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°°[Ricette] Dolce al Cucchiaio con Crema Pasticcera Bicolore Limone e Fragole°°

Care lettrici e cari lettori,
in questo articolo vi mostro dei dolci che ho realizzato e che possono essere preparati anche da voi come dessert di fine pasto o per stupire amici e parenti in pausa merenda.

Si tratta di un dolce al cucchiaio semplice da preparare ma davvero gustoso, interamente vegetale, con crema pasticcera al limone bicolore e fragole!


Ingredienti per 6 porzioni:
♦ 12 biscotti ai cereali (io ho scelto quelli Gullon con frutti rossi)
♦ fragole (circa 250 grammi)
♦ crema pasticcera vegan al limone fatta in casa
♦ colorante rosa vegetale (ho acquistato quello Rebecchi)

Preparazione:
Prendete 6 barattolini, o bicchieri di vetro, ben puliti e asciutti e teneteli pronti sul vostro piano di lavoro.
Con l’aiuto di un mortaio polverizzate i biscotti un po’ alla volta (dovranno essere 2 biscotti per singolo bicchiere di vetro). Come biscotto vi suggerisco quello ai cereali, ma potete optare per qualsiasi tipo friabile (anche gluten free in caso di intolleranza al glutine).
Prendete le fragole e tagliatele a pezzettini, lasciando delle fettine (della parte centrale) che serviranno per decorazione.
Una volta pronta la base di biscotto, i bicchierini da riempire e i pezzetti di fragola, possiamo passare alla realizzazione della crema pasticcera al limone.

Per realizzarla, ho seguito la ricetta di Vegolosi (cliccate QUI per consultarla).
Ho preparato la base liquida e prima di metterla a cuocere per renderla densa, l’ho divisa in due parti in due pentoloni diversi: in uno ho aggiunto un po’ di curcuma per conferire il colore giallo, nell’altro un pizzico di colorante fuxia vegetale per rendere la crema color rosa. Il risultato è stato favoloso! Due creme dallo stesso sapore ma con cromie diverse per rendere il dolcino ancora più bello da vedere.

Una volta preparata la crema pasticcera, si possono assemblare i dolci.

In ogni singolo bicchiere inseriamo i biscotti polverizzati, distribuiamo qualche cucchiaio di crema pasticcera rosa o gialla (a piacere), aggiungiamo dei pezzetti di fragola e copriamo con la crema pasticcera dell’altro colore.
Infine, come decorazione, disponiamo qualche fettina di fragola nella parte superiore.

Ed ecco pronti i nostri bicchierini dolcissimi.

Per preparare questi dolci è necessaria circa un’ora di tempo, ma il risultato è veramente meraviglioso.
Conservati con tappo, i dolci in vasetto si possono tenere in frigo per qualche giorno.

Sono perfetti da servire freschi come pausa merenda o a fine pasto a pranzo o a cena.
Provateli anche abbinati a frutta fresca!




Alla prossima ricetta!


Carmen

°°Caro Red Ronnie: Gli Alimenti di Origine Animale non Sono Vegan!°°

Cari lettori e care lettrici,
scrivo questo articolo a seguito di esternazioni a dir poco agghiaccianti comparse sul profilo Facebook di un personaggio televisivo, sedicente vegan: sto parlando di Red Ronnie.

Mercoledì 5 aprile 2023, ore 9.22, sul suo profilo è stato pubblicato un post riguardante un prodotto di origine animale definito “vegan”: il burro VeroGhì.
Stando a quanto affermato nella presentazione riportata come didascalia del post, questo alimento di derivazione animale sarebbe vegano perché “senza lattosio e caseina. Viene creato solo con panna d’affioramento. La fattoria dove nasce è nella campagna di Parma. Le stalle sono costruite secondo i criteri più sicuri e sani per il benessere animale: apertura sui due lati, pascoli ovunque e animali liberi di brucare pacificamente all’aria aperta. Sono alimentate con erba falciata d’estate e fieno biologico d’inverno. Prima allattano i vitellini poi il latte in eccesso diventa il burro VeroGhì.
La flora microbiologica del fieno rende il latte, lavorato crudo, ricco di nutrienti”
.




Un allevamento dipinto come un locus amoenus per femmine che allattano i propri figli e le proprie figlie.
Una stalla nella campagna di Parma con ben due aperture sui lati (ma che lusso!), e distese di erba dove poter brucare pacificamente all’aria aperta. Wow!

Lo so, state pensando di prenotare anche voi questo alloggio per le prossime vacanze, non è così?
E invece dovrete invidiare dalle vostre piccole dimore gli animali eletti per villeggiarvi.


Come era immaginabile (ed auspicabile), Red Ronnie è stato inondato di critiche mosse da persone vegane che difendono gli animali e che non mangiano alcun derivato corporeo delle altre specie. Il post ha raccolto centinaia di commenti lasciati da persone rimaste deluse dal suo promuovere tale alimento, e soprattutto per averlo definito vegan.

Ma il diplomatico Ronnie ha placato con due frasi il malcontento cittadino:
i vegani integralisti? sono peggio dei carnivori!


Con una modifica al post, Ronnie ha aggiunto:
“con la loro intransigenza spesso violenta (vedi i nazi Vegan che andavano in TV e per ansia di protagonismo non capivano che venivano sfruttati per andare contro alla cultura Vegan) [i vegani integralisti] fanno peggio che se stessero zitti. In passato sono stato attaccato anche perché pubblicizzavo Mielizia. Il miele!!! Non solo gli apicoltori non sfruttano le api, ma le nutrono quando (sempre più spesso) non riescono a raccogliere miele e le salvano!!! Ma i vegani integralisti vorrebbero cancellare gli apicoltori e di conseguenza le api. E senza api moriremmo tutti. Quindi con quello che ho scritto adesso rispondo a tutti quelli che sono solo capaci di puntare il dito e che cercano in ogni video cosa poter attaccare. Non fa bene alla causa animalista e poi, chi non lo sa, vada a leggersi la mia storia e l’impegno che ho sempre messo per difendere gli animali. E per impegno intendo i tanti soldi rifiutati. That’s all Folks!”


Caro Red Ronnie,
da dove inizio?
Quante cose ci sono da dire.

Punto primo: il consumo di derivati corporei animali non sono in linea con la filosofia di vita vegan.
Decidere di diventare vegani/e significa eliminare dalla propria alimentazione (ma anche dal proprio vestiario) ogni tipo di materia derivata dal corpo della altre specie: niente latte, niente uova, niente burro, niente miele.
È molto semplice intraprendere questa scelta, abbracciare questo modus vivendi: quando accade, si prova una sensazione di leggerezza al pensiero di quanta ingiustizia legalizzata si sosteneva prima di quel grande passo.

Punto secondo: ciò che per te è il significato di vegan, è evidentemente una tua interpretazione personale, per giunta non condivisa. Lo dimostrano le centinaia di risposte che hai ricevuto attraverso i commenti sotto questo post. Vegan non significa non nutrirsi di derivati dallo sfruttamento degli animali, ma semplicemente non nutrirsi dei derivati animali. Qualsiasi sia la modalità di ottenimento di questi.

Punto terzo: una stalla, anche se dotata dei più tecnologici “comfort”, rimane pur sempre una stalla.
Tu, chi la pensa come te, e quelli che vendono derivati animali, sapete cosa significa nascere in un allevamento, confinati in uno spazio, per condurre una vita prestabilita e con fine ultimo gli interessi economici di terzi?
No, evidentemente. Che fortuna.
Il fatto che siate umani – quindi appartenenti a una specie che si autotutela, evitando accuratamente di non subire dagli animali ciò che essa impone a loro – non vi rende per natura autorizzati ad arbitrare l’esistenza altrui.
Che gli esseri umani abbiano il diritto di decidere della vita, e della morte, delle altre creature che vivono su questo pianeta con noi (purtroppo per loro) è una costruzione sociale e culturale, alla quale ci iniziano, facendola passare per vera. L’antropocentrismo di cui è affetto il nostro genere è uno dei morbi più difficili da debellare.

Punto quarto: a ciascuna specie mammifera, il proprio latte.
Siamo gli unici animali che sottraggono, per giunta con la scusa dell’esubero, il latte ad altri cuccioli.
In natura non esistono altri individui che si appropriano della secrezione mammaria di femmine che hanno da poco partorito. Basta veramente poco per capire quale ingiustizia permea questo modus agendi: immaginate di essere voi, quei neonati e quelle neonate. Chi avrebbe il piacere di sapere che la propria madre viene munta dopo che siamo stati allattati?
Le ghiandole delle femmine che hanno partorito, che siano umane o animali, secernono secrezione attraverso la sollecitazione data dalla suzione.
Molto triste che degli adulti (già allattati e svezzati) si frappongano nel delicato rapporto fra madre e figlio/a.
E che la si finisca di parlare di “esubero”: lo abbiamo visto con il triste epilogo del sedicente allevamento “etico” LatteAmore cosa significa tenere femmine a partorire figli per tenersi il latte.

Punto quinto: il miele è l’unico alimento delle api, se lo autoproducono, è LORO!
Per aiutare questi preziosi animali che impollinano vita è necessario avere degli accorgimenti, disinteressati, senza per forza vendere il loro miele: esistono fiori, per esempio, da poter piantare per dare loro sostentamento. Importante non sostenere l’uso di pesticidi, cercare di avere un minor impatto possibile sull’ambiente. Gli apicoltori edulcorano la loro attività imprenditoriale con la scusa della salvaguardia di queste creaturine, ma chi ha a cuore veramente la loro vita non toglie loro il cibo che con molta fatica autoproducono.
Questo vassallaggio interspecie non è mai stato autorizzato dalle api. Esse non hanno mai dato il consenso a essere “protette” in cambio del loro lavoro, e il fatto che non si possa comunicare con esse per capire cosa vogliono non ci dà il diritto di credere che siano d’accordo.

Punto sesto: che volgarità il termine Nazi Vegan.
Ma come ti permetti?
Per quanto questo prefisso abbia oggigiorno acquisito una connotazione diversa che sicuramente hai inteso anche tu (ossia individuo ‘fissato’ con qualcosa), a me, con studi linguistici nel bagaglio culturale, richiama sempre la sua estensione originale, ossia “nazista“. Nazi a chi? A persone che difendono la vita? A persone che con coraggio si sono liberate da false convinzioni sociali e hanno deciso di rifiutarsi di sostenere l’assoggettamento delle altre specie e il loro utilizzo per fini economici?
Il nazismo è stato l’esatto opposto, purtroppo. Questo neologismo dovrebbe SPARIRE dalla bocca della gente.
Chissà se un giorno arriveremo anche a ritenerlo diffamatorio davanti alla Legge, tanto da condannare chi ne fa uso per etichettare altre persone.

Integralisti, “peggio dei carnivori”, addirittura faremmo meglio a stare zitti.
Ripeto, come ti permetti?
Noi parliamo e siamo eco degli animali che non possono parlarvi per dirvi DI LASCIARLI IN PACE.
E parleremo fino a quando non capirete che siete solo UNA fra le specie, e che le altre non hanno minore importanza.
Una specie che può essere padrona di sé stessa, ma non delle altre.
Il dominio umano sugli animali deve finire.


Non abbiamo bisogno di burro.
Non abbiamo bisogno di miele.
Non abbiamo bisogno di carne di animali terrestri o marini.
Abbiamo bisogno di imparare a coesistere con queste povere creature che assoggettiamo alle nostre antropocentriche volontà da millenni.


Abbiamo bisogno che tu, e chi la pensa come te, lo comprendiate presto, perché il cambiamento decisivo ed epocale per l’evoluzione della nostra specie.


Carmen

°°[Chioggia] Pizzeria Park: Sconto sulla Pizza Chiesta senza Derivati Animali°°

Cari lettori e care lettrici,
in questo articolo vi parlo di un fatto accaduto a una ragazza in una pizzeria, a mio avviso molto positivo, che merita di essere reso pubblico affinché sia d’esempio per altri locali.

Silvia D., vegana, si trovava a Chioggia (VE) ed è stata cliente del Ristorante Pizzeria PARK (Lungomare Adriatico 74). Pur non trovando opzioni fra le pizze interamente vegan (con formaggi o affettati vegetali, per intenderci) ha ordinato una pizza vegetariana chiedendo che fosse tolta la mozzarella (derivato animale) e i peperoni, quest’ultimi perché non erano di suo gradimento.

Quando dopo la consumazione è andata a pagare è rimasta piacevolmente sorpresa dal conto:
come potete vedere dallo scontrino, al prezzo della pizza sono stati scalati gli ingredienti che lei ha chiesto venissero tolti.

Perché pubblico questa storia?
Perché è la prima volta che mi imbatto in un’esperienza simile altrui.
È la prima volta che vedo un locale applicare uno sconto su una portata che ha degli ingredienti in meno.

Anche io, quando mi capita di frequentare delle pizzerie, la chiedo sempre con base rossa senza mozzarella, “veganizzando” dunque la pizza che di per sé sarebbe vegetariana, ma non ho mai visto sconti sul conto, né li ho mai richiesti. Mi è capitato però di chiedere di togliere la mozzarella, che non mangio, e di aggiungere un ingrediente extra, pagandolo poi nel conto.


Pertanto, faccio i miei complimenti pubblici al Ristorante Pizzeria Park per aver avuto quest’occhio di riguardo verso la ragazza che ha scelto la pizza vegetariana ma resa vegan: veramente un gesto onesto che meriterebbe di essere emulato e preso come esempio.




Concludo questo articolo con l’invito rivolto a tutti i locali:
offrire opzioni vegan significa rendere la vostra attività accogliente per un numero più ampio di persone, avvicinandovi alla cucina senza crudeltà e dando al vostro locale maggiore visibilità (il passaparola vegan è incredibile, ve lo conferma questo articolo!).

Proporre portate 100% vegetali è più semplice di quanto non si creda!
Vi suggerisco di leggere gli opuscoli gratuiti di Agire Ora Edizioni dove troverete tantissime ricette, dall’antipasto al dolce! Cliccate QUI

Sarò felice di parlare delle novità del vostro locale, se accoglierete di ampliare l’offerta.



Al prossimo articolo!

Carmen

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