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°°[MailBombing] No al Maiale in palio per la Lotteria di Amalfi°°

Pensavate che gli animali non avessero scampo solo durante la Pasqua grazie alla Chiesa? Sbagliato!

Ecco a voi l’ennesima vergogna messa in atto dagli “uomini di Dio”. Quelli che dovrebbero diffondere il messaggio del Messia. Quelli che vivono ciò che rimane del paradiso terrestre in mezzo alle creature volute dall’Onnipotente. Quelli che seguono i 10 comandamenti dove al quinto posto troviamo il tanto dimenticato “non uccidere”.

L’unità pastorale di Lone – Pastena – Pogerola di Amalfi ha organizzato una lotteria di agosto con in palio un maiale “da 100 kg”. L’animale, vivo o morto non si sa, è stato posto come primo premio in mezzo ad altri beni materiali inanimati.

Ne da con molto entusiasmo annuncio il sito amalfinotizie.it, che nel proprio articolo ha il coraggio di riportare tale tristissima esternazione:

<< Il fortunato vincitore non dovrà andare a fare spesa per un bel po’ di tempo!!! >>

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Tutti insieme per la solidarietà“. È questo il titolo attribuito alla pesca di beneficenza che si prefigge di avere scopo benefico ma che a tutti gli effetti va a discapito di un essere vivente sfruttato come fosse un oggetto col quale premiare qualcuno.

Lunedì 13 Agosto 2018 si terrà l’estrazione di questa vergognosa lotteria. Chi si aggiudicherà il povero maiale evitando di fare spesa?

Mi auguro nessuno. Non deve aggiudicarselo nessuno, è diverso.

Vi invito ad inviare una mail alla chiesa in questione affinché venga al più presto modificato il primo premio in palio. Gli animali della terra non sono oggetti!

Mail da inviare tipo:

Gentile Chiesa di Amalfi,

Gentile Comune di Amalfi,

ho appreso con enorme sconcerto che lunedì 13 Agosto 2018 presso l’Unità Pastorale di Lone – Pastena – Pogerola si terrà l’estrazione della “pesca di beneficenza” che prevede come primo premio un maiale da 100 kg. La presente email è per esternarvi il mio disappunto. Chi meglio di voi dovrebbe sapere e conoscere l’importanza della vita? Com’è possibile dunque che un animale, una creatura di Dio, venga mercificata e usata come primo premio fra altri oggetti? Dove finiscono l’altruismo, la gentilezza, l’amore, il rispetto e la compassione? Possibile che non vi sia nulla di più gradevole come primo premio che di un povero maiale di cui indicate anche il peso corporeo? Vi consiglio riflettere sul contenuto di questo messaggio. Il vostro operato è immorale ed è un oltraggio alla natura. Vi invito inoltre a cambiare tipologia di premio per la vostra lotteria perché i maiali non sono merce. Gli animali sono esseri viventi e anche voi uomini lo siete, pertanto abbiate rispetto per la vita.

Saluti.

Nome, Cognome, Città

Da inviare a:

info@parrocchiaamalfi.com curiaamalfi@pddinformatica.it info@amalfi.gov.it ufficiocomunicazionisociali@diocesiamalficava.it

Grazie a chi deciderà di stare dalla parte degli animali!

Carmen

Aggiornamento:

Oggi ho ricevuto una mail da parte dell’Ufficio Stampa del Comune di Amalfi con “accusa” di aver fornito info non corrette e richiesta di rimozione del mailbombing. Il maiale da 100 kg come premio sarebbe già macellato e non vivo.

Leggete tutto qua: aggiornamenti maiale Amalfi.

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°° L’Uccisione del Maiale °°

In occasione del Natale e visto che in questo periodo di “feste” i maiali sono fra gli animali più massacrati, ho deciso di condividere con voi una parte del libro autobiografico scritto nel 2016. Con la speranza che le mie parole possano arrivare dritte alla coscienza di chi, per caso, passa qui…

maiale testa.jpg

Il maiale è uno degli animali che ho avuto modo di conoscere da vicino durante la mia infanzia. Me li ricordo ancora, rinchiusi dentro il porcile collocato dietro casa dei miei nonni. Faceva parte della categoria degli animali di serie B, ovvero quelli che non se ne stavano tranquilli in giro, intorno casa, ma sul retro, nascosti ad ingrassare. Quasi sempre da solo, raramente in compagnia di un altro amico di sventura, questo animale veniva acquistato a pochi mesi di vita dai miei parenti per poi essere alimentato fino al giorno della sua condanna a morte, che cadeva per il periodo natalizio.

Quando ero piccola credevo che i maiali fossero animali cattivi e sporchi. Ero totalmente ignara del fatto che essi potessero diventare così per colpa di chi li teneva segregati in un metro quadrato dove lì dovevano mangiare, lì dovevano dormire e sempre lì dovevano fare i propri bisogni. Non li toccavo quasi mai, e se ci provavo lo facevo in presenza di qualche adulto perché avevo paura potessero mangiarmi la mano come mi avevano raccontato che era successo ad una bambina molto tempo prima. Li sfioravo due secondi con la punta delle dita sulla loro schiena. Non erano morbidi come i gatti, anzi, sembrava di accarezzare la spazzola di una scopa. Ricordo benissimo i momenti che passavo davanti a quelle sbarre rosse che tracciavano il confine e la separazione tra la mia libertà e la loro reclusione. Prendevo le mele lasciate dai nonni nel cestino che conteneva la frutta non buona per il nostro consumo e gliele lanciavo. Erano buffi da guardare quando correvano con quelle code attorcigliate verso il cibo. Mi faceva senso vederli grufolare con il grugno dentro le loro feci e qualche volta buttavo apposta la frutta là sulle deiezioni per vedere se nonostante ciò la mangiassero lo stesso. E loro lo facevano, poverini, mentre a me la cosa faceva ridere per lo schifo. Solo crescendo ho compreso che non c’era niente da ridere, e che se trovavo divertente una scena così tragica era solo e soltanto per una barriera mentale che dovevo abbattere. Il vero schifo stava nelle loro condizioni, nel modo in cui sopravvivevano fino alla morte che gli veniva imposta. Il maiale, come ho già detto, era uno degli animali “da carne” comprati dai miei nonni per ingrassare. L’uccisione di uno in particolare mi colpì profondamente, riuscendo a lasciarmi una ferita che non si è mai più chiusa.

 

Avevo quattro, forse cinque anni. Ero a casa dei nonni materni. Il ricordo è sempre limpido. Se socchiudo gli occhi vedo ancora quelle scene crude, sento ancora lo strillare della vittima. Era mattina presto. Avevo ancora addosso il pigiama pesante e ai piedi le ciabattine calde. Mia mamma mi disse di salire su in casa e di rimanere dentro senza scendere nel piazzale, davanti al capanno degli attrezzi dei nonni, perché dovevano fare una cosa e i bambini non potevano starci. Io, sempre stata curiosa, volevo sapere di cosa si trattasse. Non volle spiegarmi cosa dovessero fare e io insistetti perché volevo saperlo. << Devono uccidere il maiale >> mi disse, e io a quella risposta rimasi colpita. Mai avrei immaginato una risposta del genere. Chiuse la porta e scese giù anche lei, mentre io rimanevo da sola. Cosa può attraversare la mente di una bambina di pochi anni nel sentirsi dire una frase del genere? Cosa attraversava la mia mente? Ero chiusa in cucina, fuori faceva freddo, e riflettevo che se i nonni stavano per uccidere quel maiale che avevo visto dietro casa era solo perché era sporco e cattivo. Sì, era cattivo e quindi meritava di morire. Camminavo da una parte all’altra della stanza, come fanno gli adulti pensierosi, e meditavo. Perché anche i bambini meditano. Sapevo che non era giusto uccidere dal momento che me lo avevano detto anche all’asilo durante una lezione di religione tenuta da una suora, ma io continuavo a convincermi da sola che se i nonni lo stavano per fare era perché c’era un motivo valido dietro. Ci doveva essere per forza.
Chi è buono non viene ucciso, no?
Mentre pensavo, i primi strilli arrivarono chiari dal piazzale, giungendo fino alle mie orecchie, arrestando i miei pensieri. Attraversarono le pareti della casa, i vetri spessi ed appannati di condensa della porta della cucina che dava sul balcone. Rimasi come paralizzata, in silenzio, per capire di cosa si trattasse. Forse si era fatto male qualcuno. Credevo fosse un lamento solo, isolato, e invece poi continuai a sentire altri rumori spaventosi. Un grido, un altro e uno ancora, sempre più forte. Avevo realizzato che chi si era fatto male era il maiale che i nonni dovevano uccidere. Il lamentarsi di quel povero animale aumentò, sempre più forte, sempre più straziante. Dentro di me sembrava che stesse sparendo l’aria dai polmoni. Iniziavo a respirare a fatica. Mi tremavano le gambe, un senso di paura mi stava pervadendo. << Smettila di urlare! Smettila! >> iniziai a dire a voce più alta che potevo, portandomi il palmo di entrambe le manine sulle orecchie, con la speranza di riuscire ad allontanare quelle che erano richieste di aiuto implorate in una lingua che non conoscevo. Non fu sufficiente per smettere di sentire. Avrei voluto correre a nascondermi da qualche parte, ma avevo paura ad attraversare il corridoio buio di casa. Ero obbligata a stare in cucina. Il rumore era talmente tanto e così angosciante che alla fine presi coraggio. Nonostante il divieto di uscire di casa, invece di nascondermi aprii la porta per andare dagli altri. Scesi le scale che portavano al piazzale, facendo attenzione a non perdere le ciabattine dai piedi, e mi affacciai per vedere cosa stava succedendo.

E poi lo vidi.

Davanti al capanno degli attrezzi dei nonni vidi lui, il maiale, tenuto legato con delle corde per le zampe posteriori da due miei zii che non sapevo fossero arrivati quella mattina. Cercava di muoversi e di trovare una via di fuga mentre gridava. Cercava così disperatamente di divincolarsi che mio nonno per ostacolarlo prese un secchio bianco e glielo buttò sulla testa. Per un istante mi sentii dalla parte dei miei parenti. Nonno era riuscito a bloccarlo. Era un grande. Quel senso di appartenenza al gruppo degli oppressori però durò pochissimo. Pochi istanti dopo si ribaltò tutto, ed iniziai a vedere la scena da un’ottica totalmente nuova. Non stavo più dalla parte di quelle persone a cui volevo bene, non stavo più contro il maiale cattivo. Il maiale non era cattivo, e lo stavo capendo dal semplice fatto che non faceva nulla di male. Avrebbe potuto ferirli, morderli, e invece scappava. Non era cattivo. Non era lui, quello cattivo. Erano almeno in cinque: cinque contro un animale solo che voleva vivere e che stava lottando con tutte le sue forze per liberarsi. Non sapeva più dove andare e non avendo più la possibilità di vedere smise di divincolarsi. La pavimentazione del piazzale aveva ancora l’umido della notte trascorsa. L’animale lo sentiva sotto alle zampe e cercava di non scivolare ma di stare in piedi. Vidi allora un altro zio cogliere al volo quel momento di calma della vittima per avvicinarsi a lui. Aveva in mano un coltello affilato. Non feci in tempo ad urlare di non fargli del male che la lama era già dentro la gola del maiale. Fu spaventoso. Stavo per impazzire dal terrore. Vidi la lama entrare nella pelle di quel povero essere innocente. La vidi muoversi da un lato ad un altro e subito, tra i lamenti inascoltati del ferito, iniziò a fuoriuscire un fiume di sangue. Avevo la nausea, mi portai una mano alla bocca. Nonno gli tolse il secchio dalla testa e lo posizionò sotto al mento per raccoglierlo ed evitare che imbrattasse il piazzale. I sensi mi stavano abbandonando. Ancora qualche istante e sarei crollata a terra dalla paura. Chi sul serio iniziò a perdere sensi ed equilibrio fu invece il maiale, che a forza di sangue che fuoriusciva non aveva più energie né per gridare né per muoversi. Vidi nel frattempo nonna mantenere una pentola di acqua bollente, e un altro parente correre a prenderne un’enorme tazza per gettarla addosso al povero colpito a morte. Si alzarono le ultime grida, insieme al vapore misto a odore di pelle bruciata. La nausea aveva raggiunto l’apice. Mi mancava il respiro. Avevo gli occhi pieni di lacrime e completamente saturi dalla tanta violenza alla quale stavo assistendo. Realizzai che il maiale era sul punto di morire quando lo vidi, inerme, esser caricato su una tavola enorme. Non dava più segni di vita, era immobile nelle mani dei suoi aguzzini. Ad uccisione avvenuta l’attenzione smise di essere incentrata sulla vittima. Qualcuno si girò verso di me e mi vide intenta a guardare, sotto shock. Sentii pronunciare il mio nome in modo allarmato. Realizzando che non dovevo essere la, senza nemmeno fermarmi o rispondere corsi velocemente in casa, più forte che potevo cercando di non perdere le ciabattine dai piedi, e una volta rientrata in cucina mi buttai sopra al divano. Non riuscivo a credere a quello che avevo visto.

Qualche ora dopo, solo quando gli adulti iniziarono a rientrare in casa per sedersi a tavola e mangiare, ebbi la forza di scendere giù e di tornare nel piazzale davanti al capanno. Il sangue aveva formato dei rivoli che arrivavano fino a fuori il cancello di casa, raggiungendo la strada. Mi affacciai e vidi che la tavola sulla quale era stata bollita la pelle del maiale qualcuno l’aveva tolta e messa al suo posto in cantina. Rimaneva però quell’odore nauseante di vapore acqueo e di pelle bruciata. All’inizio non capivo dove fosse l’animale. Mi guardavo intorno alla sua ricerca. Poi lo vidi. Alzai gli occhi e scorsi il suo corpo appeso a due ganci, per le zampe posteriori. Era spaccato a metà e decapitato. Una scena spaventosa per me. Mi avvicinai ai resti piano piano, cercando di non sporcarmi le scarpe. Vidi le costole dall’interno, inclusa la spina dorsale, e la coda che adesso era dritta. Voltai lo sguardo poco più in là e, agganciata per la parte posteriore, trovai la testa. Gli occhi erano socchiusi. Sulla sua faccia era rimasta quell’espressione inequivocabile di sofferenza che solo chi è stato ucciso può avere per sempre. Mi veniva da piangere. Non riuscivo a trattenere le lacrime. Quella bocca che fino a poche ore prima emetteva lamenti adesso era immobile. Quel corpo che cercava una via di fuga non conteneva più vita. Le zampe che qualche ora prima scivolavano sulla pipì scappatagli dalla paura adesso erano distese. Quelle anteriori si protraevano quasi a voler toccare il terreno per l’ultima volta, senza riuscirci. Guardai il palmo della mia mano destra e lo portai a una delle guance del maiale per fargli una carezza. Non lo avevo mai potuto fare mentre era vivo. Lo stavo facendo per la prima volta, ora che non poteva più esserci una reazione, adesso che era morto. Provai pena, pietà, tristezza nel sentire sotto la mia pelle la sua, privata dei peli, resa morbida dall’acqua bollente. Piansi tantissimo. Non potei fare altro che continuare a far uscire lacrime dai miei occhi, con la speranza che non mi vedesse nessuno. Cosa avrebbero pensato i grandi? Cosa avrebbero detto nel vedermi intenta a toccare quello che a breve sarebbe diventato cibo da spartire? Nuove idee presero vita nella mia testa. Quel maiale non era cattivo. Non meritava di morire. Era una vita che voleva vivere.

 

Carmen Luciano


 

Contact form per richiedere l’autobiografia completa.

 

°° LEGAMBIENTE LUNIGIANA: Cene “sostenibili” a base di animali °°

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Vi segnalo un evento che ha davvero dell’incredibile.
La MAIALATA“, ovvero una cena a base di carne di maiale organizzata da nientepopodimeno che… LEGAMBIENTE!
Esatto! LEGAMBIENTE! Un’associazione che DOVREBBE (usiamo il condizionale,eh) diffondere una cultura sull’etica ambientale e sul rispetto e tutela della Natura e dei suoi abitanti.
Invece di organizzare cene ed eventi davvero sostenibili con menu biologici e vegetali, qui si opta per la mattanza.
E appunto per parlare di cosa fare nel 2013 Legambiente Lunigiana ha invitato tutti i soci a questa cena definita “sostenibile”, per discutere intorno ad una tavola su cui verranno serviti maiali.
Tutto questo è totalmente incoerente oltre ad essere un insulto il nome dato alla cena nei confronti di poveri animali innocenti uccisi in maniera disumana.

Qui di seguito vi riporto l’invito ufficiale della Maialata:

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Ai Soci e Amici di Legambiente LunigianaMAIALATA CON SOCI E AMICI DI LEGAMBIENTE LUNIGIANA     
VENERDI 8 FEBBRAIO 2013 – ORE 20,30
AGRITURISMO IL PICCHIO VERDE, LOC. MOLESANA 6 LICCIANA NARDI (MS)
Cari Soci, Cari Amici
visto che siamo agli inizi dell’anno, quando in Lunigiana è tradizione ‘fare il maiale’ e condividere socialmente questo evento a tavola, abbiamo pensato di invitare ad una ‘maialata sociale’ tutti i soci e gli amici di Legambiente Lunigiana.
Vogliamo approfittare di questo convivio per scambiare opinioni con voi su come rendere l’anno che ci aspetta proficuo per una sviluppo davvero sostenibile della Lunigiana.
E visto che ci ospita uno degli agriturismi lunigianesi, ci piacerebbe chiaccherare a tavola anche di turismo sostenibile e sviluppo rurale, che sono secondo noi le chiavi su cui puntare per far crescere la ‘green economy’ nel nostro territorio, che vede iniziative associative importanti operare come Lunigiana Amica e la neonata Associazione Operatori Turistici della Lunigiana.Per questo vi invitiamo Venerdi 8 febbraio 2013, alle ore 20,30 all’agriturismo Il Picchio Verde, in loc. Molesana (subito sopra ad Amola) di Licciana Nardi, per una proficua ‘Maialata sociale’.Per prenotare o chiedere altre informazioni chiamateci al 338 5814482 (Francesca) o scriveteci a: segreteria@lunigianasostenibile.it

Vi aspetto numerosi.

Luigi Ringozzi, Presidente del Circolo

Terrarossa (MS), 1 FEBBRAIO 2013

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Legambiente Lunigiana aveva fatto girare l’invito anche sul social network Facebook, fino a ieri, ma dopo aver ricevuto decine e decine di critiche l’evento è stato vigliaccamente rimosso.

Ciò che vogliamo, è che LA CENA STESSA VENGA ANNULLATA.
O che almeno venga cambiato il menù della serata.
Non è accettabile che un’associazione che dovrebbe occuparsi dell’ambiente, si sieda a tavola per divorare degli abitanti del nostro Pianeta!
Vi invito dunque a scrivere , se siete d’accordo con me, una mail a questi incoerenti per ricordargli che anche i maiali hanno il diritto di vivere.
Dopo questa caduta di stile clamorosa vi invito anche a diffidare da associazioni come Legambiente, brave solo A PARLARE MA DAVVERO MISERE NEI FATTI!

Scriviamo un paio di righe a<<<  segreteria@lunigianasostenibile.it >>> per farci spiegare cosa c’entra sgozzare un maiale con l’ambientalismo!

Mail da inviare tipo:

Spett.le Legambiente Lunigiana,
sono venuta a conoscenza della Vostra iniziativa sociale, da voi definita proficua “Maialata sociale”.
La mia opinione è che sia davvero una iniziativa di cattivo gusto e che fa seriamente dubitare dei vostri obiettivi sociali. A mio avviso chi si occupa di questioni ambientali e si schiera con gli animalisti e li sostiene in alcune attività non dovrebbe avere iniziative di questo tipo dove si usano animali per scopi sociali: “maialata sociale”…dove il maiale viene visto come occasione conviviale….e non come creatura con diritto di vita… per discutere di “turismo sostenibile e sviluppo rurale” non è necessario mangiare maiale o qualsiasi altra creatura…volete far crescere la ‘green economy’ nel vostro territorio publicizzando una iniziativa che comincia con l’uccisione di animali? Non male come inizio….è per questo che vi chiedo spiegazioni in merito, che vede iniziative associative importanti operare come Lunigiana Amica e la neonata Associazione Operatori Turistici della Lunigiana.

Cordiali saluti
Nome e Cognome
Città

Segui l’evento di mail bombing contro Legambiente sull’evento ufficiale su Facebook.

 

Perchè nell’uccidere un essere vivente non c’è NULLA DI SOSTENIBILE!!!!!

 

vergogna!!!!!!!!!! assassini!

°° Sgronfy, maialina vietnamita barbaramente uccisa: chiediamo giustizia °°

Condivido con voi questa notizia che mi ha veramente, ma veramente fatto ribaltare le interiora.
Sgronfy, una maialina vietnamita salvata da una famiglia da morte certa, è stata trovata UCCISA senza pietà con la testa fracassata. Il suo corpo era riverso nel suo stesso sangue in un campo a 50 metri da casa sua.
Si era allontanata per andare nell’erba, e qualcuno ha pensato bene di eliminarla .

Vorrei solo che chi l’ha ridotta così e uccisa ( si parla di 2 persone) morisse all’istante.
Non bastano anni di reclusione per gli assassini.

Detto questo, vi invito a condividere la notizia affinchè TUTTI SAPPIANO e a prender parte alle mail da spedire al Sindaco di Alessandria, ai Carabinieri e ai Giornalisti affinchè si faccia luce sul caso e salti fuori l’assassino.
Che deve pagarla cara, ovviamente.

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Un paese civile tutela le creature più deboli, un cittadino civile aiuta il suo paese denunciando

Solero (Alessandria).
Ieri 13 settembre 2012 qui hanno ammazzato Sgronfy…

Perchè questa maialina vietnamita, questa creatura temibile e pericolosissima, è uscita dal cancello e si è diretta verso il prato di fronte al cimitero…a 50 metri da casa.. E’ STATA AMMAZZATA SENZA PIETA’.
Di Sgronfy sono rimasti pochi denti ed una pozza di sangue perché si sa che fine fanno i maiali. In ogni caso non era una spranga (perché nulla è stato trovato) si poteva trattare di una pala di un crick di qualsiasi cosa che le ha spaccato la testa e la mandibola.
Al momento non possiamo dire altro ne come andaranno a finire le cose.
Perchè se si trova un animale (un maiale) non si fanno ricerche, non si chiamano le associazioni… si ammazza e basta.
Paola Castelli aveva riscattato Sgronfy per non farla ammazzare e l’ha curata e accudita con amore.
I responsabili di una tale gesto di crudeltà e vigliaccheria devono pagare davanti alla legge!

Ora Vi prego scrivete tutti per denunciare questo gesto atroce e per chiedere che giustizia venga fatta

Ecco gli indirizzi e la mail da inviare (testo tipo) ricordate di presentarvi e di firmarvi. Per cortesia cambiate tutti l’Oggetto, affinché non possano attivare i filtri anti-spam. Grazie

Comando Stazione Carabinieri
Viale Stazione, 3
15029 Solero
Tel. 0131217226 – Fax 0131217797
Email: stal137170@carabinieri.it

Comune di Solero
Piazza Libertà, 1 – c.a.p. 15029
Telefono (0131) 217213 – Fax (0131) 217720
email: solero@ruparpiemonte.it
PEC: solero@cert.ruparpiemonte.it

SINDACO: SIGNORA MARIA TERESA GUASCHINO

La/Il sottoscritta/o…………………………(nome – cognome)residente in……………………(via-città) , è venuta/o a conoscenza DELLA BARBARA UCCISIONE DELLA MAIALINA VIETNAMITA DI NOME SGRONFY DI PROPRIETA’ DELLA SIGNORA PAOLA ANNA CASTELLI RESIDENTE A SOLERO (ALESSANDRIA) che ha provocato grave strazio all’animale e grande dolore alla sua proprietaria.
Si chiede di accertare e perseguire penalmente i responsabili.

L’art. 544-bis della legge 189/2004 recita: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da “quattro mesi a due anni”.
Un Paese civile tutela le creature più deboli, un cittadino civile aiuta il suo Paese denunciando.

Si ringrazia.

Firma e data

GRAZIE A TUTTI
Noemi Confortini

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Altri recapiti per denunciare l’atto vile

Comando Stazione Carabinieri
Viale Stazione, 3
15029 Solero
Tel. 0131217226 – Fax 0131217797
Email: stal137170@carabinieri.it

Comune di Solero
Piazza Libertà, 1 – c.a.p. 15029
Telefono (0131) 217213 – Fax (0131) 217720
email: solero@ruparpiemonte.it
PEC: solero@cert.ruparpiemonte.it

redazione@ilpiccolo.net
MAIL DELLA REDAZIONE DI ALESSANDRIA DEL GIORNALE “IL PICCOLO” inviate mail in modo che si diffonda la notizia. le autorità civili e militari ci tengono a quello che viene scritto sui giornali.

mandate mail anche a questo indirizzo!
testo tipo:
La/Il sottoscritta/o…………………………(nome – cognome)residente in……………………(via-città) , è venuta/o a conoscenza DELLA BARBARA UCCISIONE DELLA MAIALINA VIETNAMITA DI NOME SGRONFY DI PROPRIETA’ DELLA SIGNORA PAOLA ANNA CASTELLI RESIDENTE A SOLERO (ALESSANDRIA) che ha provocato grave strazio all’animale e grande dolore alla sua proprietaria.

Si chiede di accertare e perseguire penalmente i responsabili.

L’art. 544-bis della legge 189/2004 recita: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da “quattro mesi a due anni”.
Un Paese civile tutela le creature più deboli, un cittadino civile aiuta il suo Paese denunciando.

Si ringrazia.

Firma e data

Per rimanere aggiornati sulla triste vicenda, seguire l’evento creato su Facebook cliccando QUI .

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