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°° Woman Condition during Victorian Age & Animal Speciesism : due discriminazioni parallele nella Storia °°

Durante un’interessantissima lezione di letteratura inglese inerente alla condizione di vita della donna nel periodo vittoriano, tenuta dalla professoressa Rizzardi nella facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Pisa, non ho potuto non constatare l’inequivocabile parallelismo tra maschilismo e specismo.

Meno di 200 anni fa, in un’Inghilterra che vedeva trasformarsi giorno dopo giorno negli usi e costumi come anche nella qualità della vita con il sopraggiungere della rivoluzione industriale, andò formandosi un ideale di femminilità totalmente alienato da ciò che realmente era la donna.

Inquadrata, confinata, ingabbiata in una figura di sé angelica e inerme, la donna venne stereotipatamente definita “angelo della casa”.
Premurosa madre di famiglia, casalinga fiera addetta alle faccende e alla preparazione del cibo, moglie abnegante e collaboratrice: la figura femminile divenne  ben presto un status sociale per l’Homo Economicus del tempo, che poteva disporne a suo piacimento.
Silenziosa, accondiscendente, pacata e taciturna la donna era totalmente subordinata e sottomessa prima al padre e poi al marito.

Secondo il filosofo Auguste Comte, l’unico ambito in cui poteva dilettarsi la donna era quello dei lavori domestici, giacché non era di competenza dell’uomo. Un chiaro invito all’annichilimento da parte del padre del positivismo.
L’unico modo che aveva una donna per sentirsi importante infatti era quello di cooperare al successo dell’uomo.
[ Système de politique positive ou Traité de Sociologie – 1851/1854 ]

Come se non fosse bastato questo pensiero capace di influenzare la forma mentis collettiva si arrivò a giudicare donna come un essere inferiore per caratteristiche fisiche e facoltà intellettuali.

Secondo il filosofo Arthur Schopenhauer vi era una gerarchia tra uomo e donna.
Il vero essere umano infatti sarebbe stato l’uomo stesso, e non la donna, capace solo di attrarre il genere maschile per ciò che appariva illusoriamente d’essere.
La donna era nient’altro che un essere non estetico intenzionato a sedurre.
Uber die Weiben ]

A detta di P.J. Proudhon, uno dei tanti terrorizzati dall’insorgere dei movimenti femministi, la donna era subordinata all’uomo.
L’uomo ne faceva da censore ed essa poteva riscattarsi socialmente dalla sua inferiorità solo attraverso le sue virtù domestiche. La donna che voleva far valere i suoi diritti venne descritta come “una gallina che vuole cantare da gallo“.
[ La Pornocratie, ou les femmes dans les temps modernes – 1858 ]

Queste teorie maschiliste, unite a quelle di John Ruskin ed altri uomini di spicco dell’epoca, vennero paurosamente avvalorate da ricerche scientifiche mirate alla conferma dell’inferiorità femminile.

Nel 1860 Karl Vogt, esperto di craniologia, scrisse che “il cranio femminile somiglia per grandezza più a quello degli infanti o degli animali piuttosto che a quello maschile umano“, e quindi ad esseri ritenuti inferiori.
Ad avvalorare le sue “scoperte” sopraggiunse poi Charles Darwin nel 1871, che difese l’inferiorità delle donne da un punto di vista evoluzionistico.
[ The Descent of Man – 1871 ].

Secondo gli studi di Spencer nel 1873 la donna aveva come finalità per il genere umano solo quella di procreare e preservare la specie. Era merito e compito dell’uomo infatti tramandare facoltà intellettive.

L’apoteosi del maschilismo non tardò ad arrivare grazie all’italiano Cesare Lombroso, che definì la donna un essere in balia delle pulsioni sessuali.
Dallo studioso furono condotti atroci esperimenti sulle donne recluse nelle carceri femminili per evidenziare come i tratti del volto e caratteristiche fisiche di esse potessero rimandare a turbamenti interiori.

Ricapitolando: inferiore, non meritevole degli stessi diritti spettanti agli uomini, costretta ad obbedire, costretta ad essere ciò che gli altri volevano che essa fosse, di utilità per l’uomo, servizievole.

Non vi sembrano caratteristiche imposte a qualcun altro di nostra conoscenza?
Sì, purtroppo.
Questa purtroppo è la condizione che oggi vivono le altre specie animali presenti sul pianeta.

Ritenuti inferiori, privati di ogni diritto, costretti a sottostare e ad essere subordinati agli umani, gli animali vengono sfruttati da millenni dalla nostra specie.
Esattamente come avvenuto nel maschilismo della Victorian Age, anche lo specismo si sente in diritto di esistere grazie sostenuto dalle scoperte scientifiche.
Gli studi che affermano e provano che gli altri animali non raggiungono l’intelletto umano ormai sono innumerevoli.
Ma quale metro di paragone è stato utilizzato per condurli?
Sempre l’uomo.
L’animale, ancora oggi, è succube e vittima. Deve stare in totale remissione e deve abnegare la sua vita davanti alla necessità umana di alimentarsi, vestirsi, spostarsi, curarsi e addirittura divertirsi.

Fortunatamente, come abbiamo capito che tra uomo e donna non vi è nessuno di superiore e nessuno di inferiore, arriveremo anche a comprendere che nemmeno tra la specie umana e quelle animali vi è una scala gerarchica e d’importanza.

Meno di duecento anni fa la donna non aveva nessun valore, meno che mai l’animale.
Oggi, le donne hanno raggiunto a fatica la parità in ambito di diritti in buona parte dei Paesi di tutto il mondo, mentre quelli degli animali sono ancora calpestati o ritenuti non immeritevoli di esserci.

Un tempo ciò che oggi ci sembra così scontato era l’anormalità.
Fino a qualche secolo fa cosa comune vedere nelle donne degli esseri viventi inferiori per natura. Oggigiorno è ancora normale per molti vedere la stessa cosa negli animali.

E se è vera la constatazione che “non sono le cose che cambiano, ma il nostro modo di vederle” è necessario fare un passo in dietro, distaccarsi per un attimo dalla realtà e cercare di vedere da lontano i mutamenti nel pensiero collettivo umano per capire quanto sia l’uomo ancora in evoluzione.
Chi pensa che l’umanità di oggi sia un’umanità che ha raggiunto la perfezione pecca di presunzione (altra caratteristica tipica da umano non “finito”).
Siamo ancora pietre grezze da levigare. 
Siamo ancora lontani dal raggiungere un’elevazione tale da permetterci di sentirci “umani” per davvero.
Di passi in avanti ne sono stati fatti tanti, ma non sono ancora sufficienti.

Esistono ancora esseri senzienti che soffrono e muoiono perchè qualcuno li reputa inferiori. Questo deve finire al più presto.

L’unico modo che abbiamo per avanzare in modo più celere nel percorso che ci porta al raggiungimento di una società ideale è quello di comprendere che al mondo non esistono specie inferiori, razze inferiori, generi inferiori.
Credere che una vita sia inferiore alle altre è sta alla base di una forma mentis sbagliata che ci allontana dal vivere in armonia.

Spero che soprattutto le donne, fortunate di vivere in un contesto storico come quello odierno dove non sono più vittime del dominio maschile, cerchino di aiutare gli animali che ancora devono essere liberati dalle catene degli stereotipi.

 

°° Boom di vegani: tofu e seitan anche nelle macellerie °°

Che si possa vivere benissimo senza alimentarsi con i resti degli animali lo hanno ormai capito in molti.
In una società dove tutto ruota intorno al loro sfruttamento, le persone-esempio vegane in grado di affascinare ed incuriosire chi ancora non lo è sono sempre più numerose ed influenti. Io per prima, lo ammetto, in 14 anni di esperienza veg sono stata di aiuto a centinaia di persone intenzionate ad intraprendere uno stile di vita lontano da quello convenzionale, basato sul parassitismo nei confronti delle altre specie. Un esempio forte in grado di minare e di essere una minaccia per chi vede nelle altre specie qualcosa da cui trarre profitto.

Attraverso il passaparola e la continua diffusione del messaggio antispecista la società sta cambiando a ritmi sostenuti, quasi impressionanti.

Chi diceva che non ce l’avremmo fatta può iniziare a ricredersi… e ad adattarsi!.
Le cose stanno cambiando sul serio e tutto questo grazie solo e soltanto a chi si è fatto carico sulle proprie spalle del peso del cambiamento.
Un cambiamento non facile, se si pensa che è da apportare ad una forma mentis specista vergognosamente radicata da secoli nella collettività, ma nemmeno impossibile.

Il mercato della schiavitù e della macellazione animale sta subendo enormi colpi.
Giorno dopo giorno cala il numero di consumatori, quei consumatori che da ex ignari mangiatori di carcasse frollate hanno finalmente raggiunto un grado di consapevolezza tale da comprendere chi realmente portano in tavola.

Le domande si evolvono, diventano empatiche ed il rifiuto di acquistare corpi privati della loro vita nasce spontaneo.
Un numero ingente di realtà commerciali si sta adeguando alle richieste dei consumatori per evitare di chiudere. Rimangono in vita sul mercato solo coloro in grado di mutare facendo attenzione alle esigenze di chi compra.
Darwin direbbe che è la selezione naturale.

E così nel 2016 ci si può imbattere addirittura in macellerie che vendono alimenti preparati vegani o panini vegetariani.
Già, incredibile ma vero.
Botteghe-obitorio dove sono esposti animali sezionati e trasformati in “cibo” che offrono opzioni vegane!

Una dei tanti è sicuramente la macelleria Adriano a Genova Sturla.
I proprietari hanno pensato di apporre un cartello alla vetrina per informare i passanti ed i clienti della novità introdotta, ovvero preparati vegani: cous-cous, polpette di tofu con riso e spinaci, involtini ecc.

Foto scattate da Maria Cristina.

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Un altro esempio e la Macelleria Volpi: nonostante sullo sfondo del negozio vi siano zampe di maiale appese, sulla vetrina compaiono cartelli colorati che informano della presenza di panini per tutti.
Senza glutine, vegetariani, vegani.

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Foto: Tony Lamanna

C’è chi si inorridisce davanti a tali scelte, c’è chi grida all’incoerenza, c’è chi apprezza il gesto.

Personalmente, anche se non mi recherò mai ad acquistare alimenti vegetali da chi è coinvolto nell’uccisione degli animali, credo che questa novità sia qualcosa di positivo, una scintilla di cambiamento, un chiaro messaggio: non siamo lontani dalla totale abolizione della schiavitù animale.

 


 

Se Niente Importa
Perchè mangiamo gli animali?

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°° 2006-2016: 10 Anni di Think Green °°

<<Oggi ho mangiato il coniglio in umido, AHAHAHA!>>.
<<Mia nonna lo ha fatto al forno ieri sera, vedessi che buone quelle zampine!>>
<<Ma lo uccide lei o lo compra già ammazzato?>>
<<Ogni tanto lo compra vivo e lo ammazza lei. Un bel colpo dietro la testa. A volte gli strappa via la pelliccia che ancora si muove. Che buono al forno AHAHAH!>>

Ogni mattina, ogni giorno, frasi di questo tipo venivano pronunciate dagli ultimi posti del pullman che prendevo per andare al liceo. Venivano dette prevalentemente da due ragazzi a voce alta affinché arrivassero fino a me, perché la destinataria di tanto scherno e di tante risate vuote ero proprio io.
Ero io perché qualche anno prima avevo avuto un coniglio come animale da affezione, la mia cara Stella. Ero io perché non mangiavo animali già da quattro anni.
Alcuni di quelli che esprimevano macabri pareri culinari su uno dei miei animali preferiti non mi conoscevano nemmeno. Quei pochi che invece sapevano chi fossi avevano fatto le scuole elementari insieme a me quando ancora non avevo un coniglio e quando non ero ancora diventata vegetariana.
Come facessero ad avermi presa di mira per quei motivi là lo scoprii presto: era bastato l’input da parte di una mia ex migliore amica che aveva da sempre sofferto per il fatto di non poter avere animali domestici in casa. Nella mia famiglia non esistevano allergie, e potevo avere amici a quattro zampe da coccolare a differenza sua.
Ex migliore amica con la quale ero andata in classe alle scuole medie, periodo della mia transizione da onnivora a vegetariana. Ex migliore amica di un’infanzia intera fino a quando le nostre strade, e le nostre idee, ci hanno portato ad allontanarci.

E’ stata sufficiente una corposa dose di invidia (anche per l’aspetto fisico) misto a gelosia per innescare quello che per me, per anni, è stato un vero e proprio tormento. Un tormento psicologico enorme che non mi ha fatto vivere serenamente gli anni delle scuole superiori.

Insulti, offese, chiacchiere alle spalle, risate di scherno, frasi crudeli sugli animali, lancio di oggetti, lancio di acqua addosso attraverso bottigliette e siringhe.
Se ci penso adesso, trovo incredibile quanto possano essere crudeli e spietati i ragazzi dai 14 anni in su per sentirsi accettati, per sentirsi forti in un gruppo.
Una crudeltà assurda riversata sempre sui più deboli o su chi prova ad avere un pensiero tutto suo.

Più di una volta sono tornata a casa con i capelli bagnati. Più di una volta ho buttato lo zaino a terra e sono corsa a piangere sul letto. Non ce la facevo più. Non avevo voglia di svegliarmi la mattina per rivedere quegli occhi che mi scrutavano e quelle facce sulle quali era stampato un sorrisetto da schiaffi.
Provai ad indossare le cuffiette per ascoltare la musica ed ignorare le loro parole, ma non bastò. Dal momento che le loro voci non mi raggiungevano iniziarono con il lancio di oggetti per attirare la mia attenzione. Provai a cambiare pullman per arrivare a scuola, ma dovevo svegliarmi almeno un’ora prima e tutto diventava ancora più complicato. Provai a cambiare anche quello del rientro a casa, ma spesso non passava e capitò qualche volta di rimanere a piedi con la conseguenza di dover inventare scuse sul perché sarei tornata tardi.
Alla fine dovetti ritornare su quel mezzo dove tutti facevano finta che non mi accadesse niente, autista compreso. Presto il clima di vegefobia passò dal pullman alla classe perchè nel gruppetto di persone che mi offendevano c’era qualcuno che conosceva le persone che venivano in classe con me. Iniziarono le offese anche tra i banchi di scuola, stavolta mosse da ragazze che vedevano nella mia alimentazione e nel mio modo di vivere qualcosa di inconcepibile.

La situazione non cambiò fino a quando non decisi che dovevo smettere di chiudermi in me stessa e di meditare di farla finita. Dovevo affrontare i miei carnefici.La mia vita non poteva finire così. Dovevo andare avanti. Gli animali per i quali lottavo, per i quali diffondevo materiale informativo facendo banchi con altri volontari Lav dovevano essere la mia priorità.
E lo divennero.

Non avendo nessuno con cui parlare di questi temi decisi di aprire un blog.
Un po’ per sfogo, un po’ perché mi faceva stare bene esternare ciò che avevo per la testa, almeno per iscritto.
Era il 2006 e avevamo da poco messo internet col modem a casa. Proprio in quel periodo scoprii l’esistenza di MSN Messenger e degli Spaces Live grazie ai ragazzi olandesi con cui feci uno scambio culturale in seconda superiore.
Gli Spaces Live di MSN erano pagine in cui gli utenti potevano pubblicare ciò che preferivano, personalizzandole a piacimento nel layout e nello stile.
Nacque così il mio blog, “Il Mondo degli Animali“. Un diario personale aperto a tutti dove condividevo appelli e petizioni. Nessuno di quelli che mi aveva offeso sapeva dell’esistenza della mia pagina. Ero libera, libera di scrivere e di dire ciò che volevo senza subire bullismo.
Scrivevo, scrivevo articoli uno dietro l’altro e più scrivevo e più mi sentivo bene.

Ricordo ancora come fosse ieri le minacce di mia madre intenzionata a togliermi via il modem se non la smettevo stare al pc 😀
Le dicevo che era importante e che stavo scrivendo articoli sugli animali.
Non poteva immaginare quale piccolo mondo stessi costruendo.

Dopo qualche anno, su decisione di MSN, gli Spaces Live vennero trasferiti su piattaforma WordPress. Fu allora che il mio piccolo blog divenne un vero e proprio sito internet, quello sul quale siete adesso, mutando anche da “Il Mondo degli Animali” a “Think Green Live Vegan Love Animals“, un titolo più autentico e utile per intuire le tematiche trattate.

Di articoli in articolo la mia ancora di salvezza, la mia casetta virtuale divenne sempre più seguita fino a diventare ciò che è adesso: uno dei siti vegan più cliccati del web.

Nato come via di fuga mentale dal bullismo e dalla vegefobia, questa pagina che oggi compie ben 10 anni mi ha permesso di raggiungere traguardi che forse non mi ero mai lontanamente prefissata.
Grazie al mio blog ho conosciuto persone fantastiche, sono stata fermata da followers durante manifestazioni nazionali (“ehy ciao! Tu sei Carmen del blog! Io ti seguo da anni!”), ho organizzato decine di eventi vegan benefit in Toscana attraverso i quali sono stati raccolti oltre 5.000 euro devoluti ad associazioni animaliste, ho trovato casa a circa 40 animali abbandonati, ho aiutato centinaia di persone a diventare vegan ed ho avuto l’onore di collaborare con aziende vegan per recensirne i prodotti etici.
Il mio messaggio animalista è finito addirittura su RadioVeg.it , su Radio Lady e in tv per Vegan Is Better. Ho organizzato il mio primo presidio animalista e ho contribuito allo stop definitivo della vendita di pellicce vere sulle borse OBag.
Sono stata anche invitata a tenere una conferenza (“La Mia Vita in un Blog”, n.d.r) per l’evento Lucca Vegan Friends 2016 dove ho parlato anche del bullismo e della vegefobia.

Non mi sarei mai aspettata così tanti successi.
Da sedicenne sdraiata sul letto a piangere non avrei mai immaginato che quelle offese che mi tormentavano sarebbero un giorno servite per portarmi un pizzico di felicità.
Tutto questo è stato possibile solo trasformando l’energia negativa che mi veniva gettata addosso in energia produttiva.
Ho preso le pietre che mi lanciavano addosso e le ho messe in equilibrio zen.

Chi mi voleva debole mi ha reso ancora più forte e ancora più decisa ad andare avanti lungo la mia strada. Non è mai stato facile il percorso e mai lo sarà, ma sono diventata resistente abbastanza per far fronte agli attacchi quotidiani che solo le persone che vogliono cambiare le cose ricevono. Gli animali sono la mia vita e fino a quando avranno bisogno di qualcuno che sia la loro voce, io sarò qui a donargli la mia.

Quindi, caro mio piccolo blog, buon compleanno ❤ .
Tanti auguri per il tuo primo decennio di vita.
Auguri a te che mi sei stato d’aiuto quando non c’era nessuno, permettendomi di far viaggiare in rete i miei pensieri tra la moltitudine di siti.
Ti ringrazio lo stesso anche se sei solo uno strumento digitale e non potrai mai capire quanto sono affezionata a te.

Un grazie particolare a chi segue il mio sito e a chi non ha mai smesso di sostenermi nella battaglia per i diritti degli animali.

Carmen.

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