo ripeterò fino all’ultimo dei miei giorni: gli animali non sono nostri schiavi.
E che non si parli di simbiosi, che non si parli di obbedienza “al padrone”, che non si parli di amore e altri concetti che vanno a edulcorare ciò che questo servizio realmente è: assoggettamento, obbedienza, servizio all’essere umano.

Come non esistono più servi di pelle scura tenuti al comando da nuovi nobili dalla pelle chiara pronti a correre per ogni bisogno, come non si pretende più nell’America del Sud che la figlia minore di una famiglia rimanga con la madre alle sue dipendenze per tutta la vita, così non deve più accadere che gli animali vengano fatti nascere e addestrati per fungere da mezzo od estensione vivente per degli esseri umani.

Se in queste parole di giustizia, uguaglianza fra specie e libertà vedete un affronto al genere umano, evidentemente l’antropocentrismo è ben radicato in voi. L’invito rimane sempre quello: profonda, attenta analisi introspettiva e sull’atteggiamento prevaricatorio della nostra specie sulle altre.

Spero che presto, e senza l’utilizzo di animali, si giunga a trovare supporto a chi non può più vedere senza gravare sulla vita di altre creature presenti sul pianeta.


Aggiornamento:
a poche ore dalla pubblicazione di questo articolo, mi è giunto un commento sulla mio profilo instagram e un messaggio carico d’odio da parte di un tale S.C.
Purtroppo, in individui maleducati e dalla scarsa empatia (notare la foto del profilo, con un pesce strappato dall’acqua) accade questo: quando si vanno a toccare argomenti che tolgono stabilità all’antropocentrismo si assiste a sfoghi di odio farciti di cattiveria e dall’immancabile misoginia.

A differenza di S. C., non auguro la cecità a nessuno, nemmeno a dei poveri bimbi che non c’entrano niente.
Se dovessi diventarne affetta io, non utilizzerei mai un animale come compensazione della vista. Credo fermamente nella possibilità di aiutare le persone senza gravare sulle altre specie
, e nello scambio di idee costruttivo.


°°Obbligo Vaccinale, Bambini e Discriminazione: La Testimonianza di Benedetta°°

Sono passati undici anni da quando Benedetta B. è finita sui quotidiani nazionali per essere stata fra quelle poche persone che nel 2012 hanno scavalcato le recinzioni dell’allevamento lager di Green Hill per salvare i cani beagle che vi erano rinchiusi.

Da quella memorabile liberazione che innescò un processo penale finito con l’assoluzione degli attivisti, e che ha segnato indelebilmente la storia del movimento animalista in Italia e nel mondo, sono trascorsi oltre due lustri costellati di nuove esperienze.
Benedetta, all’epoca ventenne, oggi è una giovane donna trentenne madre di tre splendide creature, che oltre a continuare a lottare contro le ingiustizie sugli animali si oppone a quelle riversate sugli esseri umani.

Questo articolo nasce dalla volontà di raccontare pubblicamente le sue vicissitudini riguardanti un tema tabù della nostra società: l’obbligo vaccinale.
Benedetta, madre di Gioele, Marco Aurelio e Maria Vittoria, sta vivendo delle situazioni difficili intrise di discriminazione sociale per la scelta di non vaccinare nessuno dei suoi bimbi. Una scelta dettata da ragioni salutistiche, ma anche da quelle morali: come dodici anni fa, continua a non sostenere una scienza che si basa sulla sperimentazione animale.

Qui di seguito riporto la sua lettera-testimonianza.


“Ciao Carmen, voglio raccontare a te e alle persone che seguono il tuo blog cosa sto vivendo e cosa ho già vissuto in passato.
Nel 2017, il mio primo figlio Gioele stava frequentando il secondo anno di materna quando uscì la legge 119. In breve veniva stabilito che i vaccini obbligatori da 0 a 16 anni diventavano 10 e ai bimbi non in regala veniva precluso l’accesso a nidi e materne di ogni genere, sia pubblici che privati. Vista invece l’obbligatorietà d’istruzione, dalle elementari in poi veniva deciso che ti beccavi una multa da 100 a 500 euro.
Prima i vaccini obbligatori erano 4 (considerati obbligatori ma in realtà per chi non aveva adempiuto all’obbligo vaccinale non erano previste “punizioni“).
Da subito, fui sollecitata dalla preside, tramite ripetute chiamate, a regolarizzare la situazione.
Al tempo, vista la novità, si poteva ancora effettuare la prenotazione dei vaccini e poi disdire all’ultimo per “guadagnare tempo” e così feci per diversi mesi sperando di riuscire a far terminare a Gioele il percorso che aveva cominciato.
A Marzo purtroppo ricevetti l’ultima telefonata della preside: Gioele veniva sospeso fino a che non avessi consegnato il libretto vaccinale con tutte e 10 le vaccinazioni.

Fino all’inizio delle elementari ha fatto l’asilo nel bosco, esperienza che si è rivelata unica e bellissima. C’è da dire che l’asilo nel bosco si trova in una frazione vicino a dove abitiamo, e per arrivarci la strada è molto ripida e il costo per la frequenza è elevato. Situazione analoga per la scuola Steineriana in un altro paese vicino casa nostra, costi elevatissimi e pranzo da casa.
In queste scuole alternative i bimbi vengono presi poi dai 3 anni.

Il mio secondo figlio, Marco Aurelio, l’anno scorso (aveva due anni) e io e mio marito, lavorando entrambi e non potendo avere accesso al nido per la questione vaccinale, lo abbiamo portato alla Ludoteca, dove faceva l’orario del nido, cioè dalle 8 e mezzo alle 16.
Portavo io il pranzo e faceva lì anche la nanna pomeridiana.
Lì ci siamo trovati molto bene ma Marco Aurelio era inserito, ovviamente, con bimbi di tutte le età.
La ludoteca dovrebbe essere un posto dove portare tuo figlio per le emergenze, la sua funzione non è di educare, è un posto “di fortuna”.
Tant’è che il bimbo ha cominciato a dire sempre più parolacce, la stessa tata mi aveva raccontato che spesso i bimbi grandi (anche dodicenni) bestemmiavano ed erano ingestibili.
Quest’anno, che Marco ha raggiunto i tre anni, avevo dunque pensato di portare anche lui all’asilo nel bosco ma non c’era posto.
Né lì, né altrove nelle vicinanze.
Io e mio marito ci siamo visti perciò costretti a iscrivere il bimbo alla scuola materna.
Già a Gennaio lo avevo iscritto (per settembre) alla materna comunale.
Dopo la graduatoria, Marco Aurelio è stato accettato alla Montessori a San Frediano (Cascina).
Materna gratuita dietro casa che aveva frequentato anche il fratello Gioele prima di venire espulso a metà del secondo anno.
A Febbraio però mi ha chiamato la preside e mi ha detto di annullare l’iscrizione perché dai controlli dell’Asl risultava non in regola.
Questo mentre frequentava la ludoteca, l’unico posto che gli era permesso di frequentare.

A Settembre l’ho iscritto in un’altra materna a pagamento e attualmente la sta frequentando.
Qui il bimbo si trova bene e ci va volentieri ma da un momento all’altro è certo che arriverà la chiamata per la sospensione della frequenza.

Sono inorridita da questa discriminazione, da queste imposizioni che dobbiamo accettare passivamente.
Se qualcosa è potenzialmente dannoso dovrei poter decidere se farlo o meno. Soprattutto se si parla di bambini, se si parla di mio figlio.

Voglio che si sappia cosa succede se non si rispetta le regole ingiuste che vengono imposte dall’alto.
Vieni fatto fuori. Ti mettono i bastoni fra le ruote.
Hanno pure messo i nidi gratis quest’anno, dove potrebbe andare la mia ultima figlia Maria Vittoria che ha quasi 2 anni. E invece no, perché ho deciso di non farle 10 vaccini.

Io sono contraria ma paradossalmente, chi è d’accordo su 9 vaccini e magari non vuol fare al proprio figlio il vaccino contro la varicella (esempio) viene costretto a farlo o tagliato fuori comunque.

Sto cercando di imparare a creare una petizione, siamo tanti e se ci uniamo magari si smuove qualcosa.
Ti ringrazio per avermi ascoltato e ringrazio le persone che hanno letto la mia testimonianza”.



Ringrazio Benedetta per aver deciso di parlare di questa triste situazione che sta vivendo, una situazione sicuramente non isolata e che nessuno dovrebbe mai vivere.

Se qualcuno desiderasse dare suggerimenti od offrire aiuto può inviarmi una mail all’indirizzo info@carmenluciano.com, il messaggio verrà inoltrato a Benedetta.


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