Archivio dell'autore: Carmen Luciano
°°Intervista a Manfredi Rondina Chef: La Forza della Cucina Naturale°°
Dopo la bellissima esperienza del The Vegetarian Chance, Festival di Cucina e Cultura Vegetariana tenutosi nel mese di maggio a Milano, ho il piacere di proporvi un’intervista concessami da uno degli 8 chef che si sono sfidati ai fornelli, preparando piatti naturalmente strabilianti: si tratta di Manfredi Rondina, il più giovane in gara, che mi ha particolarmente colpito con il suo formaggio “fermaggio” vegetale a base di noci e per il pizzico di etica con cui ha condito la descrizione dei suoi piatti.
Buona lettura.


Caro Manfredi, come ti sei avvicinato all’alimentazione vegetariana e vegana?
Segui una di esse personalmente?
Lessi un articolo nel quale si parlava degli animali come esseri viventi capaci di emozioni ed empatia, che allattano i propri cuccioli come noi facciamo con i nostri. Iniziai a non considerarli più come cibo ma come amici da rispettare. Il cambiamento fu repentino e il giorno seguente smisi di mangiare la carne e iniziai il mio cambiamento personale, ridimensionandomi all’interno dell’universo come cellula di un grande organismo che non può nutrirsi dei suoi fratelli per alimentarsi. Sono vegetariano da quasi 5 anni e sto eliminando anche l’utilizzo dei latticini e delle uova per creare una cucina nuova e salutare.
Poche settimane fa si è tenuto il festival The Vegetarian Chance a Milano, dove hai partecipato alla gara di cucina con altri chef e sei stato giudicato da una giuria importante. Come hai vissuto questa esperienza?
L’esperienza è stata fantastica, trovarmi all’interno di una realtà dove non ero considerato un alieno che parla di cose strane ma come una persona da ascoltare perché ha qualcosa di importante da dire. Il concorso mi ha arricchito moltissimo, l’incontro con Pietro Leeman la sua cucina e il suo modo di cucinare mi ha scosso profondamente, facendomi capire che il percorso che sto facendo è giusto e va perseguito.
I tuoi piatti proposti in gara sono piaciuti particolarmente. Il formaggio vegetale poi ha conquistato l’area stampa. Qual è il segreto della sua preparazione?
Il mio formaggio vegetale che ho chiamato “Fermaggio” da fermentazione è l’evoluzione
del cugino formaggio. La sua preparazione è molto semplice e non c’è un segreto
particolare, semplicemente richiede cura ed attenzione, rispetto delle temperature e dei
tempi di fermentazione. La preparazione di un buon rejuvelac fresco è molto importante, scegliendo cereali di qualità meglio se antichi. La frutta secca utilizzata nella preparazione del fermaggio è l’ingrediente principale quindi dovremmo sceglierne di biologica e non trattata chimicamente scegliendo produttori ecosostenibili e da mercati equo-solidali per quanto riguarda gli anacardi.

Il “Fermaggio” dello Chef Manfredi Rondina preparato in occasione del Vegetarian Chance
In base alla tua opinione, le scuole alberghiere forniscono sufficiente preparazione degli studenti in ambito di cucina vegetale?
Durante la mia formazione presso l’istituto alberghiero di Cave (RM) si parlava ben poco di vegetarianesimo eccezion fatta per alcuni cenni sopratutto nelle lingue straniere. Invece recentemente ho avuto il piacere di lavorare con una stagista al 3° anno di alberghiero che nella sua scuola (Treviso) aveva preparato dei menù completamente vegetariani quindi conosceva l’humus di ceci e i falafel: preparazioni di base in questo tipo di cucina. Da questo possiamo dedurre o supporre che le cose stanno cambiando e si stanno muovendo verso una maggiore consapevolezza alimentare anche nei docenti degli istituti alberghieri.
Attraverso la cucina a tuo avviso si può trasmettere empatia?
La cucina è un canale diretto per trasmettere emozioni. Mentre cuciniamo, il nostro stato
d’animo che emana tutto intorno da noi, penetra il cibo che stiamo preparando con le
nostre mani e con i nostri pensieri, è uno scambio di energia tra noi e gli alimenti quindi
dobbiamo avere la premura di cucinare le nostre pietanze con un sentimento d’amore,
questo farà si che il risultato finale sia ottimo da mangiare, da vedere e da assimilare. Al
contrario se noi cucinassimo con rabbia o preoccupazione, otterremmo un piatto senza
sapore, dal brutto aspetto e che potrebbe risultare pesante o indigesto: quando si è
arrabbiati meglio non cucinare ne mangiare perché potremmo inquinare l’alimento. Sì, la cucina può trasmettere empatia!

Uno dei piatti dello Chef – Foto di Michela Fabriani
Quali sono le tue ambizioni?
Non ambisco a scalare la piramide sociale, desidero profondamente vivere un’esistenza
serena alla ricerca della felicità e della pace per me e per il nostro pianeta. Sembra una
risposta da miss mondo ma credo che diffondendo uno stile di vita sano nel rispetto del
prossimo e degli animali, del mondo vegetale e di ogni altro essere vivente, possiamo
cambiare le sorti della storia creando un mondo pieno di benessere e gioia.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Ho intrapreso un percorso da libero professionista, uscendo fuori dalle cucine dei ristoranti in cui lavoravo gran parte della settimana per dedicarmi ad un tipo di lavoro più itinerante e fantasioso dove dar vita alle mie idee di eventi e incontri con il cibo, organizzando feste e show cooking. Mi sto dedicando alla produzione del mio Fermaggio e sto cercando di aprire un laboratorio di produzione.

Chef Manfredi Rondina a lavoro – Foto di Michela Fabriani
Nella vita di tutti i giorni adori stare ai fornelli? Se sì, cosa cucini?
Cucino sempre, ovunque mi trovi. Adoro cucinare e mangiare bene e dato che è una cosa
che mi riesce molto bene, mi piace condividere questa mia passione con me e con gli altri. Si perché bisogna anche prendersi cura del proprio corpo offrendogli ottimi pasti magari da consumare in buona compagnia su una tavola ben apparecchiata o sul telo steso su un prato in montagna. Anche l’occhio vuole la sua parte quindi bisogna sempre abbellire il contorno del pasto.
Cosa non può mai mancare nella tua dispensa?
La frutta è una cosa che deve essere sempre presente nella mia fruttiera, ne mangio
moltissima e non mi sento mai appagato se non ne ho abbastanza e di stagione. La
verdura fresca comprata da contadini ormai diventati familiari. La farina di ottima qualità da produzione biologica e integrale o setacciata, la frutta secca e i semi, alimenti ricchissimi che danno la carica alle nostre giornate. Il sale deve essere integrale, l’olio extravergine di oliva di buona qualità, lo zucchero integrale. Insomma la nostra dispensa deve essere ricca e colorata: dovremmo spendere meno per altre cose e più nella qualità del nostro cibo. Ne gioverà la nostra salute.

Manfredi Rondina – Foto di Michela Fabriani
Qual è il tuo piatto preferito?
Amo la cucina povera, le preparazioni semplici fatte con amore: riso e lenticchie che
prepara mia nonna è uno dei miei piatti preferiti. Non ho un piatto preferito in particolare.
Dai un consiglio ai ragazzi che vorrebbero intraprendere il tuo stesso percorso
professionale
Siate curiosi! non fermatevi alla prima esperienza, cercate fatelo con passione e voglia di
crescere. Puntate a lavorare con persone di esperienza che possano insegnarvi più cose
possibili. Non sentitevi mai arrivati e abbiate la volontà di crescere continuamente in
continua formazione, perché il mondo della cucina è un mondo infinito e dalle molteplici
sfaccettature. Inizialmente dobbiamo accontentarci di essere pagati molto poco o di non
esserlo affatto, ma bisogna andare avanti e non accontentarsi di uno stipendio sicuro al
posto di un posto di lavoro stimolante.
Potrete seguire Manfredi Rondina
sul suo blog personale
LaForzaDellaNatura.com
e sulla sua pagina Facebook ufficiale.

I Fermaggi di Manfredi Rondina Chef
(c) Think Green – Live Vegan – Love Animals // Carmen Luciano
°°[Review] Ecoffee Cup – La EcoTazza Riutilizzabile all’Infinito°°
Finalmente dopo un po’ di tempo torno a scrivere in merito all’ecologia.
In questo nuovo articolo voglio parlarvi di un oggetto semplice ma molto utile, capace di sostituirsi perfettamente al suo alter-ego usa & getta, super inquinante.
Mi riferisco alla tazza in bambù ecologica Ecoffee.
Già la conoscevate?
Se la risposta è negativa, eccovi qualche informazione in più.
Scoperta per caso ad una fiera del benessere, ho acquistato Ecoffee online pochi mesi fa.
Ecoffee è una tazza realizzata in fibra in bambù, sterile per alimenti, disponibile in due varianti (piccola e grande) capace di contenere liquidi caldi e freddi.
E’ ideale da usare per sorseggiare il cappuccino, il caffè, ma anche thé e tisane.

Dispone di una fascia in silicone che circonda la parte centrale della tazza e che permette di mantenerla in modo saldo senza scottarsi le dita (se abbiamo versato una bevanda molto calda al suo interno). E’ dotata inoltre di un coperchio, sempre in silicone, con apertura sottile, richiudibile con una fascetta.

La sto utilizzando ormai da settimane e vi assicuro che è fantastica.
Il materiale è leggero, si lava (anche in lavastoviglie) perfettamente. Mantiene le bevande calde, se si chiude il tappo, e non altera il sapore delle bibite.
Ho acquistato Ecoffee Cup nella versione edizione limitata blu, ma c’era l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda colori e fantasie.
Chiunque fuori casa sia abituato a sorseggiare cappuccino (durante lo studio, a lavoro..) dentro le tazze usa e getta distribuite dai bar può decidere di ridurre l’impatto ambientale generato dalla propria abitudine acquistando una sola tazza, una sola volta, ed utilizzandola all’infinito!
Credo che Ecoffee Cup sia una realtà ecologica molto valida, e per questo la consiglio a chi ha a cuore la natura e la sua tutela.
I prezzi sono accessibili: variano dalla capacità del recipiente e si aggirano sui 10 euro per la versione piccola e i 16 per quella grande.
Ecoffee Cup è disponibile per l’acquisto online e nei negozi bio più forniti 🙂
Alla prossima recensione!
– Carmen

°°Diventeremo tutti vegan? All’inizio no. Ma alla fine sì°°
Quando è in atto un cambiamento è difficile tirare le somme e stabilire se esso rimarrà fermo a metà o vedrà il suo completamento nel tempo. C’è chi è totalmente fiducioso nella riuscita, e poi c’è chi è contrario e ne auspica il fallimento.
Oggi sappiamo che la trasformazione della società umana è incentrata sul salto di qualità empatico che influenza stile di vita ed alimentazione.
Dopo secoli trascorsi con i diritti umani come protagonisti, adesso è il turno di quelli delle altre specie.
Gli animali sono da sempre stati visti come beni di possesso, e conseguentemente collocati nella categoria posta al livello più basso della scala d’importanza dell’immaginario umano.
Se in principio poche personalità illustri, di spicco, hanno espresso rispetto e compassione nei confronti di queste vite, oggi è ormai diffusa l’idea che quanto l’umanità ha riservato loro nei secoli è una delle più grandi ingiustizie mai protratte nella storia.
Usati come cibo, abbigliamento, mezzo di spostamento, mezzo di intrattenimento e tanto altro. Gli animali non hanno mai goduto di alcun tipo di tutela.
La nascita di società vegetariane e vegane ha portato fra le persone informazione su uno stile di vita alternativo. La lotta animalista poi, nata pressoché una manciata di decine di anni fa, ha fatto passi enormi arrivando a numerose conquiste in tutto il mondo.
Ma oggi, con milioni di persone vegetariane e vegan disseminate fra tutti i continenti, con multinazionali e colossi commerciali che si aprono alla produzione 100% vegetale, cosa possiamo dire?
Saremo veramente tutti vegani in futuro?
La prima risposta che mi sento di dire è no.
Non saremo tutti vegani. Almeno non nell’immediato futuro.
Ci sono ancora tantissime persone che vivono ignare di quanto sia sbagliato e dannoso allevare animali e mangiarli. Ci sono ancora fin troppe realtà commerciali che non vogliono assolutamente perdere il loro “lavoro” e i propri clienti.
Gli interessi, in poche parole, sono ancora altissimi e gli introiti economici così ingenti da portare i coinvolti nella mattanza animale ad adottare qualsiasi strategia per dissuadere “le masse” dal diventare vegan. Media inclusi.
In più, non di poco conto, ci sono tutti coloro che della carne ad uso alimentare hanno una vera e propria dipendenza.
Il movimento vegan dunque è destinato a fallire nell’intento di portare equilibrio fra umani e animali?
No. Non credo.
Credo piuttosto nella citazione “non puoi fermare un cambiamento la cui ora è giunta” (Victor Hugo). Se in un primo momento infatti non diventeranno tutti vegani, in un secondo momento invece ho idea che accadrà.
Ciò che quelli che lucrano sugli animali non tengono di conto è di tre fattori importanti:
1) La sensibilità
2) L’educazione al rispetto
3) L’emulazione
La sensibilità è strettamente collegata alla compassione, ed entrambe sono qualità innate e congenite di ciascuno di noi. Solo che in taluni esse sono assopite. Chi ha percezioni più sottili è capace di amplificare queste doti. Ciò è visibile già in alcuni bambini, che diverranno adulti distinti dagli altri. La sensibilità è contagiosa. Stare a contatto con chi ha rispetto per ogni forma di vita sensibilizza chi sta intorno.
L’educazione al rispetto invece sta alla base delle nuove famiglie vegane che si stanno formando proprio in questi anni. A differenza del rispetto stereotipato al quale siamo abituati ed iniziati sin da piccoli, il vero rispetto prevede l’alienarsi da ogni tipo di pensiero scorretto nei confronti degli animali. Significa non vedere il cavallo come un mezzo da traino e non vedere le pecore come esseri che “producono” lana, giusto per fare due esempi. Un’educazione di questo tipo rimane nell’individuo che la riceve a vita, rendendolo in grado di estenderla a chi lo circonda.
L’emulazione, come terzo fattore, è sottovalutata ma a mio avviso importantissima. I bambini, sin dallo stato neonatale, imparano a comunicare, ad esprimersi coi movimenti proprio emulando gli adulti. E’ attraverso l’emulazione che un bimbo o una bimba imparano a camminare, proprio vedendo gli altri in piedi. Ciò che ci circonda e i gesti di chi ci circonda dunque arrivano a noi come un qualcosa di naturale da copiare.
E’ proprio grazie all’emulazione che siamo giunti fino ad oggi ammazzando gli animali. I grandi mostravano ai ragazzini come si faceva spronandoli a fare lo stesso per imparare. I giovani, sentendosi grosse aspettative su di sé, obbedivano perché tali azioni erano messe in atto da familiari. E sappiamo bene quanto possa influire su un individuo il grado di parentela.
Se siamo arrivati fino ad oggi dunque mangiano gli animali, vestendo con i resti animali, guardando gli animali allo zoo, al circo o all’acquario è per mera emulazione.
In che modo quindi sarà la stessa emulazione a portarci a diventare vegani?
Semplice, con l’aumentare delle persone vegane stesse.
Se in un primo momento il cambiamento avverrà spontaneo in coloro che sono destinati a portare avanti e a diffondere un messaggio antispecista, alla fine sarà assorbito per “osmosi” anche da tutti gli altri. Esattamente come oggi, ancora per poco, nasciamo con la consapevolezza di compiere gesti normali, presto nasceranno nuove generazioni consapevoli che non mangiare animali sia assolutamente normale. Con la differenza che in un futuro vegano nessuno si sveglierà mai dal torpore della coscienza chiedendosi “ehi ma perché non uccidiamo nessuno?”.
Ciò che è giusto e ciò che non lo è lo sappiamo bene per natura. Tutti.
Come abbiamo accettato per fin troppo tempo il male, o di vivere in una società violenta senza batter ciglio, siamo in grado di accettare anche quanto di più giusto può esserci al mondo e di vivere nella più totale pace.
Chi pensa che una società sana con saldi principi dove nessun diritto viene calpestato sia utopia, dovrebbe prendere la macchina del tempo e tornare in epoche dove i diritti dei “neri” erano utopia. Dove i diritti delle “femmine”, erano utopia. Dove la vita umana poteva essere schiavizzata, barattata, venduta o annullata.
Oppure in quei periodi storici dove non esisteva la possibilità di esprimere la propria opinione, perché gli unici a saper scrivere e a poterlo fare erano coloro sottoposti al potere regio.
Agli albori di un cambiamento è quasi naturale la sfiducia nel processo di evoluzione. Ridicolo o no che possa sembrarci, il cambiamento accade e va avanti come un domino senza che possa essere fermato.
Fa parte di noi in un disegno umano che forse non tutti possono comprendere.
Non ci si sveglia da un giorno all’altro pensando “oggi voglio cambiare il mondo”. Accade e basta. Perché forse è così che deve andare.
Mi sento di dire che sono molto fortunata di essere nata nel XXI secolo, perché la liberazione degli ultimi rimarrà nella storia dell’umanità esattamente come le altre conquiste civili. E forse sarà l’evento più importante fra tutti.
Sono anche consapevole del lato triste di questo periodo storico, ossia quello di sentirsi spesso schiacciati da una società che non sento davvero mia, rea di essere avanguardista per diritti animali. Ma sono consapevole della mia importanza. E di quella di tutto coloro impegnati nella lotta per i diritti animali.
E non importa quanto soffriremo o staremo male. Il nostro impegno verrà ripagato.
Chissà se un giorno gli archeologi del futuro andranno alla ricerca di ciò che ha portato alla scintilla del cambiamento. Chissà se esisterà sempre internet, e se i pensieri scritti su siti e blog verranno riportati alla luce come pergamene d’Egitto. Sarebbe bellissimo far capire ai posteri come abbiamo usato, dalla sua diffusione su larga scala ad oggi, il mondo di internet per difendere il mondo reale e tutti i suoi abitanti.
Carmen











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