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°° Altroconsumo: “Alimentazione Vegan? Rischiosa e con Pochi Vantaggi °°
Pubblicato da Carmen Luciano
Qualche giorno fa mi è capitato di leggere una rivista che non leggo quasi mai ( in seguito ho scoperto che non mi sono persa niente ), ovvero ALTROCONSUMO.
Ciò che ha catturato la mia attenzione è stata la parola “vegan” inserita in un angolino sulla copertina, pertanto ho preso la rivista per scoprire cosa dicesse della mia alimentazione.
L’euforia è durata qualche frazione di secondo, giusto il tempo di leggere la frase intera che inglobava il termine.

” Vegani fa bene? Il rischio di scompensi nutrizionali è elevato a fronte di pochi vantaggi ”
bello stampato giallo su rosso ( colori che catturano l’attenzione, ne sa qualcosina pure McDonald’s, n.d.r ) accanto alla foto di una donna col rossetto rosso e con un vegetale tra i denti.
Già questi elementi potevano bastarmi per capire che livello di serietà e attendibilità potesse raggiungere l’articolo..
Curiosa però, ho sfogliato le pagine fino ad arrivare a quelle interessate.
Il contenuto dell’articolo?
Peggiore del titolo.
Per smontare velocemente la filosofia di vita vegan Altroconsumo si è affidato alle conoscenze della nota ( tranne a me evidentemente ) Carlotta Sacerdote , epidemiologa e ricercatrice dello studio ” Epic “.
Nell’articolo dei vegani viene detto che prevalentemente lo diventano per motivi di salute ( soprattutto per colpa di China Study , n.d.r ) oltre che per l’aspetto etico “condivisibile”, e che questa scelta li porta verso gravi rischi per la loro salute.
L’alimentazione vegan infatti aumenterebbe il rischio di scompensi nutrizionali a fronte di pochi vantaggi e sarebbe, sempre a detta di Sacerdote, non adatta ai bambini anche perchè ” renderla ben bilanciata è difficilissimo”.

Addirittura, stando a dei calcoli fatti ( non si sa chi, dove e su chi ), il 60% dei vegani sarebbe carente di vitamina B12, importantissima per non ammalarsi di malattie neurologiche.
Non è mancata poi la critica a China Study di Colin Campbell riguardo al collegamento tra consumo del latte contenente caseina e insorgenza di tumori.
Come mostra la foto che ritrae parte dell’articolo, si parla addirittura di “manipolazione dei risultati di uno studio fatto in laboratorio“.
Sono convinta che se le ghiandole mammarie sfruttate per la produzione di latte fossero state della critica ricercatrice e non di una mucca a caso tra le migliaia sfruttate negli allevamenti, la sua opinione sul China Study sarebbe stata nettamente migliore.
Facile parlare quando non si vivono certi tipi di negazioni in prima persona.

Secondo Sacerdote , chi decide di diventare vegan per etica ( scelta sulla quale lei non avrebbe niente da ridire, ma che invece poi quasi la fa passare come assurda ) deve tenere ben a mente dei rischi che comporta ” una scelta del genere “.

L’articolo si conclude con una perla onnivora di dimensioni galattiche, ovvero quella della presenza dell’omega 3 nei pesci e con una domanda eticamente imbarazzante : perchè non mangiare il pesce se fa bene??
Perchè non picchiare qualcuno se mi fa stare meglio?
Perchè non rubare qualcosa se può farmi avere qualcosa in più?
Perchè non violentare qualcuno se poi sono appagato?
Eccheccazzo Carlotta, perchè non mangiare “il pesce”?
Ma ti rispondo subito!
Innanzitutto chiariamo una cosa sulle definizioni:
inizio col dire che si dicono ” pesci ” e non ” pesce ” al singolare, dal momento che non ne fate uccidere uno solo ma miliardi.
Capisco che il numero di vittime sia così alto da non riuscire a quantificarlo se non misurandolo nel peso dei soggetti uccisi, ma gli animali acquatici non sono solo materia.
Questo dovreste metterlo bene tra le cose da sapere.
Ritornando dunque alla domanda:
perchè non mangiare i pesci se il loro organismo contiene omega 3 ?
Perchè uccidere qualcuno per impadronirsi di qualcosa che gli appartiene non è da persone intelligenti.
Se hai bisogno di questo acido grasso indispensabile per la tua salute, puoi ottenerlo mangiando qualcos’altro e senza togliere per forza la salute ( o la vita ) al prossimo.
Ormai lo sa anche il mio gatto che l’ omega 3 si trova in tantissimi vegetali, come nei semi di lino per esempio, o nella frutta secca che costa meno dei pesci al banco pescheria.

Quello che ancora Carlotta Sacerdote, chi l’ha intervistata, chi ha permesso che le sue parole fossero di dominio pubblico e altre persone dalla forma mentis antropocentrica devono ancora comprendere è che non esistono buoni e validi motivi per continuare a far riprodurre all’infinito gli animali, confinandoli dentro quattro mura sporche, alimentandoli in maniera innaturale, gonfiandoli di ormoni ( tipo come accade in America ma presto potrebbe accadere pure qua ), tenendoli in vita tra integratori e antibiotici per poi trasportarli venti ore in direzione del mattatoio.
Non ha alcun senso logico portare avanti questa disumana catena di smontaggio animale in nome della salute delle persone, perchè mangiare carcasse di animali non in salute inquinando e alterando l’ecosistema non porterà mai benefici salutistici a nessuno.
A patto che non siate titolari di allevamenti, mattatoi, macellerie, case farmaceutiche, ditte di bonificazione terreni, di trasporto animali vivi o di smaltimento liquami.
In quel caso i benefici ci sono eccome.
Economici, però.
Nell’articolo viene tirata in ballo la celebre B12 , che ha preso da poco il posto del ferro, altro elemento che ha raggiunto la gloria e la fama grazie all’alimentazione vegan e a chi doveva contestarla.
Ma siamo sicuri che manchi solo al 60% dei vegani questa vitamina?
Ma anche no!
Essa manca pure ad un sacco di onnivori che nemmeno sanno della sua funzione o che addirittura ne ignorano l’esistenza!
Se la B12 manca, è dovuto al fatto che gli animali che vengono macellati non sono quelli che si alimentano autonomamente in natura brucando nell’erba assumendola con il contatto con la terra.
Sono gli animali da allevamento per primi a riceverne massicce dosi racchiuse dentro integratori affinché non ne siano carenti, ma questo non garantisce assolutamente nulla.
Ritengo l’articolo pubblicato da Altroconsumo veramente imbarazzante e fuorviante , e lo dico da persona diventata vegetariana per etica nel 2002 e poi successivamente vegan nel 2011.
Lo dico da amante degli animali che reputa la vita degli altri tanto importante quanto la propria.
Quelli che solo ed esclusivamente per salute smettono di mangiare animali e derivati si definiscono “ egoisti ” e non vegani.
Tra loro e chi continua a mangiare i pesci per l’omega 3, per esempio, non cambia molto: la finalità è solo quella di mantenere alta la propria salute.
Il veganismo va ben oltre l’alimentazione.
Si parla di RISPETTO per l’esistenza degli altri abitanti del pianeta. Si parla di sentirsi sullo stesso livello delle altre specie senza peccare di presunzione o di attacchi di superiorità come mera giustificazione per far continuare mattanze inaccettabili.
Si parla di sentirsi in armonia col tutto, e quando subentra l’armonia non si è più capaci di ledere in alcun modo ciò che ci circonda, perché ogni tipo di lesione ricade poi su di noi.
Quando ci sente un tassello dell’infinito puzzle della Natura nasce la volontà di pacifica coesistenza e non si pensa assolutamente a porre fine alla vita di qualcuno per un semplice stimolo come è quello del nutrirsi.
Mi dispiace davvero tanto che ancora in molti debbano capire questi concetti che dovrebbero essere invece basilari per ciascuno di noi.
L’unico rischio che comporta il diventare vegan è quello di diventare persone migliori.
Non Persone migliori di chi ci circonda,
ma migliori rispetto a quelle che eravamo in precedenza.
Non è vero che essere vegan comporta pochi vantaggi.
Ce ne sono numerosi:
170 miliardi, per l’esattezza.
Sono infatti ben 170 miliardi le vite spezzate ogni anno solo dall’industria della macellazione. 5.390 animali uccisi ogni secondo.
Animali vissuti pochi mesi, altri invece pochi giorni, per vedersi negare dall’umanità il diritto di esistere solo per diventare materia inanimata che andrà a riempire un piatto.

Tutto questo è vergognoso.
Ogni volta che un animale muore, si spegne sempre di più la luce della ragione umana , spesso messa da parte e dimenticata.
Materialmente siamo evoluti: comunichiamo attraverso cellulari, ci spostiamo con mezzi velocissimi per terra, mare e cielo..
e poi? Ci alimentiamo con carcasse come se il Paleolitico non fosse mai finito.
Dovremmo cercare di portare la nostra alimentazione e la nostra mente allo stesso grado di evoluzione della tecnologia che ci circonda.
Dobbiamo farlo perchè a causa nostra il mondo si è ammalato e ben presto potrebbe diventare un enorme cimitero. Altro che salute umana!
Dobbiamo farlo perchè siamo solo ospiti sulla terra, e non padroni.
Dobbiamo farlo perchè la vita è un dono, e nessuno di noi di rovinare quello degli altri.
°° Vegan Street Food : 150 Ricette da Tutto il Mondo °°
Pubblicato da Carmen Luciano
Avete mai desiderato viaggiare per il mondo, scoprendo piatti dai nuovi sapori in chiave vegan?
Tra qualche giorno potrete fare il giro del mondo direttamente ai fornelli della vostra cucina!
Save the date!
Tra pochissimi giorni, esattamente il 16 Novembre 2015, uscirà un nuovissimo e interessante libro di cucina vegan : s’intitola
” Vegan Street Food – Il cibo di strada… A casa tua 150 ricette da tutto il mondo “.
Il libro, edito da Macro Edizioni è stato scritto da Valerio Costanzia, che il mondo vegan ha conosciuto già nell’opera ” Il Cucchiaio Arcobaleno “, ed Eduardo Ferrante, esperto di cucina vegan crudista dalle conosceze perfezionate grazie ai numerosi viaggi fatti. Ha inoltre contribuito con una sua personale introduzione Yari Prete, export manager nel settore alimentare, vegan da circa dieci anni.
Questo nuovo ricettario è unico nel suo genere, dal momento che in esso sono contenute ricette per realizzare piatti 100 % vegetali, tipici dei principali paesi di tutto il mondo. Piatti che si possono acquistare principalmente in strada.
Una buona occasione dunque per scoprire i gusti delle tradizioni culinarie straniere e sentire le altre culture più vicine… a portata di fornello!
Dall’Estremo Oriente all’Africa, dalle Americhe all’Europa Continentale raggiungendo poi il Medio Oriente e l’Europa Mediterranea, senza tralasciare le specialità del nostro Paese.
Ben 150 ricette etiche dagli ingredienti assolutamente naturali ( in alcuni casi le ricette originali sono state “rivisitate” in chiave vegan ) che potranno dare ai lettori nuovi spunti in cucina oppure essere d’utilità in caso di ospiti di etnia diversa da stupire!
Non solo ricette!
Vegan Street Food è arricchito con foto a colori degli alimenti proposti, oltre che a numerosi appunti di viaggio nei quali gli autori ci svelano curiosità dei paesi che hanno visitato e dai quali provengono le delizie proposte.
Scopriamo allora insieme quali sono i piatti che potremo preparare a casa seguendo le ricette di questo libro, e da quale Paese provengono:

Europa Mediterranea
- Andorra – Botifarra amb mongetes
- Bosnia ed Erzegovina – Cevapcici, Lepinje
- Francia – Crêpe suzette, Gallettes de sarrasin, Croque-Monsieur, Rotolino di baguette
- Grecia – Gyros pita veggie, Spanako pita, Tzatziki
- Italia – Tegole, Miasse, Gelato banana e melone, Panissa, Cuculli, Mondeghili,Fritole, Crescione, Gnocco fritto, Castagnaccio, Olive ascolane,Torta al testo, Supplì, Arrosticini, Pizzette fritte, Panzerotti, Nduja, Pane e panelle, Pizzette sarde
- Macedonia – Tavce Gravce
- Portogallo – Ginjinha, Pasteis de nata
- Spagna – Bocadillos piccante, Churros, Tortilla
Europa Continentale
- Belgio – Waffle
- Bulgaria – Banitsa, Boza
- Danimarca – AEbleskiver
- Georgia – Khachapuri
- Germania – Bretzel, Currywurst veg
- Inghilterra – Brownies, Cornish Pasty, Vegan Rolls
- Irlanda – Jacket Potatoes
- Norvegia – Pølse Med Lompe, Smørrebrød
- Olanda – Poffertjes, Vlaamse frites light
- Polonia – Obwarzanki, Pierogi dolci, Zapiekanka vegan
- Repubblica Ceca – Smazeny syr
- Romania – Langosi
- Russia – Bliny dolci, Mandorle pralinate, Kartoshka, Pelmeni, Pyshki
- Ungheria – Kürtőskalács, Töltött Káposzta
Africa
- Egitto – Falafel, Ful Medames, Koshari
- Ghana – Kelewele
- Marocco – Bsarra, Kaab el ghazal, Sfenj, Tajine di verdure, Tè verde alla menta
- Senegal – Mangue vert
- Sudafrica – Bunny chow, Masala pineapple
- Tunisia – Leblebi
Medio Oriente
- Arabia – Baklava
- Armenia – Lahmacun
- Cipro – Pourgouri
- India – Bhel Puri, Chole Bhatura, Dalaut ki Chaat, Dosa, Jalebi, Masala Chai, Pakora, Samosa
- Iran – Pane lavash
- Iraq – Kleeja
- Israele – Succo di melagrana
- Libano – Man’oushe, Sfiha
- Turchia – Gözleme, Pilaf, Simit
Americhe
- Canada – Bonbons aux patates, Pasta salad, Poutine
- USA – Apple pie, Cacao raw cake, California smoothie, Cheesecake, Donuts, Gingerbread, Hamburger alla californiana, Muffin, Oatmeal raisin cookies, Pancakes, Pumpkin bread, Waldorf salad, Sweet potato pie
- Argentina – Choripàn con chimichurri
- Bolivia – Tojori
- Brasile – Brigadeiro, Coxinha, Pão de queijo
- Cile – Mote con huesillos,Sopaipillas
- Colombia – Arepas
- Costa Rica – Gallo pinto
- Cuba – Croquetas de boniatos
- Dominica – Cornsticks
- Ecuador – Ceviche de chochos
- Guatemala – Los suchos
- Isole Vergini – Johnnycake
- Messico – Tamales
- Nicaragua – Rosquillas
- Paraguay – Alfajores, Tereré
- Perù – Arroz chaufa, Papas rellenas
- Porto Rico – Horchata de ajonjolí
- Venezuela – Empanadas
Estremo Oriente
- Cina – Baozi, Spring roll
- Corea de Sud – Hotteok
- Giappone – Okonomiyaki, Takoyaki di tofu, Yaki udon
- Indonesia – Gudeg
- Malesia – Char Kway Teow, Ice kacang, Wonton Mee
- Myanmar – Mohinga
- Thailandia – Pad Thai, Khao Niaow Ma Muang, Som Tam
- Taiwan – Zhu Tong Fan, Bao Bing, Douhua
- Vietnam – Bo Bia
Ricette di base – Maionese vegan, Pasta brisée, Pasta frolla
► In attesa della disponibilità d’acquisto del libro, possiamo gustarci un estratto di esso gratuito scaricabile in pdf al seguente indirizzo → http://cs.ilgiardinodeilibri.it/data/allegati/estratto-libro-vegan-street-food.pdf .
24.21.2015
Finalmente miooo ❤ 🙂

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°° L’Alimentazione Carnea e la sua Influenza Negativa sulla Mente Secondo Yogananda °°
Pubblicato da Carmen Luciano
Gli animali fatti nascere dall’uomo negli allevamenti,
costretti a vivere una vita vuota e stressante dove non hanno nessuna possibilità di fare alcun tipo di esperienza a contatto con la natura o con i propri simili ed infine trasportati e uccisi nei mattatoi vivono un’esistenza fatta di paura e terrore.
Emozioni forti e negative che rimangono inglobate nel loro corpo che viene imposto loro di lasciare in nome dell’alimentazione carnea umana e del business della macellazione.
Sentimenti che, secondo diverse filosofie spirituali, rimangono dentro di loro arrivando fino a chi consuma i loro resti.
Ma facciamo un passo indietro .
La cultura occidentale non ci ha mai abituati ad una visione degli animali come esseri senzienti con un’anima, capaci di provare emozioni e di trasmetterle, come parte integrante del tutt’uno quale è la natura.
Nelle culture orientali invece la figura degli animali è molto diversa e da questo punto di vista possiamo solo impararne i nuovi aspetti.
Nel Buddhismo esseri umani e animali meritano lo stesso tipo di trattamento, avendo entrambi la possibilità di raggiungere l’illuminazione.
Sebbene la condizione in cui vivono gli animali sia fatta prevalentemente di istinti e di poca libertà di azione, essa non deve esser vista come un pretesto per trattarli da esseri inferiori dunque meritevoli di maltrattamenti e uccisioni.
In questa filosofia si pensa che quello animale sia uno stadio temporaneo che ogni spirito può provare, anche più volte, durante la reincarnazione.
Azioni negative compiute nei confronti degli animali, o delle persone, generano negatività nel karma che non tarderà nel dover essere scontato. Che sia nella vita attuale o in quella futura.
Nella filosofia Buddhista dunque non vi è spazio per la crudeltà e la sofferenza imposta al prossimo, questo sia per motivi morali, sia per motivi… pratici.
Sempre stando a questa corrente di pensiero la cattiveria può non solo limitare coloro sulla quale la riversiamo, ma limita anche e sopratutto noi.
Tornando dunque all’incipit dell’articolo, la sofferenza imposta agli animali definiti “da macello” tornerebbe a noi anche grazie all’alimentazione.
Chi si nutre del corpo privato della vita degli animali, digerirebbe l’agonia, la paura e il terrore stessi provati dalle vittime negli ultimi istanti di vita.
Lo faceva spesso presente anche Paramhansa Yogananda, il ” Cigno Supremo ” fondatore dell’associazione religiosa Self Realization Fellowship e autore di molti libri tra cui Affermazioni Scientifiche di Guarigione – Meditazioni Metafisiche .
Yogananda affermava che “quando gli animali vengono uccisi, rilasciano nella loro carne vibrazioni di paura, rabbia e sofferenza, che vanno a influenzare la mente di chi la consuma”, influenza in grado di limitare il processo di avanzamento, miglioramento e crescita interiore.
Non a caso le persone crudeli nei confronti degli animali , lo sono anche nei confronti dei propri simili.
Decidere di non avere a cuore la vita degli animali dunque, preferendo abitudini non etiche in nome di un falso gusto e della mancanza di sensibilità, danneggerebbe non solo la vita degli animali , ma anche la nostra.
L’assenza di amore nei confronti del prossimo è in grado di ripercuotersi anche su di noi, sul nostro carattere, sulla nostra vita e su ciò che riceviamo da essa.
L’India, proprio grazie alla questione religiosa, è il Paese con la più alta percentuale di vegetariani e vegani al mondo.
Fortunatamente le cose stanno cambiando anche negli altri Stati, soprattutto in Europa e principalmente per motivi etici.
Sensibilità, compassione, amore senza confini e senso di appartenenza alla natura ( visione geocentrica ) sono caratteristiche sempre più comuni, soprattutto alle generazioni nate dal 1980 al 2000 ( recenti studi lo confermano ).
Alimentarsi in modo sano, vario, con alimenti di origine vegetale gustosi e naturali è la scelta migliore che si possa fare per gli animali, per la nostra salute, per il pianeta e, come indicato da Yogananda, per il benessere della nostra mente e della nostra anima.
Provare per credere.
Pubblicato su °Consigli per chi vuole diventare vegan°
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