Annunci

Archivi Blog

°° Iniziativa #èloradellattevegetale °°

Da quanto si è potuto apprendere dai principali media e dai quotidiani cartacei e online, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, in collaborazione con Mipaaf, ha dato il via alla campagna di sensibilizzazione a favore del consumo di latte fresco .
Tale iniziativa è stata dunque presa per rilanciare i consumi di questo alimento che secondo il Ministro Maurizio Martina starebbe alla base della nostra alimentazione.
In un periodo di crisi come questa, le persone possono concretamente “sostenere gli allevatori”, pertanto via con i bombardamenti pubblicitari su tutto il territorio nazionale.

Per invogliare i consumatori hanno accettato di diventare testimonial della campagna quattro personaggi: lo chef che sponsorizza le patatine in busta Carlo Cracco, il nutrizionista (?) Giorgio Calabrese, il quasi dimenticato attore Demetrio Albertini e la giornalista Cristina Parodi.

Nella campagna pubblicitaria i fantastici quattro posano vestiti di bianco tenendo un bicchiere di latte in mano, mentre sulla faccia hanno stampato un bel sorriso naturale quanto la suola sintetica dei miei stivali in similpelle.

La campagna di per sé e la natura dell’iniziativa, atta a stare dalla parte di chi schiavizza e  non di chi viene schiavizzato, ha da subito generato disprezzo e sdegno in coloro che hanno a cuore la libertà di ciascun individuo sulla terra.

pèagati per mentire.jpg

immagine trovata sul web che meritava di essere presente in questo articolo

Ovviamente mi aggrego a chi si è sentito urtato da questa sponsorizzazione.
Che dire?
CHE SCHIFO!
Passi Carlo Cracco che col suo mestiere già vede negli animali “solo” degli ingredienti da cucinare, passi Giorgio Calabrese che poraccio qualcosa ogni tanto deve dire, ma Cristina Parodi?
Dico, Cristina Parodi?
Da femmina qual è non dovrebbe sapere che nessuna femmina ha il latte al seno fino a quando non è gravida?
Ma come può una donna che non saprà mai cosa vuol dire vivere in schiavitù appoggiare lo sfruttamento di esseri senzienti ingravidati artificialmente e costretti a partorire per diventare macchine viventi di produzione del latte?
Ma una dignità Cristina Parodi ce l’ha?
Mi piacerebbe tanto saperlo.

In attesa di una risposta ho dato il via ad una contro-campagna di sensibilizzazione nei confronti degli animali vittime del business del latte.
Un’iniziativa che ho voluto chiamare #èloradellattevegetale per ricordare al ministro Maurizio Martina che il tempo della schiavitù animale sta finendo.
E’ il momento di smettere di vivere da perfetti parassiti nei confonti delle altre specie che vivono con noi su questo pianeta.
E’ giunta l’ora di iniziare a capire che gli animali non sono oggetti e che noi non siamo padroni di niente e di nessuno!

Per le nostre colazioncine mattutine e per le nostre pause merenda nessun vitellino o altro cucciolo di  mammifero deve esser gettato via come un rifiuto perchè degli umani capricciosi vogliono bere il latte di sua madre.
I vegetali ci permettono di creare fantastiche bevande ricche di elementi nutrizionali importanti e dal sapore delizioso.
Vi mostriamo quanti e quali sono nei nostri selfie scattati per schierarci contro lo sfruttamento animale e a favore dell’alimentazione non crudele!

Se anche per voi la vita di un essere senziente vale molto di più di un bicchiere di latte a colazione, unitevi all’iniziativa #èoradellattevegetale .
Basta una foto che vi ritragga insieme alla vostra bevanda vegetale preferita 🙂
Potete inviare i vostri scatti all’indirizzo mail info@carmenluciano.com .
Pubblicateli anche sulle vostre bacheche con lo stesso hashtag e seguite l’evento su facebook cliccando qui.
Le foto ricevute verranno pubblicate nell’ album dedicato.

13312899_1035021316567110_7605670634777154686_n

Annunci

°° Perchè i Mattatoi hanno le pareti di Cemento e non di Vetro °°

Riporto anche su °° Il Mondo degli Animali °° l’articolo omonimo che ho scritto sul mio blog #VeganLifeStyle di Gonews.it

——————————

Inizio questo nuovo articolo con una celebre frase di Linda McCartney che proclama
“ se i mattatoi avessero le pareti di vetro,
saremmo tutti vegetariani ” .

E proprio riguardo a questa frase, ecco la mia domanda:
Perchè i mattatoi hanno le pareti di cemento e non di vetro?

A questa domanda, vi propongo anche una risposta.
La mia risposta personale.

I mattatoi non possono avere le pareti di vetro perchè non ci è concesso di sapere totalmente cosa avviene durante la catena di s-montaggio che porta gli animali a diventare materia inanimata che finisce nelle nostre tavole.
Chi ne autorizza l’esistenza, la legalità e chi li dirige non apprezza l’idea che i consumatori sappiano come viene prodotta la carne.
Perchè è ovvio, visto che l’uomo è dotato di raziocinio e di coscienza, che susciterebbero un sentimento di pietà per le vite che vengono fatte a pezzi dai macchinari mentre ancora gli batte il cuore.
E’ naturalissimo che le persone provino disgusto nel vedere sangue ovunque o che si immedesimino nel dolore della vittima al solo sentire le urla strazianti.
Tutto questo lederebbe alle vendite, è bene tenere tutto all’oscuro.
Manzoni docet:  gli atti immorali avvengono al buio e non alla luce del sole. In questo caso invece avvengono tra quattro pareti insonorizzate e alla luce artificiale.

L’uccisione degli animali, per quanto sia legalizzata dallo Stato e venga professata come  ”indispensabile”, lo sappiamo tutti che è qualcosa di vile.

Pertanto i consumatori devono soltanto vedere la fase iniziale e quella finale del processo di “lavorazione” della carne.
Ovvero il maialino felice e roseo che respira e poi magari le salsicce che risultano invitanti da mangiare grazie a tutti gli additivi contenuti all’interno che renderebbero piacevole di gusto anche un mocassino di nostro nonno.
Come avvenuto il 5 Dicembre 2013 durante la protesta degli allevatori di suini di Confesercenti davanti a Montecitorio.

Ma cosa c’è dietro l’industria della carne?
Cosa non ci fanno vedere?
Sono felici gli animali di morire? Soffrono?

Cosa è giusto invece sapere?

Allevamenti

Negli allevamenti, parlo di quelli intensivi, gli animali vengono fatti nascere da femmine ingravidate artificialmente ( non vi sto a spiegare adesso il castissimo processo ) in capanni dalla luce artificiale.
Queste macchine della carne viventi vengono fatte crescere lontano dalla natura, alimentate spesso con farine ossee ( viva il riuso!) e bombardati di ormoni della crescita e antibiotici per resistere alle condizioni precarie in cui riversano.
Negli allevamenti non mancano sicuramente le sevizie.
Ai maialini, per esempio, vengono mutilati i genitali senza anestesia.
E strappati via, a pochi giorni dalla loro nascita, i denti.

fig5_499x313

 

Alle galline ovaiole viene tagliata la punta del becco ( zona del corpo delicatissima) senza anestesia affinché non feriscano le compagne di disavventura o si auto-provochino ferite mortali indotte dallo stress.
Non è una novità che negli allevamenti avvengano casi di aniamli che preferiscono uccidersi che continuare a vivere in quelle condizioni.

I cuccioli vengono separati dalle loro madri e privati di quel poco amore che possono ricevere in quattro mura asettiche.
Quando uno degli animali allevati risulta malaticcio o ha qualche imperfezione, nessuno perde tempo a curarlo: via spedito nel secchio dell’immondizia.
Perchè un animale che non può essere in seguito macellato, è un animale inutile e quindi uno scarto della produzione.
La vita degli animali allevati dura molto poco, circa 1/10 di quanto potrebbero vivere realmente in natura.
Un pollo per esempio, in 3 settimane viene indotto a crescere a dismisura sotto ormoni per raggiungere le dimensioni che, in libertà, avrebbe dopo 6 mesi di vita. Il loro petto ( parte interessata ) con gli ormoni femminili si ingrossa così tanto da costringere l’animale a stare a terra senza potersi muovere facilmente.

Nell’industria della carne non c’è tempo da perdere per la produzione:  le tempistiche devono essere veloci, più rapide possibili, per far fronte al numero di richiesta nel mercato e vendere.
Quando gli animali sono pronti, vengono caricati su tir e spediti al macello.
Trasporti

Sembra assurdo ma i costi di trasporto della carne , per motivi di igiene, superano di gran lunga quelli del trasporto di animali vivi.
Pertanto gli allevatori per trarne  maggior profitto preferiscono risparmiare.
Il trasporto degli animali , oggetto di nuove normative in vigore che ne disciplinano lo svolgimento, dura 8 ore in Italia.
Se si parla di animali importati dall’estero, il viaggio può durare anche 12 ore.
Questo per quanto riguarda chi è a norma.
trasporti illegali invece, che spesso riescono ad aggirare i pochi controlli presenti sul territorio, arrivano anche a sfiorare le 16 ore di viaggio.
Gli animali vengono stipati sul mezzo, ammassati senza dare alcuna libertà di movimento.
Non gli viene concesso nemmeno il diritto di dissetarsi o di mangiare qualcosa.
Così, dopo ore e ore passate in piedi, assetati e affamati oltre ad essere distrutti fisicamente e psicologicamente, alcuni di loro arrivano al mattatoio già morti.

amicicani_lavmaltrattamenti

 

Chi invece riesce a sopravvivere al viaggio, avrà il piacere di vivere l’ultima parte del percorso del disfacimento della sua esistenza.

Macellazione

Giunti alla meta del loro abbattimento gli animali vengono fatti scendere, anche con la forza, dai camion che li hanno trasportati fino ad allora e indotti all’ingresso della struttura.
Chi non riesce a fare alcuno spostamento per via della stanchezza, capita di venir colpito da scariche elettriche  che lo costringono a ultimi sforzi per muoversi.
Una volta fatti entrare nel mattatoio gli animali vengono storditi, e poi macellati.
Spesso lo stordimento non lascia l’animale privo di sensi, pertanto alcuni più sfortunati vengono fatti a pezzi mentre riescono a sentire tutto il dolore fisico.

maiali

 

Sembra un racconto dell’orrore.
E purtroppo lo è, per gli animali.
La carne che esce dai mattatoi viene trattata chimicamente prima di finire nelle confezioni che trovate in macelleria.
In alcuni casi, anche con agenti chimici illeciti tipo il MONOSSIDO DI CARBONIO, come reso noto dall’indagine realizzata da Marco Vincenti e Marco Pazzi del Dipartimento di Chimica Analitica dell’Università degli Studi di Parma.

carni_monossido

Come si può notare dalla foto, la carne prima di essere trattata con il monossido di carbonio ha un colore rosso scuro tendente al violaceo, tipico di tessuti morti.
Dopo il trattamento il colore torna rosso vivo, come se fossero muscoli appena tolti dal corpo dell’animale.

Nell’industria alimentare la carne venduta sotto forma di hamburger, cotolette e altri prodotti viene mescolata ad additivi di cui dobbiamo tener conto:
saccarosio, spezie, esaltatori di sapidità, sale, aromi e qualche volta anche coloranti.
Questi ingredienti aggiunti che conferiscono alla carne un sapore nettamente superiore rispetto a quello reale fanno in modo che il consumatore la apprezzi nel gusto.
In realtà però il sapore della carne è ben diverso: provate ad uccidere un animale, aprirlo e mangiarne i tessuti.
Solo così capirete il motivo per cui l’industria della carne ha bisogno di tutte queste trasformazioni e lavorazioni per riuscire a prendervi per la gola e a vendervi il prodotto.

Ogni anno, solo in Italia, vengono uccisi miliardi di animali che finiscono nelle tavole di 53 milioni circa di cittadini che ancora mangiano carne.
I più sfruttati in tutto il mondo sono polli e galline ( ogni secondo ne muoiono 1000 )  anatre e maiali ( mille uccisi al minuto).
Basta entrare per qualche istante nel sito LaVeraBestia.Org per rendersi conto, tramite un contatore aggiornato , di quanti animali perdono la vita per sostenere la nostra, anche se non ne abbiamo bisogno.
Nel sito, che è una video community che mostra senza tabù tramite immagini e video girati di nascosto negli allevamenti, potrete guardare con i vostri occhi e sentire con le vostre orecchie il terrore degli animali mentre vengono uccisi.
Tutto quello che potreste vedere se i mattatoi avessero le pareti di vetro.

Quando siamo ignari di ciò che avviene nel Mondo perchè ci viene nascosto, non abbiamo colpe.
Quando siamo a conoscenza invece di ciò che accade intorno a noi e non facciamo niente per impedirlo, siamo colpevoli eccome.

Quando facciamo la spesa o ci sediamo a tavola per mangiare, riflettiamo da che parte vogliamo stare.

Il silenzio aiuta sempre l’oppressore e mai la vittima.

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: