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Archivio mensile:maggio 2018

°°Diventeremo tutti vegan? All’inizio no. Ma alla fine sì°°

Quando è in atto un cambiamento è difficile tirare le somme e stabilire se esso rimarrà fermo a metà o vedrà il suo completamento nel tempo. C’è chi è totalmente fiducioso nella riuscita, e poi c’è chi è contrario e ne auspica il fallimento.

Oggi sappiamo che la trasformazione della società umana è incentrata sul salto di qualità empatico che influenza stile di vita ed alimentazione.
Dopo secoli trascorsi con i diritti umani come protagonisti, adesso è il turno di quelli delle altre specie.

Gli animali sono da sempre stati visti come beni di possesso, e conseguentemente collocati nella categoria posta al livello più basso della scala d’importanza dell’immaginario umano.
Se in principio poche personalità illustri, di spicco, hanno espresso rispetto e compassione nei confronti di queste vite, oggi è ormai diffusa l’idea che quanto l’umanità ha riservato loro nei secoli è una delle più grandi ingiustizie mai protratte nella storia.

Usati come cibo, abbigliamento, mezzo di spostamento, mezzo di intrattenimento e tanto altro. Gli animali non hanno mai goduto di alcun tipo di tutela.

La nascita di società vegetariane e vegane ha portato fra le persone informazione su uno stile di vita alternativo. La lotta animalista poi, nata pressoché una manciata di decine di anni fa, ha fatto passi enormi arrivando a numerose conquiste in tutto il mondo.

Ma oggi, con milioni di persone vegetariane e vegan disseminate fra tutti i continenti, con multinazionali e colossi commerciali che si aprono alla produzione 100% vegetale, cosa possiamo dire?
Saremo veramente tutti vegani in futuro?

La prima risposta che mi sento di dire è no.
Non saremo tutti vegani. Almeno non nell’immediato futuro.
Ci sono ancora tantissime persone che vivono ignare di quanto sia sbagliato e dannoso allevare animali e mangiarli. Ci sono ancora fin troppe realtà commerciali che non vogliono assolutamente perdere il loro “lavoro” e i propri clienti.
Gli interessi, in poche parole, sono ancora altissimi e gli introiti economici così ingenti da portare i coinvolti nella mattanza animale ad adottare qualsiasi strategia per dissuadere “le masse” dal diventare vegan. Media inclusi.
In più, non di poco conto, ci sono tutti coloro che della carne ad uso alimentare hanno una vera e propria dipendenza.

Il movimento vegan dunque è destinato a fallire nell’intento di portare equilibrio fra umani e animali?

No. Non credo.
Credo piuttosto nella citazione non puoi fermare un cambiamento la cui ora è giunta” (Victor Hugo). Se in un primo momento infatti non diventeranno tutti vegani, in un secondo momento invece ho idea che accadrà.
Ciò che quelli che lucrano sugli animali non tengono di conto è di tre fattori importanti:
1) La sensibilità
2) L’educazione al rispetto
3) L’emulazione

La sensibilità è strettamente collegata alla compassione, ed entrambe sono qualità innate e congenite di ciascuno di noi. Solo che in taluni esse sono assopite. Chi ha percezioni più sottili è capace di amplificare queste doti. Ciò è visibile già in alcuni bambini, che diverranno adulti distinti dagli altri. La sensibilità è contagiosa. Stare a contatto con chi ha rispetto per ogni forma di vita sensibilizza chi sta intorno.

L’educazione al rispetto invece sta alla base delle nuove famiglie vegane che si stanno formando proprio in questi anni. A differenza del rispetto stereotipato al quale siamo abituati ed iniziati sin da piccoli, il vero rispetto prevede l’alienarsi da ogni tipo di pensiero scorretto nei confronti degli animali. Significa non vedere il cavallo come un mezzo da traino e non vedere le pecore come esseri che “producono” lana, giusto per fare due esempi. Un’educazione di questo tipo rimane nell’individuo che la riceve a vita, rendendolo in grado di estenderla a chi lo circonda.

L’emulazione, come terzo fattore, è sottovalutata ma a mio avviso importantissima. I bambini, sin dallo stato neonatale, imparano a comunicare, ad esprimersi coi movimenti proprio emulando gli adulti. E’ attraverso l’emulazione che un bimbo o una bimba imparano a camminare, proprio vedendo gli altri in piedi. Ciò che ci circonda e i gesti di chi ci circonda dunque arrivano a noi come un qualcosa di naturale da copiare.
E’ proprio grazie all’emulazione che siamo giunti fino ad oggi ammazzando gli animali. I grandi mostravano ai ragazzini come si faceva spronandoli a fare lo stesso per imparare. I giovani, sentendosi grosse aspettative su di sé, obbedivano perché tali azioni erano messe in atto da familiari. E sappiamo bene quanto possa influire su un individuo il grado di parentela.
Se siamo arrivati fino ad oggi dunque mangiano gli animali, vestendo con i resti animali, guardando gli animali allo zoo, al circo o all’acquario è per mera emulazione.
In che modo quindi sarà la stessa emulazione a portarci a diventare vegani?
Semplice, con l’aumentare delle persone vegane stesse.
Se in un primo momento il cambiamento avverrà spontaneo in coloro che sono destinati a portare avanti e a diffondere un messaggio antispecista, alla fine sarà assorbito per “osmosi” anche da tutti gli altri. Esattamente come oggi, ancora per poco, nasciamo con la consapevolezza di compiere gesti normali, presto nasceranno nuove generazioni consapevoli che non mangiare animali sia assolutamente normale. Con la differenza che in un futuro vegano nessuno si sveglierà mai dal torpore della coscienza chiedendosi “ehi ma perché non uccidiamo nessuno?”.
Ciò che è giusto e ciò che non lo è lo sappiamo bene per natura. Tutti.
Come abbiamo accettato per fin troppo tempo il male, o di vivere in una società violenta senza batter ciglio, siamo in grado di accettare anche quanto di più giusto può esserci al mondo e di vivere nella più totale pace.

Chi pensa che una società sana con saldi principi dove nessun diritto viene calpestato sia utopia, dovrebbe prendere la macchina del tempo e tornare in epoche dove i diritti dei “neri” erano utopia. Dove i diritti delle “femmine”, erano utopia. Dove la vita umana poteva essere schiavizzata, barattata, venduta o annullata.
Oppure in quei periodi storici dove non esisteva la possibilità di esprimere la propria opinione, perché gli unici a saper scrivere e a poterlo fare erano coloro sottoposti al potere regio.

Agli albori di un cambiamento è quasi naturale la sfiducia nel processo di evoluzione. Ridicolo o no che possa sembrarci, il cambiamento accade e va avanti come un domino senza che possa essere fermato.
Fa parte di noi in un disegno umano che forse non tutti possono comprendere.
Non ci si sveglia da un giorno all’altro pensando “oggi voglio cambiare il mondo”. Accade e basta. Perché forse è così che deve andare.

Mi sento di dire che sono molto fortunata di essere nata nel XXI secolo, perché la liberazione degli ultimi rimarrà nella storia dell’umanità esattamente come le altre conquiste civili. E forse sarà l’evento più importante fra tutti.
Sono anche consapevole del lato triste di questo periodo storico, ossia quello di sentirsi spesso schiacciati da una società che non sento davvero mia, rea di essere avanguardista per diritti animali. Ma sono consapevole della mia importanza. E di quella di tutto coloro impegnati nella lotta per i diritti animali.
E non importa quanto soffriremo o staremo male. Il nostro impegno verrà ripagato.

Chissà se un giorno gli archeologi del futuro andranno alla ricerca di ciò che ha portato alla scintilla del cambiamento. Chissà se esisterà sempre internet, e se i pensieri scritti su siti e blog verranno riportati alla luce come pergamene d’Egitto. Sarebbe bellissimo far capire ai posteri come abbiamo usato, dalla sua diffusione su larga scala ad oggi, il mondo di internet per difendere il mondo reale e tutti i suoi abitanti.

 

Carmen

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°°Digerisce Male il Rifiuto: Ragazzo Onnivoro Offende Pubblicamente Ragazza Vegana°°

Sofia (nome di fantasia per tutelarne la privacy) è una ragazza di 21 anni con una passione forte per gli animali. Dopo anni trascorsi seguendo uno stile alimentare vegetariano, anche aiutata dal mio blog decide di fare un passo avanti nella strada del rispetto per le altre specie, e diventa vegana.

Un giorno Nerone (nome di fantasia per tutelarne la privacy), di molti anni più grande di lei, decide di fare sua conoscenza. Lui, onnivoro. Lei, vegana.
Sofia è consapevole di ciò che vorrebbe in una relazione, e del tipo di persona che sogna di avere accanto, pertanto mette in chiaro che la loro è una semplice conoscenza, anche per lo stile di vita che è divergente.
Nerone sembra comprendere Sofia, tant’è che con la ragazza si dimostra gentile. Addirittura, in sua presenza in momenti passati insieme a tavola, Nerone sceglie piatti vegetariani.
Col passare del tempo però Sofia riflette su queste attenzioni “artificiali” e non spontanee, e realizza che stare con una persona che mangia animali proprio non fa per lei.

<<Due sere fa gli ho detto che per me era davvero impossibile avere una relazione con lui. Così lui ha pubblicato un post offensivo su facebook che mi ha fatto sentire male. Inoltre nei messaggi mi ha dipinta come un mostro, una razzista e intollerante>> racconta Sofia, spiegandomi che rabbrividisce all’idea di cosa una persona più fragile possa arrivare a fare sentendosi attaccata pubblicamente, anche se in modo anonimo e indiretto.

Nerone infatti nelle sue reazioni non è stato piacevole per niente.

<<Mi ha detto che le mie difficoltà me le sono create da sola, che lui ha provato a costruire qualcosa sul rispetto reciproco ma che con me si sentiva come un criminale che commette crimini contro il creato. Mi ha scritto che è una persona che ama prima di tutto se stessa e che non permette a nessun intollerante di negargli una possibilità per un motivo che per lui non sta né in cielo né in terra. Non ha compreso la mia volontà, le mie preferenze, e mi ha scritto che se avessi inventato qualsiasi altra “stronzata” per allontanarlo gli avrebbe fatto meno male. Perché secondo lui questa motivazione non ha senso. Gli ho risposto che non è una “stronzata” il mio ideale di rispetto per gli animali e che sono stata chiara sin da subito delle mie necessità. Così ha continuato a dirmi che l’amore si basa su rispetto reciproco e che di questo passo avrei trovato sul mio percorso persone più intolleranti di me. A quel punto, la colpa sarebbe stata solo la mia>> ha raccontato Sofia.

Nerone poi ha rincarato la dose pubblicando sul suo profilo facebook un link di un video satirico contro i vegani con commento alquanto offensivo e di natura (c’era da aspettarselo) sessuale.

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Bene, veniamo a noi.

Innanzitutto ringrazio Sofia per aver condiviso con me, e accettato di condividere con voi, questa sua spiacevole esperienza. Spiacevole esperienza che non si augura nemmeno alla persona che più ci sta antipatica al mondo. Perché le rogne non si augurano a nessuno.

Dopo aver vissuto realtà analoghe eccomi qui a mettere qualche puntino sulle i.

Punto primo: scegliere di non mangiare animali non è una stronzata. E’ una cosa seria. Per me è stata la scelta più importante della mia vita. Il cibo è vita, il cibo è il fondamento della mia e dell’esistenza di tutte le persone. Decidere di basare la propria esistenza su quanto regala la Terra e non sui corpi che popolano la Terra è frutto di anni di pensieri, di intime sensazioni, di profondi ragionamenti. Se i superficialotti qualunquisti non riescono ad afferrare questo basilare concetto, non è cosa che ci compete. Per carità, si è sempre in tempo a capire.. ma come diceva il caro Leonardo da Vinci “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

Punto secondo: se esiste qualche divinità, che regali lunga vita alle persone serie che mettono in chiaro le proprie intenzioni. Quelle che PARLANO, SI ESPRIMONO, che non hanno intenzioni di perdere tempo né di farlo perdere agli altri. In poche parole, quelle che non prendono in giro il prossimo beandosi dei sentimenti non corrisposti.

Punto terzo: smettetela di mangiare vegetariano o vegano in nostra presenza, che il contentino non lo vuole nessuno. Che si capisca una volta per tutte che non è un discorso di rispetto verso le persone vegetariane/vegane, è questione di rispetto per gli animali che finiscono nel piatto. Non siete convinti che sia giusto non divorare i corpi degli animali? Non peccate di falsità allora. Meglio una brutta verità che una bella bugia.

Punto quarto: quelli che mettono se stessi davanti a tutto e tutti sono come la yersinia pestis trecentesca: assolutamente da evitare. Soprattutto se tale egocentrismo va poi a discapito di esseri innocenti messi in subordinazione alle proprie preferenze alimentari.

Punto quinto: il mondo è pieno (per il momento) di persone non vegane. Perché pretendere di avere come partner un individuo che desidererebbe, per la propria felicità, qualcun* in grado di comprendere appieno l’amore per gli animali?
Per le sfide impossibili, esistono già sport estremi.

Punto sesto: sempre se esiste qualche divinità (che deve benvolere chi è serio/a e sincero/a) che nel tempo libero folgori d’intelligenza chi sprofonda negli abissi della volgarità. “Rimani vergine che la salsiccia per te finisce qui”. Quanto squallore, quanta repressione trasudano da queste parole. Detesto fortemente chi sessualizza i resti degli animali. Ritengo oltraggioso nei confronti di chi muore un tale vile accostamento.

Punto settimo: l’amore non è carità. I sentimenti devono essere ricambiati. Quando la volontà di uno dei due predomina sull’altro ha inizio il processo che porta all’infelicità. E chi desidera essere infelice?

A tutti i Nerone che sono la fuori: l’idea che gli animali perdano la vita per esseri immondi come voi è una delle cose più legali e atroci della nostra società.

A tutte le Sofia schernite e derise da persone di scarso valore spirituale: l’amore per tutte le forme di vita non merita di soccombere per i sentimenti per una sola persona. Cosa è una sola persona a fronte di miliardi di esistenze?
Scegliete di condividere il vostro tempo e di dedicare le vostre attenzioni a chi non accetta che la bellezza di un corpo venga dilaniata in nome del niente. Perché ormai è noto a chiunque: non abbiamo necessità di uccidere e chi vive sulla morte degli altri lo fa per vezzo. Scegliete chi ogni giorno difende, e non oltraggia. Scegliete chi ha mani per aiutare, e non per ferire. Preferite chi per gli altri darebbe la propria vita, e non chi la sottrarrebbe, agli altri, pur di trarne presunto giovamento.
Preferite chi sa esattamente cosa significhi la parola “rispetto”, e che sia in grado di estenderla ad ogni forma di vita presente sulla terra. Senza scale d’importanza, senza discriminazioni.

Perché non esistono vite di alto valore, né di scarso.
Tutti valiamo.
Tutti, dal momento della nascita, meritiamo di vivere.

Carmen

°°Neal Barnard: “Non siamo Carnivori. Il Formaggio? Crea Dipendenza come l’Eroina°°

Neal Barnard, docente della George Washington University e fondatore di Physicians Committee for Responsible Medicine ha tenuto sabato 12 maggio 2018 una conferenza a Milano presso il Festival di Cucina e Cultura Vegetariana
The Vegetarian Chance“.

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In circa due ore di conferenza il Dottor Barnard ha spiegato al pubblico come è scientificamente provato che un’alimentazione basata su vegetali sia ottima per la salute umana e preventiva per patologie che possono insorgere.

Siamo quasi abituati a credere che sia normale mangiare tanto, e male, da giovani per poi arrivare ad essere persone di mezza età con problemi di salute: dal diabete, al colesterolo, fino all’obesità. Ecco quanto ha affermato Barnard.
In realtà se ciò accade sarebbe strettamente collegato ad uno stile alimentare scorretto. Le persone infatti continuano a mangiare animali nonostante il proprio organismo non sia nato per digerire la carne.
“Ci sono prove importanti che dimostrano che siamo concepiti per mangiare vegetali: la prima, è che la nostra dentatura non è quella tipica dei carnivori. Non abbiamo canini affilati per mordere mortalmente le prede. Non siamo in grado di strappare via coi denti i brandelli di carne e nemmeno di mangiarli a crudo” ha espresso il dottore. “La nostra dentatura è molto simile invece a quella dei primati, che tralasciando alcune rare eccezioni sono tutti erbivori”.
Ciò, a sua detta, dovrebbe bastare per farci capire che non sono le pitture rupestri paleolitiche, ovvero raffigurazioni di desideri primitivi, a stabilire quale sia la nostra natura.
“La seconda prova è quella del coniglietto. Se mettete un coniglietto davanti ad un gatto che non ne ha mai visto uno, per istinto l’animale proverà a morderlo e a ferirlo. Magari non vorrebbe, ma segue impulsi generati nel suo cervello. Al contrario, un bambino a cui è stato posto un coniglietto davanti non cercherà di portarlo alla bocca, bensì svilupperà curiosità e voglia di giocare con lui”.
“La terza prova è quella della scatola” ha aggiunto Barnard.
“Nelle scatole contenenti oggetti troviamo sacchettini di silica con scritto sopra non mangiare. Fa alquanto riflettere la necessità di scrivere cosa non va mangiato. Senza leggerlo, saremmo in grado di portare alla bocca sostanze a noi dannose”.
E per un certo senso già lo facciamo.

Molte patologie che agiscono negativamente sull’organismo umano dunque sarebbero legate ad un’alimentazione scorretta.

“Prendiamo il caso del diabete: un mio paziente ne era predisposto per eredità genetica e con la sua dieta non equilibrata, ricca di proteine animali se ne era ammalato. Dopo settimane di alimentazione vegetale i livelli si sono abbassati così tanto da rientrare nella norma e far pensare a chi li stava analizzando che l’uomo non fosse mai stato diabetico”.

Neal Barnard ha condotto studi statistici su molte persone. I risultati hanno evidenziato come i soggetti vegetariani e vegani erano poco predisposti a contrarre tale patologia.

Ma quale altro beneficio regala la dieta “plant based“?
Ad oggi, distese interminabili di campi sono coltivate per fare spazio alle colture che andranno ad alimentare gli erbivori macellati. Uno spreco di risorse vegetali ed idriche non indifferente.
“Sapete quanta acqua serve per lavarsi i denti? Circa quattro litri. E per fare una doccia o un bagno? Circa 80. Pensate adesso ad un chilo di pollo. Quanti litri d’acqua sono necessari per ottenerla? Ben 3.700. Per un kg di carne di manzo invece 44.000. Non che l’animale beva così tanto, ma è il quantitativo di acqua necessaria anche per irrigare i campi dove vengono coltivati i cereali.
L’allevamento di animali destinati al consumo umano dunque causano uno spreco idrico ingente. Solo una dei risvolti negativi del voler consumare corpi.
L’industria della carne infatti è responsabile di emissioni di CO2 e gas serra che avvelenano l’aria e l’ambiente nel complesso.

“Vanno a crearsi zone morte dove non è più possibile coltivare” ha spiegato.

“Nei cibi vegetali sono presenti tutti i nutrienti essenziali di cui abbiamo bisogno, dalla fibra (inesistente nella carne) ai sali minerali, dal ferro alle proteine” ha spiegato.

Durante la conferenza sono poi state poste molte domande alle quali il dottore ha fornito una risposta.
A chi ha chiesto cosa ne pensasse degli insetti come cibo del futuro ha risposto che nonostante vi sia molta pubblicità in merito, lui non sarebbe interessato a provare degli insetti allevati chissà come e chissà dove. I vegetali avendo già tutte le proteine di cui abbiamo bisogno possono farci evitare di pretendere di assimilare proteine dagli insetti. “Non abbiamo la necessità di ucciderli. Possiamo lasciarli liberi di esistere”.
Ha poi spiegato l’importanza di uno stop definitivo del consumo di carne ad una persona che aveva chiesto se fosse possibile continuare a mangiarne poca, sporadicamente. “E’ come quando si fuma” ha spiegato Barnard, “se si passa da un pacchetto a sole due sigarette al giorno, possiamo vedere lievissimi risultati, ma mai un sollievo completo che si ha se si smette in via definitiva”.
E sui derivati animali, ossia i formaggi, il dottore non ha avuto mezze misure: “quanti di voi vegani come ultimo derivato animale hanno fatto fatica ad eliminare il formaggio? Vi siete mai chiesti come mai? Beh, il formaggio crea dipendenza esattamente come avviene con l’eroina. Più che il latte, è il formaggio stesso. Va a sollecitare aree cerebrali. Ecco perché si crea un forte desiderio del suo consumo”.
Il formaggio poi è uno dei cibi a maggior contenuto di grasso presenti nella dieta onnivora. “Molto meglio l’olio d’oliva, ricco di sostanze benefiche per il nostro organismo”.

Tutte le altre informazioni sono disponibili nel video della conferenza qui sotto riportato.


I libri di Neal Barnard sono tradotti italiano e pubblicati in Italia da Sonda Edizioni.

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°°The Vegetarian Chance: Resoconto del Festival°°

Si è appena conclusa la quinta edizione del festival di cucina e cultura vegetariana The Vegetarian Chance, tenutosi a La Fabbrica del Vapore a Milano.

È stato un piacere immenso prendervi parte per la prima volta in veste di blogger, grazie all’invito di Pompea Gualano a cui vanno i miei ringraziamenti.

Il festival, ideato da Pietro Leemann e Gabriele Eschenazi, si è svolto nelle giornate di Sabato 12 e Domenica 13 Maggio 2018.

Ospite d’onore di questa edizione è stato il dottor Neal Barnard, che nel primo giorno di festival ha tenuto un’interessantissima conferenza su come il cibo vegetale può giocare un ruolo fondamentale nella prevenzione delle malattie più diffuse ed in alcuni casi fungere da cura per esse. Ha inoltre introdotto il suo nuovo libro “Il Programma Kickstart” per ritrovare la forma fisica in soli 21 giorni.

Emozionante, memorabile l’incontro con lui. Una persona rivelatasi disponibile e aperta, che ci ha concesso foto e dediche sui suoi libri pubblicati in Italia da Sonda Edizioni, partner dell’evento.

Gli interventi del dottor Neal Barnard sono disponibili in versione video integrale sul mio profilo facebook personale.

La seconda giornata del festival è stata particolarmente intensa ed interessante per merito della gara di cucina. 8 chef provenienti da tutto il mondo infatto si sono sfidati ai fornelli preparando piatti degni di esser definiti opere d’arte. A giudicare la loro maestria sono stati Pietro Leemann, Neal Barnard, Cesare Battisti, Leonardo Caffo, Aimo Moroni e Mariella Tanzarella. Presente nell’area stampa in compagnia di altri giornalisti, ho potuto vedere ed assaggiare ogni creazione.

Pertanto, addentriamoci adesso nei dettagli!

Antonio Cuomo (Italia) chef del Ristorante Relais San Lorenzo di Bergamo ha proposto una pasta e fagioli con albicocche e basilico, e come secondo piatto uno creativo chiamato “a me che non piace il sushi”. Bellissimo con le sue “candele” di agar agar commestibili.

Antonio, appassionato di cucina grazie a suo padre, ha stupito la giuria e la stampa grazie alla bontà dei cibi proposti e alla presentazione.

Difatti, è stato proprio lui a vincere il primo premio della gara.

Yoshiko Hondo (Giappone) chef di Vegan Dining Almonde di Tokyo ha invece preparato “Meravigliosa Terra”, un Chirasashi Sushi vegetale, e il piatto creativo “Alchimia Zen”.

Yoshiko ha conquistato il secondo posto della competizione e anche i cuori di tutti.

“Quando cucino prego per il mondo, con le sue creature. Metto vivacità nei piatti, perché la natura è colore, è alchimia”. Ha lavorato dieci anni in America, ha cucinato per le persone terremotate nel suo paese, e si occupa di preparare pasti vegetali per le famiglie dei pazienti ricoverati in ospedale.

Matteo Carelli (Svizzera) chef presso il ristorante Etimo di Lugano ha vinto invece il premio Ricola. I suoi piatti sono stati uno gnocco con salsa di asparagi e “mangia la foglia”.

Walter Casiraghi (Russia) chef pluristellato (13 Stelle) presso il Ristorante Orion Hall di Mosca ha proposto il piatto Borsch della Quaresima e il Beetsteak.

“In Russia il vegetarismo è poco diffiso. Il vecchio regime purtroppo ha standardizzato la cucina eliminando piatti poveri della cucina locale dove prevalevano i vegetali. Vi è un alto consumo di carne che viene accompagnata alle verdure, viste come alimento per poveri. Ho chiamato uno dei piatti ‘della quaresima’ perché tale giornata in Russia prevede solo cibi vegetali” ha spiegato lo chef.

Barbara Ghizzoni (Italia) chef di Gea Eco Store di Cremona ha caratterizzato i piatti conferendogli dettagli scaturiti dalla sua formazione artistica e dalla sua passione per il mare. Ha così dato vita a “La mia Cremona” e “Ai Confini del blu”.

“Vengo da un paese dove la cultura alimentare si basa sul consumo di animali e derivati. Col mio lavoro cerco di portare un messaggio positivo per le persone e gli animali. Ho realizzato un piatto che richiama Cremona in modo utopico. Mi sono ispirata a Dalì e a Pollock nel secondo piatto” ha detto la chef.

Manfredi Rondina (Italia) chef presso il ristorante Zaffo di Frascati ha portato invece un piatto tradizionale “fave e pecorino” in chiave vegetale e “del carciofo non si butta via niente”.

“Prima vedevo gli animali come un semplice ingrediente, come vuole la scuola alberghiera. Dopo aver letto un articolo sul sito disinformazione.it dove si raccontava degli animali come esseri viventi ho aperto per la prima volta gli occhi”.

Federica Scolta (Italia) chef presso il ristorante La Vimea di Naturno ha invece preparato un orzotto e una “zuppa dai mille colori” con erbe spontanee raccolte da lei in persona, vista la sua alta preparazione ottenuta atraverso un master in erbe aromatiche.

Willy Berton (Francia) chef del ristorante vegan Gorilla di Nizza ha proposto invece un piatto di ortaggi ripieni e uno di rigatoni di primavera.

“In Francia la cucina vegan sta andando molto. A breve apriremo anche una pasticceria vegetale” ha raccontato lo chef.

The Vegetarian Chance nel complesso è stato davvero un bellissimo evento che per il quinto anno consecutivo ha dimostrato come il mondo vegetale possa sposarsi bene con l’alta cucina, l’arte culinaria ed il gusto.

Mangiate anche voi la foglia, e salvate il pianeta! 🙂

~ Carmen

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