Archivi giornalieri: 11 luglio 2017

°°Aumento delle Vendite di Alimenti Vegan e Calo della Carne: Colpa del “Meat Sounding”?°°

Sette anni fa, nel 2010, la presenza di un reparto vegano nei supermercati sarebbe apparso come un miraggio. Oggi, nel 2017, possiamo invece dire che quel miraggio era una visione reale di un futuro che doveva solo arrivare. E che è arrivato.

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In meno di un decennio il mondo del mercato ha visto un enorme stravolgimento dato da un cambio netto della domanda.
Abbiamo visto crollare il consumo di latte animale, sostituito dalle bevande vegetali (soia, riso,avena ecc). Abbiamo visto la vendita degli agnelli calare a picco nel periodo pasquale, in cui la domanda era da sempre più alta rispetto agli altri mesi dell’anno.
Questo perché si è raggiunto un livello di sensibilità maggiore, anche nelle tradizioni.
Abbiamo anche visto calare drasticamente l’acquisto di carne: gli italiani sarebbero quelli che ne consumano meno in tutta Europa.

Al contempo, abbiamo assistito in meno di 5 anni all’aumento della vendita di frutta e verdura, di cibi biologici e di prodotti preconfezionati 100% vegetali e dunque vegan.

<< Un aumento a due zeri >> a detta del direttore del punto vendita Pam di San Miniato Basso (PI) con cui ho avuto modo di parlare proprio di questa tematica.
<< Un’interesse così verso gli alimenti vegetali non si era mai visto. I clienti preferiscono gli alimenti biologici, meglio ancora se a chilometro zero. C’è molta attenzione alle etichette: non è più come una volta. Adesso i consumatori vogliono sapere cosa mettono nel carrello >>.

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foto di archivio: il primo reparto Vegan e Vegetariano alla Coop

Se per la salute delle persone e per gli agricoltori questo è un traguardo, non lo è assolutamente per le tasche degli allevatori e di chi lavora nel settore dello smontaggio animale, che intravedono all’orizzonte momenti ancora più bui.

In un primo momento, quando i consumi dei prodotti vegani erano ai loro esordi, nessuno li avrebbe mai visti come “rivali” di qeulli carnei in ambito delle vendite.
Oggi, con milioni di persone che li preferiscono ai cibi industriali “classici”, qualcuno inizia ad esternare il proprio disagio.

E’ stata recentemente avviata su un sito di petizioni online una campagna di raccolta firme per fermare il “Meat Sounding” (alla lettera: “che suona come la carne”), ossia il fenomeno che vede l’utilizzo dei termini da sempre legati ai prodotti di origine animale per descrivere le alternative vegetali: cotolette, polpette, (ham)burgers, affettati ecc.
Tale petizione è stata voluta da chi promuove il consumo di animali e la visione di animale=essere di cui disporre a proprio piacimento poiché trarrebbero in inganno i consumatori. In poche parole, leggendo “cotolette vegetali”, i consumatori potrebbero confondersi con qualsiasi altro tipo di cotoletta.
Il calo dei consumi di carne dunque, e il collegato aumento di cibi vegani, a detta di qualcuno potrebbe esser frutto di continui errori da parte dei consumatori proprio per i nomi simili dei prodotti.

Ma è davvero così?
Alcune considerazioni prima di arrivare al dunque.

Per quanto riguarda il “Meat Sounding”, come già espresso in un articolo scritto qualche tempo fa è giusto ricordare che molti termini sono strettamente collegati alla natura visiva degli alimenti: formaggio (dalla forma in cui è versato il latte/bevanda vegetale), affettato (dal semplice fatto che è a fette) ecc. Inutile gridare allo scandalo.

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Meat nell’antico inglese significava ogni tipo di cibo, e non “carne” come oggi. 

Per quanto riguarda invece la realizzazione di alimenti simili a quelli “carnei”, diventati ormai una minaccia per chi fa fatica a lucrare sulle carcasse delle altre specie, è doveroso tenere presente che essi non nascono col solo scopo di emulazione.
Si prenda in esempio l’azienda Valsoia, da oltre 20 anni sul mercato: il fine ultimo era dal principio ed è tutt’ora il garantire al consumatore un alimento gustoso privo di colesterolo. Uno fine salutistico, dunque.
Un altro motivo è quello della praticità: le nostre abitudini alimentari sono strettamente collegate alle nostre attività giornaliere: fra impegni, lavoro, scuola e famiglia i pasti fuori casa non mancano. Ecco perché un panino farcito di affettati vegetali o un hot dog vegano possono essere alcune delle opzioni che ha per il pasto chi ha deciso di diventare vegan.

E ricollegandoci proprio alle persone vegane, spesso si possono leggere critiche assurde mosse da chi ancora è lontano dal rispetto per gli animali, del tipo:
ai vegani manca mangiare la carne, ecco perché comprano dei prodotti sosia“.
Le persone vegan che hanno nostalgia degli alimenti realizzati con parti animali sono veramente una minoranza, e se esistono è dato tutto dal sapore di determinati alimenti.
Solitamente questo accade con maggior frequenza a chi ancora consuma derivati animali e che quindi non si è ancora distaccato completamente dagli animali nelle abitudini alimentari, ma ripeto, tutto è dato dai sapori dato dagli ingredienti e dagli additivi.
Vogliamo ricordare quanti ingredienti extra ha una cotoletta di pollo, oltre alla parte corporea dell’animale quasi sempre frollata?
Ma si, dai, ricordiamolo: uovo, farina, sale, olio d’oliva, pan grattato. 5 elementi extra in grado di modificare, coprire e talvolta di migliorare, il sapore.
I vegani dunque non cercano di sopperire alla “mancanza” di qualcosa. Sono, piuttosto, i non vegani a dover trovare il modo di farsi piacere ciò che definiscono “cibo” che allo stato naturale non mangerebbero mai. Avete mai visto un consumatore mangiarsi la zampa di una gallina appena staccata?

Arriviamo al dunque: è davvero la forma dei prodotti vegan e i loro nomi “presi il prestito” la causa principale dell’aumento delle vendite di alimenti vegani? E’ dunque anche la causa del calo di vendite di prodotti animali? Davvero i prodotti vegan ingannerebbero i consumatori al punto di farsi scegliere inconsapevolmente per finire nel carrello?

Non troviamo scuse ridicole, per favore.

Siamo tutti consapevoli che, in caso di acquisti sbagliati, i prodotti si possono cambiare entro 7 giorni riportandoli in negozio muniti di scontrino. Se i prodotti sono freschi (banco frigo) non si possono cambiare. Si possono assaggiare, in compenso, e se si scopre al gusto che non sono ciò che pensavamo fossero la scoperta ci porta sicuramente ad evitarli la volta seguente.

Chi crede che gli alimenti vegan ingannino i consumatori intenti a fare spesa dovrebbe ricordare che le persone sono in grado di leggere le etichette, e che sulle confezioni non mancano certo le specificazioni della natura dei cibi stessi.
Davvero si ritengono i consumatori così stupidi da fare spesa senza badare a cosa mettono nel carrello?
Magari accadeva prima (per la gloria delle tasche di qualcuno), quando i clienti avevano fiducia delle aziende. Il macellaio di fiducia, il pescivendolo di fiducia, il negoziante di fiducia.. Prima andava bene, vero?
Oggi sappiamo che possiamo fidarci solo delle etichette e di cosa leggiamo.

Esattamente come a me, e a tante persone vegan come me, di non acquistare mai per sbaglio dei wurstel di pollo, sono sicura che non capiti quasi mai a nessun onnivoro convinto di comprare wurstel di farro per errore.
E anche se quest’ultima ipotesi capitasse, sarebbero errori dai numeri talmente bassi da non giustificare la crescita esponenziale di vendita dei prodotti vegan.

Pertanto, che si sbattano i piedi a terra o no, la verità è questa: le persone stanno prendendo consapevolezza di cosa, e soprattutto di CHI, mangiavano. C’è un risveglio della coscienza. L’empatia è contagiosa e, citando il caro Victor Hugo, niente potrà mai ostacolare un cambiamento la cui ora è giunta. Nemmeno una petizione.

 

 

°°Kweder: Moda Vegan Human & Animal Friendly°°

Amanti della moda etica, sto per darvi una bellissima notizia!

Da qualche mese nel mercato del Made in Italy è spuntata una nuova realtà pronta a soddisfare dal punto di vista dello stile chi, nel rispetto degli animali, non scende a compromessi: si tratta del fashion brand Kweder.

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Fondato dalle tre sorelle Amira, Jamila e Naife Kweder di origini siriane, il marchio ispirato al loro cognome propone accessori moda realizzati con soli materiali di alta qualità sintetici e/o naturali.
Dai prototipi al prodotto finito, nessun animale viene coinvolto nella realizzazione delle bellissime scarpe e delle stupende borse fatte a mano.
Niente pelle, né cuoio, e nemmeno collanti derivati da tessuto connettivo.
Esattamente come si tiene in considerazione il rispetto per la vita delle altre specie poi, Kweder ha a cuore anche il rispetto per i lavoratori: ecco perché questo brand si può definire Human & Animal Friendly.

La Sicilia, luogo di residenza delle sorelle Kweder,
gioca un ruolo fondamentale nella realizzazione degli accessori:
tutto fa riferimento ai colori e ai sapori di questa bellissima terra e si riflette nei nomi e nelle cromie delle borse e delle calzature.

Dal Comunicato Stampa a cura di Emma de Maria, giornalista e pubblicista:

“Vogliamo lanciare un messaggio chiaro: la moda è un inno alla bellezza – spiegano le tre sorelle imprenditrici – una bellezza che non può non esprimersi nel totale rispetto del mondo nel quale viviamo, a tutela della biodiversità”.

“Abbiamo scelto di puntare sulle realtà autoctone nell’ottica della valorizzazione e della trasmissione del nostro patrimonio culturale – proseguono Amira, Jamila e Naife – siamo convinte che sia possibile creare bellezza ed eleganza esaltando tradizioni millenarie, grazie a un’innovazione in grado di preservare la natura. Per questa ragione che abbiamo scelto di utilizzare materiali privi di derivati animali, perché la nostra produzione vive in empatia e in armonia con l’ambiente. Il nostro obiettivo – aggiungono – è quello di far maturare una visione etica del bello, secondo la quale eleganza, qualità e tutela degli animali diventano trinomio di qualità superiore”.

“Puntiamo a una produzione scandita da scelte consapevoli – rivendicano le neoimprenditrici – scelte in grado di supportare un sostanziale miglioramento della qualità della vita. Pensare sostenibile significa ridurre significativamente l’impatto ambientale dalle logiche di produzione, perché ogni risorsa è unica e preziosa e il nostro marchio sarà il portavoce di una visione veganlifestyle per accessori moda di elevata qualità ”.

 

Uno sguardo sui materiali utilizzati:

 

  • Softan – Prodotto made in Italy d’eccellenza, dalle elevate performance, con caratteristiche di idrorepellenza e traspirabilità. Si tratta di una microfibra approvata dalla Lav (Lega Antivivisezione) priva di sostanze tossiche, in conformità a quanto previsto dal regolamento Reach, perchè si tratta di un materiale solvent free e privo di Pvc. Fibra che consente una minore emissione di Co2 nell’atmosfera, grazie all’utilizzo di impianti fotovoltaici e sofisticati mezzi di depurazione delle acque.

Scelta che consente di garantire maggiore attenzione nei confronti dei lavoratori in termini di qualità dell’ambiente di lavoro, salute e sicurezza.

  • EQ Porrellina – Rivestimento interno sintetico, sinonimo di un made in Italy di altissima qualità, utilizzato per un rivestimento hi-tech, ottenuta attraverso risorse naturali e rinnovabili NoFood. Un materiale che è stato riconosciuto, per sua qualità antibatteriche e ad alta traspirabilità, da Apma (American Podiatric Medical Association) e Lav.
  • Alcantara – Tra i materiali più conosciuti e apprezzati del made in Italy per le elevatissime prestazioni estetiche, tecniche e sensoriali in grado di garantire caratteristiche di idrorepellenza, inifugazione e traspirabilità.
  • Thunit – Si tratta di un materiale unico nel suo genere; pressoché identico nella resa al cuoio. Il thunit possiede caratteristiche di flessibilità, trattabilità, resistenza ad abrasione e impermeabilità: elementi che garantiscono performances elevatissime. Tra i pregi di questo materiale anche una riciclabilità pari al 100%.

Principi ethical fashion che non trascurano nessun dettaglio; e così anche il packaging è portatore di una visione vegan. Scatole e buste sono realizzate attraverso cartone prodotto con carta Fsc; mentre loghi e marchi sono animalfree e privi di solventi.
Ma adesso, scendiamo nei dettagli! 🙂 

Visitando il sito Kweder.net si possono trovare i protagonisti della collezione primavera-estate 2017: scarpe e borse eleganti, dai colori decisi e dalle forme in grado di abbinarsi ad ogni outfit.

Fra le tante proposte ho avuto modo di scoprire da vicino la bucket bag “Pignoccata”.
L’ho adorata subito per il suo colore cipria, per i decori riportati e per le rifiniture dorate.
Non vedevo l’ora di poterla avere e quando è arrivata a casa è stata una gioia.

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L’ho ricevuta per posta con corriere espresso.
La Pignoccata bag era custodita in una bellissima scatola di cartone marrone intenso, con logo dorato. Tutto così fine!

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La prima cosa che ho notato è stata l’eleganza dei dettagli: la scatola, la carta al suo interno, gli imballaggi per custodire la borsa.
Stessa eleganza che ho poi visto riflessa nella borsa in sé.

Quando si apre una confezione che contiene una perla di moda Kweder si sente subito il profumo che contraddistingue gli accessori realizzati a mano.

La borsa Pignoccata Kweder, realizzata in Alcantara, è davvero morbidissima al tatto.
Si chiude con chiusura a laccio. Le dimensioni del manico permettono di poterla portare sia a mano che in spalla.
Sulla superficie esterna del fondo sono collocati 4 “bottoni” dorati in grado di permettere alla borsa, se appoggiata a terra, di non sporcarsi.
L’interno di Pignoccata è in tessuto color beige.
Sono presenti tre tasche: due di medie dimensioni e una più grande nelle quali collocare smartphone o altri piccoli accessori.
Ho trovato la borsa davvero leggera e capiente.
Il profumo del materiale poi è qualcosa di indescrivibile.
Bellissima nei dettagli dorati e nelle decorazioni sulla parte frontale.

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Ho avuto modo di sfoggiarla in più occasioni, tra le quali una cena di beneficenza da me organizzata. Ho notato con molto piacere che la borsa non è passata inosservata!
Tre ragazze mi hanno chiesto di che marca fosse e hanno chiesto di poterla vedere meglio, convenendo con me che fosse davvero un accessorio bellissimo.

Nemmeno Russell, il mio dolcissimo micio, ha perso l’occasione di toccarla col suo musetto per esternare la sua approvazione! 🙂

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Sono rimasta davvero colpita da come sia realizzata sapientemente e in modo artigianale questa borsa. Sono rimasta colpita dalla serietà delle tre imprenditrici Kweder e da come siano riuscite a creare una nuova realtà capace di unire moda ed etica.
Kweder vegan fashion si unisce all’elenco di brand che nel mercato stanno portando solo messaggi positivi
La moda, il gusto e il carisma possono assolutamente sposarsi con antispecismo, ecologia e rispetto universale.

Apprezzo tantissimo questa azienda. Ho davvero tanta stima nei confronti di Amira, Jamila e Naife, con le quali ho stretto subito amicizia.
Le persone belle fuori e bellissime negli ideali non vanno perse di vista!

Le ringrazio qui, pubblicamente, per aver deciso di impegnarsi a favore di una moda che rispetta tutti senza coinvolgere la vita degli animali.
Le ringrazio tantissimo anche per aver deciso di sostenere I-Care devolvendo all’associazione che recupera vittime (animali e umane) della violenza parte del ricavato della vendita dei modelli Tetù . E’ stato davvero un bellissimo gesto e questa collaborazione merita tanta considerazione.

Vi invito a seguire Kweder sui canali social e a visitare il sito kweder.net per non perdervi nessuna novità o promozione!

– Carmen

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