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°°My Best Veggie: Foto e Dettagli della Nuova Linea di Prodotti Vegani & Vegetariani LIDL°°
Buone notizie, cari a-mici 🙂
Sicuramente vi ricorderete del’articolo scritto qualche tempo fa in cui vi informavo della “settimana veg” promossa da LIDL. La catena di supermercati aveva proposto tanti prodotti vegetariani e vegani informando i clienti della novità mediante un volantino pubblicitario. Come avevo già espresso in passato, tale iniziativa mi era da subito sembrata un tentativo per capire se i prodotti sarebbero andati oppure no.
Ebbene, non solo sono andati a ruba, ma addirittura Lidl a distanza di mesi ha triplicato le proposte!
Con prezzi nella media (i prodotti oscillano fra 1,49 e 2.49 euro) e tanta varietà possiamo dire che adesso questa catena di supermercati è una delle prime in Italia per la vendita veg, in grado di fare concorrenza ad altre “colleghe” che già da tempo offrono prodotti vegetali.

Con questo articolo oggi vi mostrerò tutte le novità presenti nei banchi frigo e freezer, con i relativi prezzi e informazioni su chi produce gli alimenti, in modo da sapere tutto ciò che c’è da sapere per un acquisto consapevole. Ho scattato personalmente tutte le foto che troverete allegate.
Spero che questo post possa esservi di utilità per i vostri acquisti.
Ho indicato le aziende produttrici utilizzando tre colori:
– verde, per quelle che producono solo alimenti vegan,
– arancione, per quelle che trattano anche derivati animali
– rosso, per quelle strettamente coinvolte con il commercio di animali macellati.
Buona lettura! 🙂
ALIMENTI VEGETARIANI
La linea My Best Veggie Lidl comprende molti alimenti confezionati vegetariani. Questi contenenti derivati animali (latte/uova) sono indicati con il logo “Vegetarian” dato dal certificato Vegetarian Society. La dicitura è indicata in alto a sinistra sulle confezioni. Per chi è vegan come me è importante quindi leggere bene per non confondersi.
Di vegetariano nel banco frigo possiamo trovare: affettati, wurstel, burgers, lasagne.
Eccovi le foto! 🙂
- I wurstel vegetariani si dividono in classici e affumicati.

- Gli affettati vegetariani sono disponibili in 3 gusti:
– con pepe nero
– con peperoncino piccante e paprica– con aglio



Ecco gli ingredienti di una delle varianti di affettato vegetariano.
Tutti gli affettati sono prodotti in Germania e sula confezione non mi è stato possibile risalire all’azienda produttrice per Lidl.

- Polpettine vegetariane

- Nuggets (con salsina), cotolette e crocchette vegetariane prodotte in Germania.


- Lasagne vegetariane al pesto con tofu e al ragù di soia prodotte per Lidl da Piatti Freschi Italia S.r.l, azienda che commercia altri alimenti a base di animali.


ALIMENTI VEGANI
La linea My Best Veggie Lidl propone anche molte opzioni vegane: alimenti realizzati con soli ingredienti vegetali.
Nei banchi frigo possiamo trovare: tramezzini, polpette, cotolette, nuggets, medaglioni ripieni.
Nei freezer invece: pizza, gelato, burgers e cotolette.
Gli alimenti vegani sono indicati con la dicitura “Vegan” collocata in alto a sinistra.
- Ragù vegano alla soia prodotto dall’azienda Nord Salse S.r.l, già impegnata con nella vendita di salse bio e veg.


- Burgers vegani con soia e spinaci prodotti da Trebon S.r.l.
Attenzione: questi prodotti vengono realizzati da un’azienda che tratta carni e derivati. Cliccate QUI per maggiori informazioni.

Personalmente non li acquisterò, proprio perché prodotti da chi guadagna sugli animali
- Triangoli di verdure, nuggets vegetali, cotolette di verdure e burgers vegetali prodotte per Lidl da Cibo Sapiens S.r.l, azienda specializzata in alimenti vegetali.
Gode di tutta la mia approvazione! 🙂







- Medaglioni di pasta fresca con Pesto Mediterraneo, ripiena alle verdure e ai legumi
prodotti per Lidl dal Raviolificio “Lo Scoiattolo” che realizza anche pasta fresca (purtroppo) ripiena con ingredienti di origine animale.




- Tramezzini vegani tofu/zucchine/pomodori e salsa ai ceci/pomodorini e olive taggiasche prodotti per Lidl da Piatti Freschi Italia S.r.l, azienda che commercia altri alimenti a base di animali.

- Burgers e cotolette vegetali prodotte per Lidl da KioEne, azienda collegata alla Macelleria Tonazzo.

- Pizza Vegan integrale prodotta per Lidl da Italpizza. L’azienda produce anche pizze vegetariane e con ingredienti di origine animale.

- Gelato vegan in barattolo:
– al burro di arachidi e nocciola
– con sciroppo di frutti di bosco
– fior di soia - Gelato cono o biscotto, prodotti da Casa del Gelato Srl, azienda che produce anche gelati con ingredienti di derivazione animale.


Cosa dire di questi nuovi prodotti?
Ovviamente hanno un pro e un contro.
Il pro, è che più alimenti vegani e vegetariani ci sono, più le persone che ancora mangiano animali possono essere ispirate e invogliate a provare alimenti alternativi.
Il contro, è che comunque restano alimenti preconfezionati e industriali, che comportano ingenti produzioni di rifiuti e grandi utilizzi di energia elettrica, acqua.
Sono dell’idea che la scelta migliore sia quella di autoprodurre gli alimenti che consumiamo quotidianamente, ma sono anche realista: non tutti hanno il tempo o la volontà di fare in casa tutti gli alimenti.
Con la speranza che si possa presto fare dei passi in dietro allontanandoci dal consumismo industriale sfrenato per tornare ai cibi genuini, rimango comunque contenta per queste novità che non fanno altro che dimostrarci il cambio di rotta dell’alimentazione della nostra società.
Sempre più vegan.
– Carmen
°°Aumento delle Vendite di Alimenti Vegan e Calo della Carne: Colpa del “Meat Sounding”?°°
Sette anni fa, nel 2010, la presenza di un reparto vegano nei supermercati sarebbe apparso come un miraggio. Oggi, nel 2017, possiamo invece dire che quel miraggio era una visione reale di un futuro che doveva solo arrivare. E che è arrivato.

In meno di un decennio il mondo del mercato ha visto un enorme stravolgimento dato da un cambio netto della domanda.
Abbiamo visto crollare il consumo di latte animale, sostituito dalle bevande vegetali (soia, riso,avena ecc). Abbiamo visto la vendita degli agnelli calare a picco nel periodo pasquale, in cui la domanda era da sempre più alta rispetto agli altri mesi dell’anno.
Questo perché si è raggiunto un livello di sensibilità maggiore, anche nelle tradizioni.
Abbiamo anche visto calare drasticamente l’acquisto di carne: gli italiani sarebbero quelli che ne consumano meno in tutta Europa.
Al contempo, abbiamo assistito in meno di 5 anni all’aumento della vendita di frutta e verdura, di cibi biologici e di prodotti preconfezionati 100% vegetali e dunque vegan.
<< Un aumento a due zeri >> a detta del direttore del punto vendita Pam di San Miniato Basso (PI) con cui ho avuto modo di parlare proprio di questa tematica.
<< Un’interesse così verso gli alimenti vegetali non si era mai visto. I clienti preferiscono gli alimenti biologici, meglio ancora se a chilometro zero. C’è molta attenzione alle etichette: non è più come una volta. Adesso i consumatori vogliono sapere cosa mettono nel carrello >>.

foto di archivio: il primo reparto Vegan e Vegetariano alla Coop
Se per la salute delle persone e per gli agricoltori questo è un traguardo, non lo è assolutamente per le tasche degli allevatori e di chi lavora nel settore dello smontaggio animale, che intravedono all’orizzonte momenti ancora più bui.
In un primo momento, quando i consumi dei prodotti vegani erano ai loro esordi, nessuno li avrebbe mai visti come “rivali” di qeulli carnei in ambito delle vendite.
Oggi, con milioni di persone che li preferiscono ai cibi industriali “classici”, qualcuno inizia ad esternare il proprio disagio.
E’ stata recentemente avviata su un sito di petizioni online una campagna di raccolta firme per fermare il “Meat Sounding” (alla lettera: “che suona come la carne”), ossia il fenomeno che vede l’utilizzo dei termini da sempre legati ai prodotti di origine animale per descrivere le alternative vegetali: cotolette, polpette, (ham)burgers, affettati ecc.
Tale petizione è stata voluta da chi promuove il consumo di animali e la visione di animale=essere di cui disporre a proprio piacimento poiché trarrebbero in inganno i consumatori. In poche parole, leggendo “cotolette vegetali”, i consumatori potrebbero confondersi con qualsiasi altro tipo di cotoletta.
Il calo dei consumi di carne dunque, e il collegato aumento di cibi vegani, a detta di qualcuno potrebbe esser frutto di continui errori da parte dei consumatori proprio per i nomi simili dei prodotti.
Ma è davvero così?
Alcune considerazioni prima di arrivare al dunque.
Per quanto riguarda il “Meat Sounding”, come già espresso in un articolo scritto qualche tempo fa è giusto ricordare che molti termini sono strettamente collegati alla natura visiva degli alimenti: formaggio (dalla forma in cui è versato il latte/bevanda vegetale), affettato (dal semplice fatto che è a fette) ecc. Inutile gridare allo scandalo.

Meat nell’antico inglese significava ogni tipo di cibo, e non “carne” come oggi.
Per quanto riguarda invece la realizzazione di alimenti simili a quelli “carnei”, diventati ormai una minaccia per chi fa fatica a lucrare sulle carcasse delle altre specie, è doveroso tenere presente che essi non nascono col solo scopo di emulazione.
Si prenda in esempio l’azienda Valsoia, da oltre 20 anni sul mercato: il fine ultimo era dal principio ed è tutt’ora il garantire al consumatore un alimento gustoso privo di colesterolo. Uno fine salutistico, dunque.
Un altro motivo è quello della praticità: le nostre abitudini alimentari sono strettamente collegate alle nostre attività giornaliere: fra impegni, lavoro, scuola e famiglia i pasti fuori casa non mancano. Ecco perché un panino farcito di affettati vegetali o un hot dog vegano possono essere alcune delle opzioni che ha per il pasto chi ha deciso di diventare vegan.
E ricollegandoci proprio alle persone vegane, spesso si possono leggere critiche assurde mosse da chi ancora è lontano dal rispetto per gli animali, del tipo:
“ai vegani manca mangiare la carne, ecco perché comprano dei prodotti sosia“.
Le persone vegan che hanno nostalgia degli alimenti realizzati con parti animali sono veramente una minoranza, e se esistono è dato tutto dal sapore di determinati alimenti.
Solitamente questo accade con maggior frequenza a chi ancora consuma derivati animali e che quindi non si è ancora distaccato completamente dagli animali nelle abitudini alimentari, ma ripeto, tutto è dato dai sapori dato dagli ingredienti e dagli additivi.
Vogliamo ricordare quanti ingredienti extra ha una cotoletta di pollo, oltre alla parte corporea dell’animale quasi sempre frollata?
Ma si, dai, ricordiamolo: uovo, farina, sale, olio d’oliva, pan grattato. 5 elementi extra in grado di modificare, coprire e talvolta di migliorare, il sapore.
I vegani dunque non cercano di sopperire alla “mancanza” di qualcosa. Sono, piuttosto, i non vegani a dover trovare il modo di farsi piacere ciò che definiscono “cibo” che allo stato naturale non mangerebbero mai. Avete mai visto un consumatore mangiarsi la zampa di una gallina appena staccata?
Arriviamo al dunque: è davvero la forma dei prodotti vegan e i loro nomi “presi il prestito” la causa principale dell’aumento delle vendite di alimenti vegani? E’ dunque anche la causa del calo di vendite di prodotti animali? Davvero i prodotti vegan ingannerebbero i consumatori al punto di farsi scegliere inconsapevolmente per finire nel carrello?
Non troviamo scuse ridicole, per favore.
Siamo tutti consapevoli che, in caso di acquisti sbagliati, i prodotti si possono cambiare entro 7 giorni riportandoli in negozio muniti di scontrino. Se i prodotti sono freschi (banco frigo) non si possono cambiare. Si possono assaggiare, in compenso, e se si scopre al gusto che non sono ciò che pensavamo fossero la scoperta ci porta sicuramente ad evitarli la volta seguente.
Chi crede che gli alimenti vegan ingannino i consumatori intenti a fare spesa dovrebbe ricordare che le persone sono in grado di leggere le etichette, e che sulle confezioni non mancano certo le specificazioni della natura dei cibi stessi.
Davvero si ritengono i consumatori così stupidi da fare spesa senza badare a cosa mettono nel carrello?
Magari accadeva prima (per la gloria delle tasche di qualcuno), quando i clienti avevano fiducia delle aziende. Il macellaio di fiducia, il pescivendolo di fiducia, il negoziante di fiducia.. Prima andava bene, vero?
Oggi sappiamo che possiamo fidarci solo delle etichette e di cosa leggiamo.
Esattamente come a me, e a tante persone vegan come me, di non acquistare mai per sbaglio dei wurstel di pollo, sono sicura che non capiti quasi mai a nessun onnivoro convinto di comprare wurstel di farro per errore.
E anche se quest’ultima ipotesi capitasse, sarebbero errori dai numeri talmente bassi da non giustificare la crescita esponenziale di vendita dei prodotti vegan.
Pertanto, che si sbattano i piedi a terra o no, la verità è questa: le persone stanno prendendo consapevolezza di cosa, e soprattutto di CHI, mangiavano. C’è un risveglio della coscienza. L’empatia è contagiosa e, citando il caro Victor Hugo, niente potrà mai ostacolare un cambiamento la cui ora è giunta. Nemmeno una petizione.













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