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Pordenone • Paziente Vegana Attaccata da un Medico per la sua Alimentazione Nonviolenta
Pordenone. Mercoledì 7 gennaio 2026. Ospedale Santa Maria degli Angeli.
Una donna di 46 anni, B. L., si reca presso la struttura per essere visitata da un medico al quale chiedere consiglio per un anomalo aumento di peso. Attende un’ora assieme ad altri/e pazienti, fino a quando la professionista, M. C., arriva e la fa entrare nello studio.
La paziente inizia a riferire alla dottoressa che da qualche tempo ha notato uno strano aumento del peso corporeo che le desta preoccupazioni poiché non vi sono stati grandi cambiamenti nelle sue abitudini quotidiane. La dottoressa le fa delle domande, riceve delle risposte. Il confronto è lineare, fino a quando non viene interrotto dall’informazione riguardante lo stile alimentare della paziente: B. L. è vegana. Ha smesso di mangiare animali quando aveva appena 6 anni. Entrare in uno stabulario di sperimentazione animale accompagnata da un adulto, nonostante la sua giovanissima età, le ha acceso un’inestinguibile consapevolezza che l’ha portata al rifiuto di cibarsi dei corpi delle altre specie e, più avanti negli anni, anche al rifiuto di portare in tavola la sofferenza generata dai derivati corporei animali.
La professionista cambia atteggiamento. Inizia a dirle che “può al massimo capire i vegetariani ma i vegani no”. Le riferisce, in modo del tutto allarmistico, che “l’alimentazione vegetale distrugge l’organismo umano“. La paziente si sente attaccata. Cerca di esporle le sue ragioni, argomentando le sue scelte, ma dalla professionista vi è chiusura totale.
B. si sente a disagio. Sente il cuore a mille per la situazione stressogena che si è creata.
Il medico scrive il referto, che le viene consegnato. Su di esso, nero su bianco, la sentenza: “si sconsiglia di proseguire dieta vegana e si consiglia passaggio almeno a una dieta ovo-latto vegetariana“.

La paziente esce dall’ambulatorio dove si è sentita giudicata per le sue profonde scelte di vita. Mi scrive un messaggio privato sulla pagina. Si sfoga, incredula di quanto le è successo presso l’ospedale dove si era recata per ricevere supporto, aiuto e sostegno, non certamente un trattamento sgradevole.
La demonizzazione dell’alimentazione vegetale
Ciò che è successo alla segnalante, che come le ho scritto in privato ha tutto il mio sostegno e la mia comprensione, non è un caso isolato. Numerose sono state le persone che mi hanno riferito di aver vissuto momenti di forte stress, di giudizio e di aspre critiche – ma anche di bullismo, derisione e scherno – in ambito ospedaliero per aver semplicemente informato il personale della propria alimentazione vegetale. Una cara amica con svariati anni più di me, cadendo e facendosi male, mi ha riferito che in ospedale hanno attribuito la sua frattura all’alimentazione vegetale da lei seguita da anni, e che ha avuto enormi difficoltà ad ottenere un pasto completo durante la degenza. Il menu non era bilanciato, scarseggiava in proteine vegetali e lei si è sentita trattata con sufficienza perché era “la vegana”. Un atteggiamento tutt’altro che professionale, quello avuto dal personale ospedaliero della provincia di Pisa dove è stata ospedalizzata, e che in poco differisce con quello avuto dalla suddetta professionista che non si è trattenuta dal dimostrare insofferenza verso una dieta che esclude morte e sofferenza animale.
Cercando il curriculum vitae del medico in questione, ho appreso che ha conseguito nel 2016 un master di II livello in nutrizione clinica e dietologica presso l’Università Politecnica delle Marche.
Mi domando se questa dottoressa, lungo gli anni della sua formazione accademica, abbia mai sentito parlare di colleghe professioniste esperte in nutrizione vegetale: la dottoressa Luciana Baroni, presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV), per esempio; o Michela De Petris, esperta in alimentazione oncologica che è stata di grande aiuto con le sue diete personalizzate per pazienti malati di tumore, ai quali ha salvato la vita. la dottoressa Roberta Bartocci, esperta in alimentazione vegetale chetogenica.. E che dire della dottoressa Silvia Goggi? Nei suoi libri, best seller, ha raccontato di essersi avvicinata alla nutrizione vegetale piena di dubbi e scetticismo, per poi scoprire – e verificare con dati scientifici alla mano – che essa è la migliore in assoluto e in ogni stadio della vita umana. Ma le figure professionali che attualmente sono impegnate nella diffusione del corretto approccio col cibo e dello stile di vita sano sono sempre più numerose. In America, il dottor Neal Barnard, conosciuto a livello internazionale, promuove l’alimentazione vegana attraverso la sua organizzazione Physicians Committee for a Responsible Medicine, che coinvolge oltre cento professioniste e professionisti. Realtà che faranno sicuramente provare stima e gioia, ovunque essi siano, coloro che in passato hanno speso la propria intera esistenza per promuovere un modus vivendi empatico e non violento: i dottori John Frank Newton e William Lambe, medici amici di Percy Bysshe Shelley e sostenitori del protoveganismo; il dottor William Andrus Alcott, che nella prima metà del 1800 ha raccolto in una sua opera ben 100 esempi di illustri personalità di tutti i tempi che hanno abbracciato l’alimentazione vegetale. Perché la nutrizione vegetale, se alla dottoressa M. C. fosse sfuggito, affonda le radici nella storia dell’umanità stessa.
La conoscenza della scrittura come peculiarità elitaria con ogni probabilità ci ha depauperato di preziose fonti e testimonianze del passato inerenti al non consumo di animali, ma fortunatamente qualcosa è giunto fino a noi anche delle epoche remote: dalla metempsicosi di Pitagora al quadrifarmaco di Epicuro, entrambi non consumatori di animali, fino a Plutarco e alla sua opinione tagliente: l’essere umano non è un sarcofago né cannibale, pertanto la sua natura non è quella di consumare cadaveri di esistenze composte della sua stessa materia.
Vorrei sinceramente capire come una figura professionale del XXI secolo sia rimasta così ‘indietro’ rispetto alle conoscenze in materia di nutrizione vegetale. Mancanza di tempo, di volontà, di possibilità o puro disinteresse?
Mi domando altresì come possa una donna, dotata degli stessi organi riproduttivi e delle stesse ghiandole mammarie, suggerire ad un’altra donna di cibarsi ‘almeno’ di formaggi, di bere ‘almeno’ latte e di consumare ‘almeno’ uova di femmine di altre specie.
Cosa è il latte? è secrezione mammaria di vacche, pecore, capre che vengono fecondate artificialmente per rimanere gravide, partorire, veder portato via per sempre il proprio cucciolo e munte fino a quando non verranno rimpiazzate dalle proprie figlie schiave. La fine, ovviamente, è sempre il mattatoio.
Cosa è il formaggio? è secrezione mammaria delle creature sottomesse appena citate, cagliata spesso col quarto di stomaco degli stessi cuccioli che non verranno mai allattati. Un alimento del tutto innaturale che, oltre a generare dipendenza come l’eroina (parole del dottor Neal Barnard), arreca danni alla salute umana.
Cosa sono le uova? sono ovuli non fecondati di femmine ovipare che in natura, da cellule ‘base’, danno vita a nuove individue e nuovi individui.
È facile, troppo facile dal caldo di uno studio, comodamente seduta a una scrivania, stare a disquisire sull’importanza del mangiare derivati animali, o i loro corpi per intero, quando a patire dentro capanni, gabbie, fra luce costantemente accesa, aria irrespirabile, feci, corpi sofferenti ci sono altre esistenze.
Sono sicura che la professionista in questione, se prendesse il posto di uno degli animali allevati (40.000 creature ammazzate ogni secondo) anche per una sola ora, tornando nelle sue fattezze umane ci penserebbe due volte prima di suggerire di mangiare animali.
Sapere che all’interno della sanità pubblica vi sono elementi simili, che hanno il coraggio di sconsigliare a chi ha preso consapevolezza di non averne più e di fare passi indietro nella strada del rispetto per ogni forma di vita, è sconcertante e inaccettabile.
Mi auguro che la dottoressa M. C., alla quale necessariamente scriverò due righe, si ravveda, e che non cada mai più nella banale demonizzazione del veganismo, che non è un semplice ‘stile alimentare’, ma una ragione d’esistenza che non può essere rinnegata da parte di chi ama le altre creature tanto quanto la propria vita.
A coloro che hanno fatto esperienza dei medesimi attacchi, un caloroso invito a continuare ad abbracciare i propri nobili ideali di non violenza: che gli animali non siano nostri schiavi e che debbano essere lasciati liberi di esistere è una verità inconfutabile che non ha bisogno di prove.
Alle mendaci verità speciste in tasca, continuiamo a preferire la sensibilità interspiece nel cuore.
Dott.ssa Carmen Luciano
Autrice, Blogger e Attivista Antispecista per il Riconoscimento dei Diritti Animali


°°[Napoli] Lancio di Uova contro un Locale Vegano°°
Care lettrici e cari lettori,
porto alla vostra attenzione un fatto davvero grave che vede come protagonista un locale di cucina 100% vegetale a Napoli.
Si tratta di Green M’ama fast & good, situato in via S. Giacomo 27.
Questo punto ristoro che offre piatti interamente vegetali per il rispetto degli animali e dell’ambiente da qualche settimana è sotto attacco da parte di un gruppo di ragazzini la cui educazione è decisamente insufficiente.
Il gruppo di maleducati ha più volte lanciato uova verso il personale che vi lavora e il ristorante stesso, sporcandone gli interni e l’insegna.
Scrivono i titolari in un post di pubblica denuncia su Instagram:
Da due settimane ad oggi continuano le aggressioni “a uova” e dispetti a Green M’ama e al suo staff, per lo più da parte di ragazzini e in tarda serata…
La cosa che fa più rabbia è che non ci possiamo fare niente. E chi potremmo chiamare? Mica qualcuno si scomoda… “sono solo bambini”.
Ma la verità è che l’inciviltà è una cosa troppo diffusa, che quello che manca davvero è l’educazione al rispetto e al lavoro.Noi facciamo il nostro lavoro e cerchiamo di farlo al meglio, sappiamo che non dobbiamo reagire quando ci fanno queste cose che altrimenti quelli si divertono ed è peggio. Alla fine giriamo in un paradosso per cui dobbiamo tenerci tutto e andare avanti.
E sinceramente, noi avanti ci andiamo, e sempre a testa alta. Perché a noi bene o male non ce lo fanno queste persone, non gli daremo mai questo potere.
Noi vogliamo bene ai nostri clienti e facciamo il nostro lavoro con professionalità e rispetto, e va bene così.Prendiamola a ridere va’, diciamo che queste sono le uniche uova che entreranno mai nel nostro locale.
Green M’ama • Napoli

Con il presente articolo intendo in primis esprimere la mia totale solidarietà verso lo staff del locale Green M’ama, vittima di episodi di bullismo inammissibile che le Forze dell’Ordine dovrebbero bloccare nell’immediato.
In secundis, vorrei lanciare non un uovo ma un messaggio chiaro che arrivi fino alla testa di chi si diverte così male e di coloro che hanno messo al mondo individui simili: quando imparerete a rispettare gli animali e le persone?
Solo delle persone con evidenti problemi relazionali in ambito sociale possono arrivare a comprare degli ovuli di galline schiavizzate per fare dei dispetti a qualcuno. Sarebbe interessante capire se questo gesto viene concretizzato anche ai danni di altre strutture o se sia un vero caso di vegefobia fomentata da gruppi antivegan che appestano i social network.
Ad ogni modo, solo degli individui privi di utilità, interessi, hobby e passioni costruttive possono arrivare a sprecare il loro tempo per danneggiare gli altri o far vivere ad altre persone momenti di tristezza.
Mi vergogno per voi, per lo squallore di cui siete artefici, ma soprattutto mi vergogno per quelle famiglie che vi hanno messo al mondo e che in ambito di educazione al rispetto hanno evidentemente fallito.
Al posto di comprare uova di povere creature che non vedranno mai la luce del sole e vivranno una vita terribile anche a causa vostra, compratevi un bel libro e leggete. Investite i soldi in realtà costruttive e lasciate in pace quelle persone che , a differenza vostra, con impegno e dedizione danno il buon esempio di come si vive al mondo senza fare del male a nessuno.
Spero vivamente che questi incivili ragazzini, se non fermati dalla coscienza, vengano prontamente ammoniti da chi di competenza: oggi “sono solo bambini”, domani saranno adulti cresciuti con l’incapacità di portare rispetto ai propri simili. Il momento per agire ed educare è ADESSO.
Carmen
°°[Salerno] Ragazza Inseguita In Auto e Insultata da un Antivegan°°
Chi pensa che la vegefobia sia una semplice invenzione dei vegani, dovrebbe seriamente ricredersi e prendere atto che essa è un fenomeno realmente esistente.
E preoccupante.
Eccovi l’ennesimo esempio di come la scelta altrui di non mangiare animali possa innescare in taluni odio e risentimento.
Qualche mese fa a Salerno una ragazza è stata inseguita in auto da un ragazzo.
Lei, a bordo di una Mini con la scritta “Il Futuro è Vegan” sul vetro, procedeva regolarmente fino a quando il giovane è l’ha affiancata. “Viva la carne” le ha gridato, aggiungendo anche un invito (in dialetto) poco gradevole a praticarle del sesso orale. L’inseguimento per offendere la donna è stato filmato dall’autore stesso del gesto, che non si è trattenuto dal palesare la sua identità su pagine che hanno diffuso il video.
Nel commento pubblico che riporto qui sotto il ragazzo ha ammesso che la vittima è stata seguita per ben 10 chilometri.

Il video è stato diffuso su svariate pagine Fecabook dedicate al “trash” e all’ironia.
Ma in questo gesto vile, e pericoloso, non vi è niente di ironico.

Innanzitutto la sicurezza stradale: il giovane ha ammesso di aver guidato per inseguire la ragazza per 10 chilometri. Nell’inseguimento possiamo ben constatare che egli ha tenuto in mano il cellulare per filmare la sua vergognosa condotta, con la possibilità quindi di mettere a rischio la vita di altri automobilisti.
Violazione della privacy: nel video girato ai danni della ragazza non è stata oscurata la targa, attraverso la quale chiunque può risalire all’identità della persona offesa.
Inciviltà e maleducazione: non sappiamo bene cosa abbia spinto il ragazzo ad avvalersi del diritto di inseguire la giovane per schernirla e offenderla con frasi a sfondo sessuale.
Qualsiasi sia il motivo, il gesto è moralmente da condannare, e mi chiedo se non lo sia anche dal punto di vista legale.
E’ giunto il momento di fermare questo odio fomentato da gruppi antivegan ed amplificati dai social network che danno un pubblico a questi individui in cerca di visibilità.
Da parte mia, solidarietà alla ragazza inseguita ed offesa da questo essere incivile.
Quest’ultimo, spero possa essere punito per il gesto che ha compiuto.
________
Nel frattempo è comparsa una scritta colma d’odio verso chi è vegan.
Sono andata a scattare una foto per mostrarvi quanto vi è un’enorme assenza di rispetto.

© Carmen Luciano
Tutti i diritti riservati











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