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°° Carta TENDERLY Carezza di Latte: Pulirsi il Culo sulla Sofferenza degli Animali °°
Qualche giorno fa ho ricevuto una segnalazione che mi ha lasciato davvero senza parole.
Attraverso un acquisto errato una mia cara amica ha avuto modo di accorgersi di una caratteristica alquanto assurda di un pacco di carta igienica a marchio TENDERLY (dell’azienda toscana LUCART, già nota per i fazzoletti al profumo di LATTE E MIELE).
Lo aveva preso dallo scaffale senza fare caso alla confezione. Una volta arrivata a casa, ecco l’amara sorpresa.
Di quale caratteristica assurda sto parlando?
Della componente della carta stessa: da quanto si può leggere sulla confezione altro non è che FIBRA NATURALE DI LATTE.
In un primo momento ho pensato che fosse solo una scritta messa là tanto per fare. In realtà, più che averlo pensato l’ho sperato.
E invece….


Per capire meglio di che latte si trattasse sono andata sul sito ufficiale del marchio registrato QMILK ( http://www.qmilk.it ), un marchio che a quanto pare è tedesco.
Stando a quanto riportato dal sito, che si occupa della realizzazione anche di abbigliamento con la stessa materia prima, le proteine utilizzate sarebbero derivate da “latte alimentare” riciclato. In pratica, il latte non più adatto all’uso alimentare potrebbe avere una seconda vita invece di diventare rifiuto.
Secondo QMILK questo potrebbe essere il “materiale del futuro” poiché sostenibile per il pianeta.
Se il materiale utilizzato è davvero latte animale, mi domando..
Sono consapevoli i titolari di questo marchio dell’impatto ambientale che ha l’allevamento per la produzione di derivati, come appunto il latte?
Ma soprattutto, sono a conoscenza di cosa comporta la “vita” in allevamento per gli animali scelti, per loro sfortuna e senza il loro consenso, come “macchine da produzione viventi”?
Parlano di sostenibilità, ma quanto possiamo sostenere dal punto di vista razionale lo sfruttamento delle altre specie?
Negli allevamenti intensivi le vacche (principali femmine schiavizzate) vengono fecondate artificialemente (o per meglio dire, ingravidate manualmente, in quella che è a mio avviso pura violenza) e costrette a partorire giusto per avere le ghiandole mammarie attive.
Una volta nato il loro figlio questo viene quasi sempre allontanato affinché il nutrimento che gli spetterebbe (la secrezione mammaria) possa venire utilizzato interamente per fini alimentari umani. Ormai la verità è nota a tutti grazie alle numerose indagini sotto copertura girate da attivisti animalisti (vedi qua)
Una gravidanza imposta, il legame madre-figlio spezzato in nome del business più crudele.
Un abominio, una realtà inaccettabile che anziché esser sostenuta andrebbe ostacolata in ogni modo possibile.
Il latte sottratto a delle femmine dopo la loro gravidanza ( “buono” o “non più buono” che sia) utilizzato per farci dei vestiti o peggio ancora della carta igienica.
Ma allora è proprio vero che del diritto di esistere delle altre specie il genere umano ci si pulisce il culo.
Francamente, anche se faccio parte di questa specie, capita sempre più spesso di sentirmi fuori luogo. Possibile che l’umanità debba ancora, nel 2017, sfruttare gli altri esseri viventi animali che popolano il pianeta?
Come si può arrivare a sentirsi padroni di tutto quando niente ci appartiene?
Ho trovato la decisione di Tenderly ( dell’azienda Lucart, di Porcari – Lucca) davvero di pessimo gusto.
Per questo motivo ho deciso di scrivere una mail all’ufficio marketing.
Se anche voi ritenete che non dovrebbe esserci latte di scarto impiegato per fare della carta igienica perché gli animali non vanno sfruttati, potete copiare e incollare il testo inviandolo a Lucart attraverso il primo form e secondo form presenti sul sito.
E’ importante esprimere il proprio parere rimanendo sempre di tono civile ed educato.
Gentile azienda,
ho notato che il vostro prodotto “Tenderly Carezza di Latte” contiene fibre di latte.
Stando a quanto riportato sul sito QMILK la materia prima sarebbe proprio di origine animale.
Vi scrivo questo messaggio per informarvi del mio parere contrario alla vostra scelta produttiva. Ritengo che il latte non debba essere utilizzato per fini alimentari umani, e nemmeno riciclato (in caso divenisse rifiuto) per la realizzazione di carta igienica.
Il latte per ogni mammifero è l’alimento che lo accompagna nella crescita fino alla piena facolatà di alimentarsi autonomamente. Il latte dunque deve solo e soltanto servire per nutrire i piccoli. Trovo disgustoso che migliaia di femmine vengano ingravidate, costrette a partorire e private di ogni loro diritto per diventare macchine viventi da produzione latte.
Vi informo che non comprerò mai questo vostro prodotto e che inviterò amici, familiari e parenti ad evitarne l’acquisto.
Nello stesso tempo, invito voi a riflettere sull’etica della vostra scelta e sulla necessità di iniziare ad essere più sensibili nei confronti dei diritti degli animali.
Saluti,
Nome, Cognome, Città.
Grazie in anticipo a tutt*.
– Carmen.

Vacche allevate: quale umano prenderebbe volentieri il loro posto?
°° Animal Equality a Pisa – Foto e Dettagli dell’Evento °°
Sabato 25 febbraio 2017, in Corso Italia a Pisa, si è tenuto uno stand Animal Equality.
L’associazione, attiva dal 2006 e presente in più nazioni nel mondo, si prefigge di diffondere i diritti animali e informare le persone circa il trattamento in specifico di quelli considerati “da reddito” e allevati per fini alimentari.
Avendo visto nella sopra citata una realtà utile, efficace e davvero motivata dalla giusta etica ho dato disponibilità come volontaria per l’intera giornata.
Ed è stata una bellissima esperienza!

Foto: Graziano Wild Veg
Dalle 11 alle 18, io ed altri attivisti abbiamo diffuso materiale informativo dell’associazione, offerto biscotti realizzati senza latte animale e uova a chi ci ha gentilmente lasciato una donazione, risposto alle domande curiose dei passanti e soprattutto abbiamo fatto provare iAnimal agli interessati.
iAnimal, spettacolare strumento tecnologico Samsung, permette di immergersi virtualmente nel mondo degli allevamenti a 360° attraverso un visore e le cuffie.
Sono state molte le persone che hanno deciso di provare questa esperienza, in special modo molti ragazzi giovani.


Ed è stata proprio la reazione dei ragazzi, che hanno volontariamente voluto provare iAnimal, ad averci lasciato davvero stupiti.
Hanno espresso il loro disappunto sui metodi di allevamento e di uccisione dei maiali, protagonisti dei filmati di Animal Equality.
<< Sapevo in linea generale come venivano uccisi,
ma non immaginavo facesse così effetto >> ci ha riferito un ragazzo non appena finito il video.
<< Non mangerò mai più il maiale in vita mia! >> ha esclamato poco dopo un suo amico durante gli ultimi minuti di video.
<< La scena dove il maiale aperto cade a terra è stata brutta >> ha poi riferito il ragazzo in foto, figlio di genitori già sensibili alla causa animalista e venuto appositamente allo stand per comprendere meglio la lotta per i diritti delle altre specie.
In 7 ore di volontariato abbiamo cercato di sensibilizzare più persone possibile, e visti i risultati (ci hanno chiesto se torniamo!) direi che l’evento ha avuto un bel successo.
Spero, e credo di dirlo a nome di chi ha fatto attivismo con me, che le persone coinvolte nella giornata di sabato abbiano adesso più chiare le proprie idee su come vengono maltrattati gli animali e su quanto sia semplice e alla portata di tutti vivere senza farli nascere per destinarli a sofferenza e ad una morte atroce.
Essendomi trovata molto bene con l’organizzatrice dello stand (gentile, disponibile e molto motivata), spero di prenderne parte nuovamente in futuro.
– Carmen.
°° Mangi Uova, Formaggi e Miele? Non Sei Femminista °°
Se fossi nata in Italia circa un secolo fa, in questo momento non sarei seduta alla scrivania, impegnata nella stesura del presente articolo.
Non mi sarebbe stato concesso alfabetizzarmi correttamente, frequentare un liceo, continuare gli studi all’università e nel frattempo lavorare per essere economicamente indipendente. Non avrei potuto comprare da sola l’auto che desideravo, coi miei risparmi, o addirittura guidarla, perché il mio ruolo nella società sarebbe stato quello di ogni ragazza che sta in casa, che pulisce la casa, che obbedisce ai genitori e che a tempo debito passa dalla sottomissione del padre a quella del marito. Non avrei potuto lasciare l’eventuale fidanzato bugiardo, quello qualunquista, quello che tradisce, perché mi sarei dovuta semplicemente accontentare, rassegnandomi all’idea che era quello l’individuo da “sopportare e supportare” per il resto dei miei giorni.
Una donna con una vita intera davanti da dedicare all’abitazione-gabbia dove viene confinata, tra figli e marito che invece è emancipato e può tutto.
Se penso a come sarebbero potute andare le cose se fossi nata in un altro periodo e non negli anni ’90, rabbrividisco. Sarei stata un’altra me. Un’infelice, triste me.
Mi sento fortunata e privilegiata nell’esser nata in un tempo e in un luogo ormai abbastanza liberi da alcune trappole sociali maschiliste.
Se oggi posso godermi tanti diritti (studiare, lavorare, viaggiare, vestirmi come voglio, amare chi voglio, guidare, scrivere, fare conferenze, parlare di diritti altrui ecc) è merito di chi ha dato la propria vita per conquistarli ed estenderli anche a me, che faccio parte di quelle nuove generazioni senza volto ma tanto tutelate.
Non dimentico cosa è stato fatto, non sottovaluto l’impegno e lo sforzo di altre donne nate prima di me e cerco ogni giorno di meritarmi il risultato del loro enorme coraggio.
Come faccio a meritarmi i diritti che qualcuno ha conquistato anche per me?
Semplicemente, porto avanti l’impegno.
Perché la lotta non è ancora finita.
Mi sento di essere femminista, orgogliosamente femminista, perché sono consapevole che in questo momento, in altri luoghi nel mondo, tante mie sorelle di specie non possono vivere liberamente come invece accade a me, questo per colpa della società fallocratica che le vuole inferiori e sottomesse all’uomo.
E’ pertanto necessario, a mio avviso, non dimenticare mai che dobbiamo continuare a lottare per i diritti delle donne, soprattutto noi donne, fino a quando non saranno estesi in tutti i paesi del mondo. Su ogni singola persona.
Un’altra cosa che ho capito poi, è che non ci si può definire femministe vivendo una vita a discapito di altre femmine.
Per circa 15 anni della mia esistenza ho vissuto in uno stato di parassitismo maschilista nei confronti di femmine di specie diversa dalla mia.
Bevevo il latte a colazione (lo usavo come aggiunta al muesli), mangiavo formaggi (immancabile la mozzarella sulla piazza) e di tanto in tanto gustavo dei dolci con dentro il miele. A 12 anni ho smesso di mangiarli, gli animali, e credevo di aver fatto tutto quello che era in mio potere per evitargli sofferenza e morte. Credevo anche, però, che continuare a mangiare i derivati non comportasse nulla di grave per loro. Ero convinta che “tanto le mucche facessero lo stesso il latte” e che “le uova comunque venivano deposte dalle galline”, quindi il consumo che ne facevo era più che lecito.
Per molto tempo dunque ho vissuto godendomi i diritti che le femministe mi hanno fatto avere e parallelamente li toglievo ad altre femmine, costrette alla reclusione, alla violenza e alla morte a causa mia.
Io, ragazza adolescente, con la mia alimentazione mi intromettevo nella maternità, nel delicatissimo rapporto madre-figlio/a di altre femmine, solo per un gusto personale, solo per egoismo.
Se sono qui, oggi, a scrivere questo articolo è perché sento necessario che ciò che ho compreso possano comprenderlo anche chi crede di essere femminista nonostante sia un peso per altre femmine.
Si può essere femministe mangiando uova, formaggi, miele e bevendo latte?
La risposta è NO.
Non si può.

Macchinario per estrarre latte dalle ghiandole di una vacca – Foto Web
L’industria dei derivati animali è basata sul quotidiano oltraggio all’universo femminile, al deturpamento e allo sfruttamento dei corpi femminili.
- LATTE E FORMAGGI:
Affinché le vacche, le capre ed altre femmine di specie elette schiave ideali per la “produzione” di latte abbiano ghiandole mammarie attive è necessario che esse siano gravide. E’ caratteristica di tutti i mammiferi infatti allattare solo ed esclusivamente quando c’è la presenza di un cucciolo, e dopo il parto dello stesso.
Per sottrarre a queste femmine la secrezione mammaria vengono ingravidate a mano dagli allevatori, che inseriscono nella vagina lo sperma di un maschio della stessa specie raccolto in precedenza (come accade con altri animali).
L’atto messo in pratica dagli allevatori non è altro che VIOLENZA SESSUALE.
Nessuno di questi animali è consenziente. Nessuna di queste femmine ha mai chiesto che un umano infilasse il braccio nel proprio utero.Una volta ingravidate le femmine vivono i mesi di gravidanza sempre richiuse negli allevamenti. Quando il piccolo, o la piccola, è pronto per nascere non sa minimamente cosa lo aspetta.
Essendo un “extra”, un surplus non utile per l’industria casearia i cuccioli nati da femmine schiavizzate per il latte vengono spediti al macello oppure uccisi.L’animale che ha partorito il proprio figlio, e che per istinto materno sente la necessità di averlo accanto per accudirlo ed alimentarlo attraverso le proprie mammelle, non può farlo. Il legame madre-figlio viene spezzato, e questa negazione porta ulteriore stress e sofferenza per questi individui che per anni verranno sfruttati prima della macellazione.
Se bevi il latte o mangi formaggi fatti con esso
la mano che si inserisce violentemente nella vagina delle femmine schiavizzate è anche la tua.
vitellino deceduto in un allevamento di vacche da latte
- UOVA:
Nell’industria della produzione di uova le galline sono piccole operaie schiave costrette a deporre circa un uovo al giorno. Negli allevamenti “in batteria” vivono dentro gabbie piccolissime (grandi quanto un foglio A4). Negli allevamenti “a terra”, vivono in capanni sovraffollati, illuminati da luce artificiale. In natura le galline deporrebbero un numero nettamente inferiore rispetto alle centinaia attuali: circa 22-24 unità.
Anche per quanto riguarda questi animali, l’industria non tiene conto del legame che ogni femmina ha con ciò che crea il proprio corpo.
Le galline sono animali molto protettivi. Una volta deposte le uova si innesca in loro la necessità di proteggere i piccoli che vi potrebbero nascere.
E’ per questo che, nei modi di dire, utilizziamo il concetto di “mamma chioccia“.
Nell’industria avicola questi piccoli animali vengono privati della cellula uovo che depongono. Sfruttati, privati di ogni tipo di diritto, dopo pochi anni di reclusione vengono sostituiti con nuovi schiavi. Le galline che non ce la fanno più vengono macellate o gettate via.
Essendo il loro becco capace di infierire colpi mortali, esse vengono mutilate quando sono ancora dei pulcini.
Il taglio dell’estremità del becco, pratica crudele, evita agli allevatori la perdita di schiave o un’eventuale auto-lesione dovuto alle terribili condizioni di vita.Tutte le volte che mangi un uovo, la mano che taglia la punta del becco di una femmina ridotta a mera macchina di produzione, è anche la tua.

- MIELE:
Anche l’industria del miele è un oltraggio al genere femminile.
Le api, per loro gerarchia, hanno una regina che stabilisce regole e coordina le altre api. Quando gli esseri umani si intromettono in questi piccoli regni dove è sovrana la perfezione, ogni sorta di equilibrio viene interrotto.
Le api operaie, che per funzione congenita raccolgono il polline per poi elaborare il miele attraverso le loro cavità orali, vengono sfruttate.
Il miele, unico alimento delle api che viene poi condiviso con tutti i membri dell’alveare, viene sottratto. Al suo posto gli apicoltori sono soliti fornire agli insetti dello zucchero. Quest’ultimo però non è un alimento naturale. Sfruttamento continuo e cambio di alimentazione mettono a repentaglio la vita delle api stesse, che decedono in nome di un commercio crudele.Scopri tutti i retroscena dell’industria del miele cliccando QUI.

Esistono numerose alternative vegetali al miele. Trovi l’articolo sul mio blog.
Si può essere delle vere femministe?
Sì. Sì è davvero femministe quando si spezzano le catene mentali che bloccano il nostro pensiero. Si è femministe, e attente ai diritti altrui, quando quelli di cui godiamo non li neghiamo agli altri, umani o animali che siano.
Alle donne che credono che non si possa paragonare una vacca ad una donna in ambito di violenza e di diritti, dico solo che pochi secoli fa le donne erano scientificamente provate come inferiori all’uomo e paragonate agli animali.
Abbiamo raggiunto grandi traguardi per le donne.
Vi prego di impegnarvi a raggiungerli anche per le altre specie affinché non esistano più discriminazioni nei confronti di nessuno.











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