Archivio mensile:gennaio 2021

°°Una Nuova Auto per Ippoasi°°

Dal gruppo di volontari/ie di Ippoasi, santuario di animali salvati dal macello, mi giunge un appello di aiuto che condivido volentieri e con piacere sul mio blog.
Le persone che ogni giorno si prendono cura degli ospiti a due e quattro zampe, che vivono sereni e al sicuro a San Piero a Grado (Pi), necessitano di un nuovo mezzo di spostamento.


L’attuale Belingo in loro dotazione ha percorso tantissimi chilometri e il costo per la sua manutenzione è molto alto. Da qui la necessità di acquistarne uno nuovo. Il mezzo è indispensabile per la vita da volontario/a: serve per raggiungere il santuario, recarsi ai punti di raccolta cibo per gli animali e tutto ciò che concerne le varie attività.

E’ stata di recente lanciata una raccolta fondi sul sito GoFundMe, con obiettivo 10.000 euro (il costo di un nuovo mezzo a metano). Chi volesse sostenere Ippoasi e le persone che tengono in vita il santuario e gli animali accolti può farlo cliccando QUI.

Grazie anticipatamente per il vostro aiuto e le vostre condivisioni ❤

°°Il Manifesto Contro La Caccia che Indigna Gli Ipocriti°°

Da qualche tempo è cominciata la campagna di affissioni dei manifesti contro la caccia, promossa da LAC e LEAL, due conosciutissime e attive associazioni animaliste.
I maxi manifesti, comparsi in svariate città in Italia, mostrano due mani insanguinate con accanto il pensiero di Groucho Marx: “la caccia sarebbe uno sport più interessante se anche gli animali avessero il fucile“.

Tali affissioni, regolarmente autorizzate previo pagamento, non sono piaciute ai disseminatori di morte animale e ai loro sostenitori, tanto da generare critiche e contrattacchi, finiti poi sui social.

La pagina facebook Caccia & Dintorni per esempio ha dato spazio ad un impavido ragazzo, che con coraggio e prodezza ha sfidato il manifesto ribadendo la sua posizione. Nero su azzurro. Un eroismo del genere non si vedeva dai tempi di Beowulf.

Sempre sulla solita pagina è comparsa poi una nuova foto del manifesto affisso a Brescia, definito “choc” dagli anonimi amministratori, che oltre a non comprendere l’importanza della vita degli animali devono aver compreso poco anche le basi della grammatica italiana.

Sono stati tantissimi poi i commenti che sono andati creandosi sotto questi post: parole di sdegno, indignazione e rimprovero nei confronti di un’immagine e di parole che non sarebbero dovute mai essere affisse pubblicamente per decoro. E per proteggere pure i bambini.
Già, Gesù, i bambini.


Sui bambini ci sarebbe molto, moltissimo da dire.
Cresciuti a scarsa consapevolezza e alimentati di specismo, vengono spesso iniziati alla violenza e al distacco emotivo nei confronti delle altre forme di vita. E’ quello che accade, purtroppo, a tanti figli di cacciatori portati a seguire le orme paterne.

Non dovrebbe indignare l’idea che una foto di mani sporche di sangue impressioni i bambini.
Dovrebbe indignare piuttosto l’idea che dei bambini si macchino sul serio le mani di sangue innocente.

2 children from Baton Rouge area selected as LDWF's 2019 Youth Hunters of  the Year - Louisiana Weekend
Un bambino iniziato alla violenza e alla sopraffazione – immagine dal web


Mentre i cacciatori armati di fucili ogni anno colpiscono e trafiggono i corpi di esseri indifesi calpestando vite e proprietà private, LAC & LEAL con semplici parole hanno centrato la loro malafede e la loro ipocrisia.
Chi crede che la caccia sia una pratica giusta e corretta, solo poiché legale, ha ancora molto da imparare.
Il pensiero di Groucho Marx afferma il giusto: se nella caccia pure gli animali avessero le armi sarebbe tutto molto più interessante. E sono convinta, inoltre, che il numero di cacciatori si ridurrebbe drasticamente fino ad estinguersi nel giro di breve tempo, perché gli animali farebbero finire questa usanza macabra che va avanti fin da troppo.

Ma sfortunatamente gli animali non possono imbracciare un fucile per difendersi.
Possono solo scappare, correre più veloce che possono, sentire il cuore esplodere dalla paura e finire feriti da tagliole, colpi di arma da fuoco e frecce.
Un vero massacro di cui spero tanto la natura chieda presto il conto a chi pensa che pagando l’abilitazione venatoria si acquisisca di diritto l’arbitrio di vita e morte degli animali.

Fino a quando verranno prodotte armi,
fino a quando i soldi e i voti elettorali varranno più del diritto ad esistere,
fino a quando sarà concesso spargere terrore, paura e morte nei boschi,
fino a quando la bramosia di togliere la vita agli animali non verrà riconosciuta come disturbo psichico,
continueremo ad esternare il nostro dissenso,

e ad opporci in ogni modo al massacro ingiustificato di esistenze.

°°Perché sono Contraria alla Pena di Morte°°

La notizia dell’esecuzione capitale di Lisa Montgomery, 52enne statunitense condannata per assassinio mi ha profondamente scossa. Sia per l’efferatezza del suo crimine, sia per l’assenza di pietà nei suoi confronti.
La donna, il cui reato fu quello di aver ucciso una ragazza di 23 anni incinta e all’ottavo mese di gravidanza per sottrarle il figlio in grembo facendolo passare per suo, è stata punita con una dose letale che l’ha portata al trapasso.
E’ stata la prima condanna a morte nei confronti di una donna negli ultimi 70 anni, così scrivono i giornali.

Un gesto a mio avviso vile, che nulla dovrebbe avere a che fare con la giustizia.
Può la pena di morte essere il giusto prezzo da pagare per chi uccide?

Non è una novità che chi si macchia le mani di sangue innocente abbia un passato costellato di traumi e momenti tragici. La stessa Lisa ne è un esempio. Da HuffingtonPost apprendiamo che la donna è stata per anni vittima di abusi sessuali da parte del patrigno, e che la stessa madre l’aveva obbligata a prostituirsi per pagare delle spese. Un vissuto tormentato fatto di violenze e minacce, sotto le quali il corpo di Lisa è diventato un mero oggetto da sfruttare. Le violenze erano continue, tanto da essere arrivati a sterilizzare la donna ormai giunta al quarto parto.

E’ chiaro che un’infanzia e un’adolescenza simili, assolutamente lontane da quelle sane e tutelate che chiunque merita di vivere, siano andate a ledere nel profondo la donna.
La mente umana è un luogo affascinante, dove albergano i più disparati sentimenti e i più differenti pensieri.
In che modo abbiano influito i traumi sulla sua psiche della condannata lo hanno dichiarato gli psicologi che la seguivano: disturbo bipolare, post traumatico da stress, ansia e depressione, psicosi, sbalzi d’umore, dissociazione e perdita di memoria.

La storia di Lisa Montgomery:
Lisa Montgomery



In merito a ciò si esprime Ligeia Zauli, Psicologa Sessuologa:
<<un quadro di abusi sessuali e torture porta inevitabilmente a sviluppare disturbi psicologici di varia natura e gravità. In primis, il manifestarsi di un disturbo post traumatico da stress, tipico disturbo psicologico provocato dall’aver sperimentato un evento critico (specialmente se perpetrato nel tempo).
Alla donna era stato riconosciuto anche il disturbo bipolare: l’alternanza di episodi maniacali e depressivi, un disturbo dell’umore persistente e difficilmente gestibile senza trattamento.
Inoltre, la dissociazione potrebbe essere stato per lei un meccanismo di difesa per evadere dalla realtà inaccettabile vissuta fino a quel momento. Dietro ai sintomi psichiatrici e psicologici c’è sempre una persona, col suo vissuto, le sue esperienze, paure e fragilità.
Si comprende quindi quanto sia fondamentale agire il prima possibile sulle esperienze traumatiche>>.

Il gesto estremo che ha compiuto non ha giustificazioni, né attenuanti. Non sono qui a difendere quanto ha fatto. Ma una domanda sorge spontanea: in che modo è stata aiuta questa donna,
con un vissuto tale, a migliorare davanti alla sua colpa?

La sua vita è stata semplicemente silenziata, messa a tacere, annullata, distrutta.
E’ vero, il suo peccato è stato quello di togliere la vita a una persona costringendo una bambina a vivere senza sua madre. Non ha però commesso lo stesso peccato chi ha fatto altrettanto con lei?
Non è ugualmente configurabile come assassinio il gesto di imporre la morte a qualcuno, solo perché quest’ultimo l’ha arrecata a qualcun altro?


Anni fa le mie idee erano diverse.
Ero favorevole alla pena di morte. La ritenevo giusta, corretta, doverosa.
“Hai tolto la vita a qualcuno? Allora non la meriti, ed è giusto che te la tolgano. Ben ti sta”.
Con il tempo, e per fortuna, la mia ottica è cambiata. Adesso provo vergogna di quei sentimenti carichi di odio e di disprezzo che hanno fatto parte di me per un periodo.
Devo il mio cambiamento alla lettura del Saggio sulla Libertà di John Stuart Mill, che a mio avviso tutti dovrebbero leggere, e soprattutto al buonsenso maturato con l’età.

Cosa penso adesso della pena di morte?
Che essa sia una sconfitta. Una sconfitta sociale e umana.
Praticare l’esecuzione capitale su qualcuno non è la soluzione, e a mio avviso non è nemmeno vera giustizia.
Viviamo in una società talmente intrisa di crudeltà, così efferata nei confronti delle specie da noi diverse, che penso non arriveremo mai a rispettarci vicendevolmente se non la finiremo prima di ammazzare gli animali.
Credo che manchi il rispetto di base per la vita.
Credo fermamente che l’educazione non sia sufficientemente messa in pratica ed insegnata.
Credo altresì che non esistano ancora forme di recupero idonee.

Vedo Nazioni, Paesi ed individui sentirsi giusti e corretti nel punire così delle persone, e rifletto su quanto sia talvolta cambiato ben poco dal Medioevo .
Leggo e ascolto gente che sostiene la pena di morte come valida soluzione, e medito su quanto bassa possa arrivare ad essere la nostra natura.

Dove pensiamo di arrivare ammazzandoci vicendevolmente?
Che livello di qualità di specie crediamo di raggiungere imponendo “per legge e per giustizia” la morte?

Siamo ancora molto lontani dal vivere in modo giusto, non a discapito del nostro prossimo.
Sono sicura però che accadrà. Arriverà il momento in cui gli esseri umani condurranno un’esistenza senza fungere da peso, da fardello, da motivo di morte per gli animali.
Arriverà il tempo in cui ci alieneremo dalla cattiveria, dalla crudeltà e dall’idea di poter disporre della vita e della morte degli altri. Quando questo momento arriverà, nessuno si permetterà più di fare del male nemmeno alle persone. E le iniezioni letali, le corde da impiccagione, le fruste, le pistole e le sedie elettriche portatrici di una falsa giustizia cesseranno di essere usate.


Carmen

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