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°°MAC, Provocazione a Fugatti: “Si prenda i cacciatori, ci dia gli orsi”°°

Il MAC -Movimento Anti Caccia nella giornata odierna ha lanciato una provocazione rivolta a Maurizio Fugatti, presidente della Regione Autonoma di Trento, in merito all’ordinanza di soppressione dell’orsa JJ4.



Nel frattempo, a differenza dei cacciatori che si macchiano la coscienza di sangue animale e umano, le sorti dell’orsa JJ4 sembrano essere appese a un filo.
Poco fa, Repubblica ha pubblicato un nuovo articolo dove si parla di sospensione dell’abbattimento sì, ma di un ipotetico consenso da parte del TAR stesso riguardo l’uccisione dell’animale.



Continuiamo ancora a farci sentire inviando una mail di protesta.

Mail tipo:

Gentile Provincia Autonoma di Trento,
Gentile Presidente Maurizio Fugatti
ho appreso della triste notizia del ragazzo runner ferito e ucciso da un orso in una delle vostre aree verdi.
È un dispiacere sapere che una persona non ci sia più, lasciando un vuoto nella sua famiglia, ma vi chiedo di non rendere questa tragedia duplice con l’uccisione dell’orso che ha attaccato il ragazzo.
Gli animali seguono i loro istinti, soprattutto i grandi carnivori come gli orsi.
Non è giusto demonizzare una specie animale solo perché si è comportata come la natura dice nelle sue corde di comportarsi.
Non è giusto soprattutto se si pensa a quante persone sono morte per mano di esseri umani che per lucida volontà hanno deciso di negare l’esistenza ad altri esseri umani.
Il mondo, la natura è anche dimora degli animali, e la corretta soluzione è quella di educare le persone sulla presenza di queste specie.
Facendo mie le parole dell’etologo Francesco De Giorgio, aggiungo che “vivere comporta pericoli.
Se una valanga travolge e uccide degli sciatori, non si da la colpa alla montagna, non la si rade al suolo, ma si sensibilizza a conoscere il rischio valanghe e ad evitarlo.
Non si può condannare a morte una montagna abbattendola, un oceano prosciugandolo, un cielo aspirandolo. Per ridurre il rischio si può invece educare alla montagna, educare all’oceano, educare al cielo.
Un rischio che però resta e va accettato come parte della vita.
Orsi, lupi, vipere, cinghiali, squali, sono come montagne, oceani, cieli”

Vi chiedo pertanto di non uccidere quest’orso, e nessun altro animale selvatico e non.
Le soluzioni da poter adottare, alternative e non violente, sono molte.
Date il buon esempio e siate ragionevoli.

Da inviare a:
presidente@provincia.tn.it
serena.gatti@provincia.tn.it
uff.stampa@provincia.tn.it



°°Caro Red Ronnie: Gli Alimenti di Origine Animale non Sono Vegan!°°

Cari lettori e care lettrici,
scrivo questo articolo a seguito di esternazioni a dir poco agghiaccianti comparse sul profilo Facebook di un personaggio televisivo, sedicente vegan: sto parlando di Red Ronnie.

Mercoledì 5 aprile 2023, ore 9.22, sul suo profilo è stato pubblicato un post riguardante un prodotto di origine animale definito “vegan”: il burro VeroGhì.
Stando a quanto affermato nella presentazione riportata come didascalia del post, questo alimento di derivazione animale sarebbe vegano perché “senza lattosio e caseina. Viene creato solo con panna d’affioramento. La fattoria dove nasce è nella campagna di Parma. Le stalle sono costruite secondo i criteri più sicuri e sani per il benessere animale: apertura sui due lati, pascoli ovunque e animali liberi di brucare pacificamente all’aria aperta. Sono alimentate con erba falciata d’estate e fieno biologico d’inverno. Prima allattano i vitellini poi il latte in eccesso diventa il burro VeroGhì.
La flora microbiologica del fieno rende il latte, lavorato crudo, ricco di nutrienti”
.




Un allevamento dipinto come un locus amoenus per femmine che allattano i propri figli e le proprie figlie.
Una stalla nella campagna di Parma con ben due aperture sui lati (ma che lusso!), e distese di erba dove poter brucare pacificamente all’aria aperta. Wow!

Lo so, state pensando di prenotare anche voi questo alloggio per le prossime vacanze, non è così?
E invece dovrete invidiare dalle vostre piccole dimore gli animali eletti per villeggiarvi.


Come era immaginabile (ed auspicabile), Red Ronnie è stato inondato di critiche mosse da persone vegane che difendono gli animali e che non mangiano alcun derivato corporeo delle altre specie. Il post ha raccolto centinaia di commenti lasciati da persone rimaste deluse dal suo promuovere tale alimento, e soprattutto per averlo definito vegan.

Ma il diplomatico Ronnie ha placato con due frasi il malcontento cittadino:
i vegani integralisti? sono peggio dei carnivori!


Con una modifica al post, Ronnie ha aggiunto:
“con la loro intransigenza spesso violenta (vedi i nazi Vegan che andavano in TV e per ansia di protagonismo non capivano che venivano sfruttati per andare contro alla cultura Vegan) [i vegani integralisti] fanno peggio che se stessero zitti. In passato sono stato attaccato anche perché pubblicizzavo Mielizia. Il miele!!! Non solo gli apicoltori non sfruttano le api, ma le nutrono quando (sempre più spesso) non riescono a raccogliere miele e le salvano!!! Ma i vegani integralisti vorrebbero cancellare gli apicoltori e di conseguenza le api. E senza api moriremmo tutti. Quindi con quello che ho scritto adesso rispondo a tutti quelli che sono solo capaci di puntare il dito e che cercano in ogni video cosa poter attaccare. Non fa bene alla causa animalista e poi, chi non lo sa, vada a leggersi la mia storia e l’impegno che ho sempre messo per difendere gli animali. E per impegno intendo i tanti soldi rifiutati. That’s all Folks!”


Caro Red Ronnie,
da dove inizio?
Quante cose ci sono da dire.

Punto primo: il consumo di derivati corporei animali non sono in linea con la filosofia di vita vegan.
Decidere di diventare vegani/e significa eliminare dalla propria alimentazione (ma anche dal proprio vestiario) ogni tipo di materia derivata dal corpo della altre specie: niente latte, niente uova, niente burro, niente miele.
È molto semplice intraprendere questa scelta, abbracciare questo modus vivendi: quando accade, si prova una sensazione di leggerezza al pensiero di quanta ingiustizia legalizzata si sosteneva prima di quel grande passo.

Punto secondo: ciò che per te è il significato di vegan, è evidentemente una tua interpretazione personale, per giunta non condivisa. Lo dimostrano le centinaia di risposte che hai ricevuto attraverso i commenti sotto questo post. Vegan non significa non nutrirsi di derivati dallo sfruttamento degli animali, ma semplicemente non nutrirsi dei derivati animali. Qualsiasi sia la modalità di ottenimento di questi.

Punto terzo: una stalla, anche se dotata dei più tecnologici “comfort”, rimane pur sempre una stalla.
Tu, chi la pensa come te, e quelli che vendono derivati animali, sapete cosa significa nascere in un allevamento, confinati in uno spazio, per condurre una vita prestabilita e con fine ultimo gli interessi economici di terzi?
No, evidentemente. Che fortuna.
Il fatto che siate umani – quindi appartenenti a una specie che si autotutela, evitando accuratamente di non subire dagli animali ciò che essa impone a loro – non vi rende per natura autorizzati ad arbitrare l’esistenza altrui.
Che gli esseri umani abbiano il diritto di decidere della vita, e della morte, delle altre creature che vivono su questo pianeta con noi (purtroppo per loro) è una costruzione sociale e culturale, alla quale ci iniziano, facendola passare per vera. L’antropocentrismo di cui è affetto il nostro genere è uno dei morbi più difficili da debellare.

Punto quarto: a ciascuna specie mammifera, il proprio latte.
Siamo gli unici animali che sottraggono, per giunta con la scusa dell’esubero, il latte ad altri cuccioli.
In natura non esistono altri individui che si appropriano della secrezione mammaria di femmine che hanno da poco partorito. Basta veramente poco per capire quale ingiustizia permea questo modus agendi: immaginate di essere voi, quei neonati e quelle neonate. Chi avrebbe il piacere di sapere che la propria madre viene munta dopo che siamo stati allattati?
Le ghiandole delle femmine che hanno partorito, che siano umane o animali, secernono secrezione attraverso la sollecitazione data dalla suzione.
Molto triste che degli adulti (già allattati e svezzati) si frappongano nel delicato rapporto fra madre e figlio/a.
E che la si finisca di parlare di “esubero”: lo abbiamo visto con il triste epilogo del sedicente allevamento “etico” LatteAmore cosa significa tenere femmine a partorire figli per tenersi il latte.

Punto quinto: il miele è l’unico alimento delle api, se lo autoproducono, è LORO!
Per aiutare questi preziosi animali che impollinano vita è necessario avere degli accorgimenti, disinteressati, senza per forza vendere il loro miele: esistono fiori, per esempio, da poter piantare per dare loro sostentamento. Importante non sostenere l’uso di pesticidi, cercare di avere un minor impatto possibile sull’ambiente. Gli apicoltori edulcorano la loro attività imprenditoriale con la scusa della salvaguardia di queste creaturine, ma chi ha a cuore veramente la loro vita non toglie loro il cibo che con molta fatica autoproducono.
Questo vassallaggio interspecie non è mai stato autorizzato dalle api. Esse non hanno mai dato il consenso a essere “protette” in cambio del loro lavoro, e il fatto che non si possa comunicare con esse per capire cosa vogliono non ci dà il diritto di credere che siano d’accordo.

Punto sesto: che volgarità il termine Nazi Vegan.
Ma come ti permetti?
Per quanto questo prefisso abbia oggigiorno acquisito una connotazione diversa che sicuramente hai inteso anche tu (ossia individuo ‘fissato’ con qualcosa), a me, con studi linguistici nel bagaglio culturale, richiama sempre la sua estensione originale, ossia “nazista“. Nazi a chi? A persone che difendono la vita? A persone che con coraggio si sono liberate da false convinzioni sociali e hanno deciso di rifiutarsi di sostenere l’assoggettamento delle altre specie e il loro utilizzo per fini economici?
Il nazismo è stato l’esatto opposto, purtroppo. Questo neologismo dovrebbe SPARIRE dalla bocca della gente.
Chissà se un giorno arriveremo anche a ritenerlo diffamatorio davanti alla Legge, tanto da condannare chi ne fa uso per etichettare altre persone.

Integralisti, “peggio dei carnivori”, addirittura faremmo meglio a stare zitti.
Ripeto, come ti permetti?
Noi parliamo e siamo eco degli animali che non possono parlarvi per dirvi DI LASCIARLI IN PACE.
E parleremo fino a quando non capirete che siete solo UNA fra le specie, e che le altre non hanno minore importanza.
Una specie che può essere padrona di sé stessa, ma non delle altre.
Il dominio umano sugli animali deve finire.


Non abbiamo bisogno di burro.
Non abbiamo bisogno di miele.
Non abbiamo bisogno di carne di animali terrestri o marini.
Abbiamo bisogno di imparare a coesistere con queste povere creature che assoggettiamo alle nostre antropocentriche volontà da millenni.


Abbiamo bisogno che tu, e chi la pensa come te, lo comprendiate presto, perché il cambiamento decisivo ed epocale per l’evoluzione della nostra specie.


Carmen

°°Le Galline Felici di Essere Usate Non Esistono°°

Cari lettori e care lettrici,
scrivo questo articolo in quanto urge un chiarimento serio riguardo al tema delle galline “ovaiole“. Il consumo e il non consumo di ovuli di gallina è un argomento spinoso che ho trattato sulla mia pagina Facebook in questi giorni, per spronare le persone vegetariane a diventare vegan, e che mi ha fatto capire quanto si sia ancora lontani/e dal rispetto per queste creature grazie ai feedback che ho ricevuto.

Molte persone, incluse sedicenti vegan, sono convinte e intestardite del fatto che non vi sia nulla di male nel consumare uova di “galline felici”, perché:
• questi animali le fanno lo stesso
• vengono tenute libere
• sono (a volte) salvate da allevamenti intensivi
• viene concesso loro di morire “di vecchiaia”

Ma perché, anche se tenute libere in cortile e addirittura amate, è profondamente sbagliato mangiare i loro ovuli?

Prima di argomentare questo articolo con i miei pensieri, vorrei invitarvi a prendere visione del video “Uova Felici” che il collega antispecista Gianni Palagi ha pubblicato sul suo account YouTube. Un video della durata di 8 minuti che deve essere visto per iniziare a sfatare miti sulle uova e sulle galline.


Il perché sia ingiusto approfittarsi delle uova delle galline, anche di quelle tenute “libere”, è ampiamente spiegato nel video sopra riportato. In aggiunta alle informazioni fornite dal video, vorrei adesso esternare i miei pensieri dal punto di vista etico e morale.


LA DETENZIONE DELLE GALLINE PER FINI UTILITARISTICI È UN RETAGGIO SPECISTA

È necessario, parlando di una delle specie più sfruttate dal genere umano, prendere consapevolezza e ammettere che quando si parla di acquisto/adozione/salvataggio di galline per tenerle con sé, la scelta è quasi sempre dettata dall’idea che da esse si otterranno le uova.
Sono rari i casi in cui le persone decidono di adottare una gallina col solo scopo di tenerla da compagnia, senza pretendere nulla in cambio e senza approfittarsi di quanto fuoriesce dal suo organismo. Accade nei santuari di animali salvati dal macello, accade in alcuni rifugi, accade fra pochi cittadini privati. Il più delle volte però, purtroppo, la detenzione ha come fine primario, se non il solo ed unico, l’ottenere appunto gli ovuli e averli “freschi” di giornata.

C’è chi ha avuto il coraggio di dire che le uova le galline le fanno lo stesso, che è un peccato buttarle via, e che nel prenderle non vi è nulla di male perché così si viene compensati dei favori che vengono fatti loro (“protezione”, alimentazione ecc).

L’idea che degli animali debbano sdebitarsi con gli esseri umani poiché questi hanno deciso (senza il consenso degli animali in questione ovviamente) di detenerli, confinarli dentro i propri spazi privati, è di una bassezza disarmante, frutto di uno specismo antropocentrico irrazionale, radicato nella mente, e di catene mentali che devono essere spezzate.

Togliamoci dalla testa il racconto distorto e non veritiero che vede come protagonista la specie umana, in un mondo con altre creature messe nelle sue mani, alla sua mercé.
Gli esseri umani non sono padroni di nessuna delle vite che li circondano, non detengono alcun potere.
Sono solo alcune forme di vita che coesistono con altre forme di vita su un pianeta.
Non esistono gerarchie, non esistono specie superiori o inferiori. Fine.

Nessuna delle specie presenti sulla Terra è in debito con noi. Nessuna ha l’obbligo, il dovere di servirci, di darci qualcosa di sé, di porgerci parte del proprio corpo, di alimentarci, di soddisfare ogni nostro capriccio.

Dovremmo imparare, una volta per tutte, che ogni esistenza al mondo esiste per fare esperienza, e che non abbiamo alcun diritto di trasformare la loro in privazione, negazione, cattività, detenzione, sfruttamento e morte.


L’OVULAZIONE DELLE GALLINE NON È ALLA NOSTRA MERCE’

La nostra società porta avanti azioni a cui è stato dato inizio da generazioni passate, da persone che non hanno un’identità o un volto a noi conosciuti e alle quali non possiamo più chiedere i motivi e il perché di tali usanze.
È un segno di profondità d’animo e di coscienza mettere in discussione quanto ci appare “normale”, e realizzare che talvolta si continua a fare ciò che per secoli si è fatto per mera abitudine.
Se c’è stato un periodo in cui delle persone, per bisogno, hanno iniziato a derubare le galline delle proprie uova (ovuli che se fecondati diventano loro figli e figlie), non è detto che ad oggi, nel XXI secolo, si debba continuare a consumare i loro derivati corporei.

Le galline esistono al mondo per se stesse, non perché sono macchinari di produzione di alimenti destinati alla specie umana.
Nei secoli, negli ultimi decenni sono state selezionate appositamente per rendere i loro corpi più produttivi, oltre le loro possibilità naturali. Tutto ciò è un insulto alla vita, è un affronto al rispetto per la loro esistenza.


NECESSARIA L’IMMEDESIMAZIONE

Soprattutto le donne, che hanno le ovaie e possibilità di ovulare come queste femmine, dovrebbero spezzare le catene di assoggettamento che schiavizzano le galline confinandole nello stereotipo di “animale da cui attingere qualcosa”.
Quale animale alleva donne umane col fine di ottenere donne che ovulano 30 volte in più delle loro possibilità fisiche?
Quale specie si tiene in cortile delle donne, alimentandole per carità, ma solo per togliergli di volta in volta l’ovulo?

Donne, mi rivolgo a voi: se qualcuno vi tenesse dentro uno spazio confinato perché dal vostro corpo esce quasi un ovulo al giorno, vi sentireste libere? sareste felici? non vi sentireste forse un tantino USATE?
I periodi storici in cui eravamo utili solo come incubatrice si seme maschile per procreare sono finiti, facciamo finire anche quello in cui altre femmine sono rese schiave e sottomesse.


• OVULI DI GALLINA NON NECESSARI PER LA NOSTRA ALIMENTAZIONE

Ci sono studi che dimostrano che non è dannoso il consumo di uova, altri invece che affermano il contrario. Non importa. Ciò che dovrebbe essere chiaro a tutti/e è che gli ovuli delle galline non sono necessari nella nostra alimentazione.
Non ne abbiamo bisogno, si vive egregiamente senza.


Per preparare dolci non sono indispensabili.
Se avete delle ricette con uova fra gli ingredienti, potete sostituirle seguendo questa guida di Vegolosi
Al posto delle frittate, cariche di colesterolo, si possono fare farifrittate con farina di ceci
→ Per realizzare ricette più complesse, si possono usare alternative interamente vegetali. Alcuni esempi:


VeggFast Total (per le ricette che implicano uso dell’uovo intero)
VeggFast Red (per le ricette dove si utilizza il tuorlo)
VeggFast White (per le ricette dove si utilizza l’albume)

Cosa accade se si smette di mangiare uova di galline?
– non sosteniamo più gli allevamenti intensivi o estensivi dove vengono sfruttate e successivamente spedite al mattatoio
– non sosteniamo più la selezione di femmine dall’organismo più ovulante
– non portiamo avanti lo stereotipo di “gallina = animale da cui trarre qualcosa”
– impariamo a rispettare le loro esistenze
– viviamo senza vedere nelle altre creature delle vite di cui approfittarsi
– le nostre ricette saranno interamente vegetali, più leggere e libere dallo specismo

• Cosa fare con le uova delle galline che si hanno con sé?
Si può prendere esempio dai santuari, come quello Capra Libera Tutti, che scrive:

CHE CI FACCIAMO CON LE UOVA?

Nella società in cui viviamo sembra quasi inconcepibile pensare che gli altri animali possano esistere – sia a livello individuale che in quanto membri di una collettività – semplicemente come soggetti di vita, senza una finalità utile a soddisfare determinati “bisogni” umani.

👉 Eppure – attraverso la quotidianità di questo luogo e dei suoi abitanti – cerchiamo di raccontare che vera natura degli animali convenzionalmente allevati e definiti “da reddito” è molto distante da quella propagandata dall’industria e dalla pubblicità, e che essa non coincide affatto con la funzione produttiva che il sistema assegna loro per legittimarne e normalizzarne l’utilizzo e lo sfruttamento.

Nei santuari gli animali sono finalmente liberi di vivere senza uno scopo indotto, senza produrre utili e guadagni.

🤔 Spesso ci viene chiesto perché non ci sosteniamo vendendo le uova o il latte degli abitanti del Santuario: come se dovessero in qualche modo sdebitarsi della libertà che li aiutiamo a riconquistare.

Ma il punto è proprio questo: nei santuari gli animali sono liberi di fare ciò per cui ogni essere vivente nasce: vivere.

💡 Lo ripeteremo fino allo sfinimento: le uniche cose che gli abitanti del Santuario Capra Libera Tutti producono sono consapevolezza e cambiamento nelle persone che vengono a contatto con le loro storie!

Qui è possibile incontrarli, conoscerli e riconoscerli come esseri viventi e senzienti artefici della propria esistenza e liberi di autodeterminarsi.

🐔 Quando venite a trovarci prendetevi qualche minuto per osservare le galline libere riappropriarsi dei loro corpi, dei loro ritmi, del loro spazio. Focalizzatevi sulla loro individualità e non sul prodotto dietro il quale, altrove, questa individualità viene nascosta.

E se proprio volete saperlo, “che ci fanno con le uova” chiedetelo a loro: perché solo a loro appartengono.

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