Archivio mensile:marzo 2017
°° [Recensione] La Casina di Alice: Ristorante Vegano a Livorno °°
C’era una volta, in una città sul mare, una Casina bianca confortevole e accogliente.
Si chiamava la Casina di Alice ed era dimora di una bambina fatina che amava tantissimo gli animali e di numerosi folletti magici.
I folletti erano in grado di realizzare su richiesta di Alice cibi incredibili, e
tutti gli abitanti del paese, ma anche dei paesi vicino, lo sapevano ed erano curiosi di assaggiare quei piatti.
Nella Casina c’erano tre grandi stanze con tavoli e sedie in legno chiaro e, una volta seduti , aveva inizio un vero spettacolo di magia naturale: verdure, ortaggi, frutta, cerali impreziositi da profumati fiori.
Tutti i sensi venivano coinvolti e gli ospiti non potevano che vivere un vero incantesimo culinario.
C’era una volta la Casina di Alice e, ancor meglio delle fiabe, c’era e c’è ancora!
Dove? A Livorno!
Sabato 11 Marzo 2017 ho avuto modo di provare questo ristorante grazie ad una sorpresa organizzata dal mio ragazzo (che ringrazio tantissimo!).
L’esperienza è stata fantastica, da ripetere, e ovviamente non potevo non scrivere una recensione in merito.
Il ristorante, situato al numero 14 di via Cambini a Livorno (una strada dalla movida frizzante soprattutto nel week end grazie ai locali presenti), presenta dei tavolini con delle sedie di colore bianco all’esterno per la stagione più calda.
Suonando al campanello viene aperta la porta con vetrata che mostra già l’ingresso confortevole nel quale si farà accesso: divanetto, lampade e ambiente che richiama molto lo stile shabby chic.
Salendo le scale si arriva fino al cuore del ristorante che ha ben 3 salette dove potersi accomodare.
Durante la nostra visita il locale era al completo: coppiette, gruppi di amici, persone di ogni età erano sedute ai tavoli ed intente a gustarsi i fantastici piatti che il personale, in tempi celeri, portava fuori dalla cucina a vista.
Ci ha accolti il titolare, vegano, che ha raccontato:
“Il locale è aperto da circa 3 anni. E’ stato chiamato così come omaggio a mia figlia Alice, di 4 anni e mezzo. Anche lei, come me, vegana e amante degli animali. Questo locale si prefigge di dimostrare che chi passa all’alimentazione 100% vegetale mangia bene e con gusto. Adoriamo proporre piatti colorati con ingredienti sani.
Da quando abbiamo aperto abbiamo ricevuto a pranzo e a cena molte persone. L’80% della clientela non è vegan, ed è un vero piacere scoprire poi col tempo che alcuni abbiano smesso di mangiare animali proprio grazie a noi e al nostro dimostrare che ci si può alimentare in modo diverso”.
Dopo esserci accomodati abbiamo guardato il menù.
Ricco di opzioni fra antipasti, primi, secondi e dolci abbiamo scelto le seguenti portate.
ANTIPASTI:
Pappa al pomodoro con tartufo per me e verdure glassate per il mio ragazzo.
I piatti, come potete vedere dalle foto, erano davvero delle opere d’arte.
Sapore buonissimo, ingredienti freschi e presenza di fiorellini ovviamente da poter mangiare.

PRIMI E SECONDI:
Come primo piatto il mio ragazzo ha scelto gli spaghettoni al pesto nero.
Io invece, reduce da una merenda fuori orario, ho puntato direttamente per il secondo scegliendo il piatto “il Giardino di Alice”.
Era uno sformatino di patate e zucca con crema di funghi, piselli, germogli e fiori servito in una composizione che mi ha lasciata senza parole!


La scelta del secondo del mio ragazzo è finita invece sulle scaloppine di seitan al limone.
Il piatto era stato scelto da tanti altri ospiti a cena e così la curiosità (e la voglia di provare quel piatto!) ha vinto.
Il seitan (fatto a mano) era davvero morbidissimo, e la cremina al limone molto delicata.
Ci è piaciuto molto.

DOLCI:
Finito di mangiare il secondo abbiamo scelto, fra le numerose opzioni proposte dalla cameriera, il nostro dolce preferito: tiramisù per me e millefoglie al cioccolato per il mio ragazzo.
Anche i dolci, come i piatti salati, li abbiamo trovati buonissimi.

L’esperienza in questo ristorante è stata super soddisfacente.
Sottolineo volentieri dei dettagli a mio avviso importanti:
– Locale ben arredato, accogliente e pulito.
– Personale gentile
– Ingredienti freschi
– Piatti ricercati, creativi, belli da vedere e da assaggiare
– Costo del coperto onesto (1 euro, pane incluso)
– Prezzi nella media ( 4 euro i dolci, dai 7 ai 10 euro i piatti salati)
Se non siete mai stati alla Casina di Alice, dopo averne provato la buonissima cucina vi consiglio di prenotare presto!
– Carmen


°° Carta TENDERLY Carezza di Latte: Pulirsi il Culo sulla Sofferenza degli Animali °°
Qualche giorno fa ho ricevuto una segnalazione che mi ha lasciato davvero senza parole.
Attraverso un acquisto errato una mia cara amica ha avuto modo di accorgersi di una caratteristica alquanto assurda di un pacco di carta igienica a marchio TENDERLY (dell’azienda toscana LUCART, già nota per i fazzoletti al profumo di LATTE E MIELE).
Lo aveva preso dallo scaffale senza fare caso alla confezione. Una volta arrivata a casa, ecco l’amara sorpresa.
Di quale caratteristica assurda sto parlando?
Della componente della carta stessa: da quanto si può leggere sulla confezione altro non è che FIBRA NATURALE DI LATTE.
In un primo momento ho pensato che fosse solo una scritta messa là tanto per fare. In realtà, più che averlo pensato l’ho sperato.
E invece….


Per capire meglio di che latte si trattasse sono andata sul sito ufficiale del marchio registrato QMILK ( http://www.qmilk.it ), un marchio che a quanto pare è tedesco.
Stando a quanto riportato dal sito, che si occupa della realizzazione anche di abbigliamento con la stessa materia prima, le proteine utilizzate sarebbero derivate da “latte alimentare” riciclato. In pratica, il latte non più adatto all’uso alimentare potrebbe avere una seconda vita invece di diventare rifiuto.
Secondo QMILK questo potrebbe essere il “materiale del futuro” poiché sostenibile per il pianeta.
Se il materiale utilizzato è davvero latte animale, mi domando..
Sono consapevoli i titolari di questo marchio dell’impatto ambientale che ha l’allevamento per la produzione di derivati, come appunto il latte?
Ma soprattutto, sono a conoscenza di cosa comporta la “vita” in allevamento per gli animali scelti, per loro sfortuna e senza il loro consenso, come “macchine da produzione viventi”?
Parlano di sostenibilità, ma quanto possiamo sostenere dal punto di vista razionale lo sfruttamento delle altre specie?
Negli allevamenti intensivi le vacche (principali femmine schiavizzate) vengono fecondate artificialemente (o per meglio dire, ingravidate manualmente, in quella che è a mio avviso pura violenza) e costrette a partorire giusto per avere le ghiandole mammarie attive.
Una volta nato il loro figlio questo viene quasi sempre allontanato affinché il nutrimento che gli spetterebbe (la secrezione mammaria) possa venire utilizzato interamente per fini alimentari umani. Ormai la verità è nota a tutti grazie alle numerose indagini sotto copertura girate da attivisti animalisti (vedi qua)
Una gravidanza imposta, il legame madre-figlio spezzato in nome del business più crudele.
Un abominio, una realtà inaccettabile che anziché esser sostenuta andrebbe ostacolata in ogni modo possibile.
Il latte sottratto a delle femmine dopo la loro gravidanza ( “buono” o “non più buono” che sia) utilizzato per farci dei vestiti o peggio ancora della carta igienica.
Ma allora è proprio vero che del diritto di esistere delle altre specie il genere umano ci si pulisce il culo.
Francamente, anche se faccio parte di questa specie, capita sempre più spesso di sentirmi fuori luogo. Possibile che l’umanità debba ancora, nel 2017, sfruttare gli altri esseri viventi animali che popolano il pianeta?
Come si può arrivare a sentirsi padroni di tutto quando niente ci appartiene?
Ho trovato la decisione di Tenderly ( dell’azienda Lucart, di Porcari – Lucca) davvero di pessimo gusto.
Per questo motivo ho deciso di scrivere una mail all’ufficio marketing.
Se anche voi ritenete che non dovrebbe esserci latte di scarto impiegato per fare della carta igienica perché gli animali non vanno sfruttati, potete copiare e incollare il testo inviandolo a Lucart attraverso il primo form e secondo form presenti sul sito.
E’ importante esprimere il proprio parere rimanendo sempre di tono civile ed educato.
Gentile azienda,
ho notato che il vostro prodotto “Tenderly Carezza di Latte” contiene fibre di latte.
Stando a quanto riportato sul sito QMILK la materia prima sarebbe proprio di origine animale.
Vi scrivo questo messaggio per informarvi del mio parere contrario alla vostra scelta produttiva. Ritengo che il latte non debba essere utilizzato per fini alimentari umani, e nemmeno riciclato (in caso divenisse rifiuto) per la realizzazione di carta igienica.
Il latte per ogni mammifero è l’alimento che lo accompagna nella crescita fino alla piena facolatà di alimentarsi autonomamente. Il latte dunque deve solo e soltanto servire per nutrire i piccoli. Trovo disgustoso che migliaia di femmine vengano ingravidate, costrette a partorire e private di ogni loro diritto per diventare macchine viventi da produzione latte.
Vi informo che non comprerò mai questo vostro prodotto e che inviterò amici, familiari e parenti ad evitarne l’acquisto.
Nello stesso tempo, invito voi a riflettere sull’etica della vostra scelta e sulla necessità di iniziare ad essere più sensibili nei confronti dei diritti degli animali.
Saluti,
Nome, Cognome, Città.
Grazie in anticipo a tutt*.
– Carmen.

Vacche allevate: quale umano prenderebbe volentieri il loro posto?
°° [Animal Equality] Indagine Shock: Galline Maltrattate e Recluse in Gabbia °°
Condivido con voi il comunicato stampa dell’associazione Animal Equality Italia, a cura di Pompea Gualano Iwy Ethical Communication and Pr – Milano, che rivela agghiaccianti retroscena di un un allevamento di galline da uova in Italia.
Animal Equality denuncia gravi illeciti penali all’interno di allevamenti italiani per la produzione di uova in gabbia.Presentata al Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dei Carabinieri un esposto/denuncia contro un allevamento lombardo in cui sono state riscontrate gravi infrazioni dei regolamenti nazionali e delle direttive europee: delineata la denuncia penale per maltrattamento animale.A rischio anche la salute dei consumatori: informati il Ministero della Sanità e i NAS. Milano, 28 febbraio 2017. Animal Equality diffonde, attraverso i media e i suoi canali digital, una scioccante indagine sulla produzione di uova provenienti da galline allevate in gabbia in Italia. Le immagini e i video, mostrati all’opinione pubblica ieri sera durante il TG1, mostrano le condizioni raccapriccianti in cui vengono detenute decine di migliaia di galline all’interno di un capannone per la produzione intensiva di uova in Lombardia. L’indagine ha rivelato anche una gravissima situazione igienico-sanitaria che mette fortemente in discussione la salubrità della produzione di uova stessa.
Nella giornata di ieri Animal Equality ha presentato un esposto/denuncia attraverso il Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare della provincia di Mantova contro l’allevamento oggetto dell’investigazione, cosciente che il materiale in esame rappresenti, purtroppo, la situazione standard all’interno dell’industria delle uova, rivelando le terribili condizioni in cui vivono circa 50 milioni di galline ovaiole nel nostro Paese. Animal Equality ha provveduto immediatamente a fare visionare il materiale anche al Ministero della Sanità, trattandosi di una questione che coinvolge la salute pubblica. I NAS si sono subito interessati alla vicenda, informando che procederanno nello svolgimento di indagini interne.
Link video e petizione: http://www.animalequality.it/il-vero-prezzo-delle-uova/
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
Invito tutti voi lettori e lettrici a non acquistare uova evitandone il consumo.
Decidere di non mangiare più gli animali e i derivati del loro organismo è l’unico modo che abbiamo per ostacolare concretamente questo business sanguinario.
– Carmen.











Devi effettuare l'accesso per postare un commento.