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°°L’inverosimile volontà di salvare il pulcino maschio°°

Una novità di questo periodo storico, fatto di consapevolezza e di prese di coscienza,
è la nascente necessità dei produttori di alimenti di origine animale di dimostrare ai clienti che il proprio lavoro venga svolto in modo umano, compassionevole, giusto, secondo natura e nel pieno rispetto di chi viene allevato.

Nelle pubblicità e réclame in tv e sui giornali è un tripudio di slogan (quale “benessere animale“) accostati a immagini bucoliche di prati verdi e animali in libertà.
L’allevamento? Quasi una spa dove le creature ospitate godono di trattamenti esclusivi, sotto la signorile protezione degli allevatori che le “salvano” dalla predazione.

Così la triste realtà della schiavitù animale fatta di una vita lontano dalla natura e di una morte violenta in mattatoio diventa agli occhi dei cacciatori di carrelli della spesa una sorta di favore che fattori e contadini fanno alle specie ad essi subordinate.

Fortunatamente le persone che si stanno togliendo le fette di salame dagli occhi, oltre che dal piatto per motivi etici, sono in crescente aumento.
Ma i tentativi di “rinsavire” i clienti convincendoli che non vi sia nulla di sbagliato nel mangiare animali o i loro derivati è sempre lì all’angolo.

Soprattutto i derivati.

Dopo le massicce campagne di sensibilizzazione sulla crudeltà nascosta dietro la produzione di uova (come quella di Animal Equality), responsabili della morte atroce dei pulcini maschi che finiscono nel tritacarne, alcuni marchi hanno deciso di rendere pubblica l’inverosimile volontà di graziare i neonati di sesso maschile.

pulcino maschio 1

pulcino maschio

Da notare lo stereotipo di genere maschio=muscoloso dal colore blu

Eccoci così davanti a immagini che dichiarano di salvare il pulcino maschio o di tutelarlo. In poche parole, anziché far schiudere le uova e separare i pulcini maschi dalle femmine mandandoli al macero, i piccolini vengono fatti crescere per diventare galletti, allevati quindi sino all’età adulta.

E cosa succede una volta diventati adulti?
I pulcini salvati dal tritacarne e diventati adulti finiscono al macello, ovviamente!
Niente di diverso da ciò che accade alle femmine, sfruttate per anni per il semplice fatto che depongono uova.

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Quali aspetti positivi può avere la volontà degli allevatori di “salvare” il pulcino maschio?
A mio avviso, nessuno.
Fra tritare vivo una creatura di pochissimi giorni gettandola fra le lame del tritacarne e sgozzarla da adulta non vedo differenza. Si tratta comunque di morte violenta.
Morte che, vorrei ricordare, non ha motivo etico di essere imposta.
A chi esterna la frase “meglio morire da adulti che da pulcini” vorrei ricordare che esiste una terza opzione: la vita. La non morte.

Nessuno ci obbliga ad essere crudeli. Perché di crudeltà si tratta.
Non abbiamo alcun diritto di mercificare il corpo altrui mettendolo a nostra disposizione. Se qualcuno lo facesse col nostro vedremmo l’atto come un’immensa ingiustizia.

Per salvare davvero il pulcino maschio basta smettere di comprare e consumare uova. Anzi, vi dirò di più: smettendo di mangiare uova non solo salverete il pulcino maschio, ma anche quello femmina e la loro madre schiavizzata.

Buona riflessione.

°° [Animal Equality] Indagine Shock: Galline Maltrattate e Recluse in Gabbia °°

Condivido con voi il comunicato stampa dell’associazione Animal Equality Italia, a cura di Pompea Gualano Iwy Ethical Communication and Pr – Milano, che rivela agghiaccianti retroscena di un un allevamento di galline da uova in Italia.


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Animal Equality denuncia gravi illeciti penali all’interno di allevamenti italiani per la produzione di uova in gabbia.Presentata al Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dei Carabinieri un esposto/denuncia contro un allevamento lombardo in cui sono state riscontrate gravi infrazioni dei regolamenti nazionali e delle direttive europee: delineata la denuncia penale per maltrattamento animale.A rischio anche la salute dei consumatori: informati il Ministero della Sanità e i NAS. Milano, 28 febbraio 2017. Animal Equality diffonde, attraverso i media e i suoi canali digital, una scioccante indagine sulla produzione di uova provenienti da galline allevate in gabbia in Italia. Le immagini e i video, mostrati all’opinione pubblica ieri sera durante il TG1, mostrano le condizioni raccapriccianti in cui vengono detenute decine di migliaia di galline all’interno di un capannone per la produzione intensiva di uova in Lombardia. L’indagine ha rivelato anche una gravissima situazione igienico-sanitaria che mette fortemente in discussione la salubrità della produzione di uova stessa.
Nella giornata di ieri Animal Equality ha presentato un esposto/denuncia attraverso il Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare della provincia di Mantova contro l’allevamento oggetto dell’investigazione, cosciente che il materiale in esame rappresenti, purtroppo, la situazione standard all’interno dell’industria delle uova, rivelando le terribili condizioni in cui vivono circa 50 milioni di galline ovaiole nel nostro Paese. Animal Equality ha provveduto immediatamente a fare visionare il materiale anche al Ministero della Sanità, trattandosi di una questione che coinvolge la salute pubblica. I NAS si sono subito interessati alla vicenda, informando che procederanno nello svolgimento di indagini interne.

Link video e petizione: http://www.animalequality.it/il-vero-prezzo-delle-uova/


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Ringrazio l’associazione Animal Equality per l’impegno nel mostrare apertamente ciò che viene nascosto da chi permette l’esistenza di tali industrie della morte.

Invito tutti voi lettori e lettrici a non acquistare uova evitandone il consumo.
Decidere di non mangiare più gli animali e i derivati del loro organismo è l’unico modo che abbiamo per ostacolare concretamente questo business sanguinario.

– Carmen.

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