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13.05.2024 • Protesta al Mattatoio di San Miniato (PI)

Stamattina, lunedì 13 maggio 2024, si è tenuta una delle più grandi manifestazioni antispeciste mai organizzate davanti al Consorzio Macelli di San Miniato (PI). Dopo la maxi azione davanti allo stabilimento di ItalPork del 25 marzo di quest’anno, abbiamo agito anche in provincia di Pisa dove il numero di vittime è minore ma pur sempre vergognoso.
In questa cittadina infatti, precisamente in via Guerrazzi 80 a pochi passi dai supermercati, è attivo da (troppi) anni uno stabilimento di smontaggio animale che spezza la vita a bovini, suini, ovini e non solo, anche con macellazione rituale (kosher, halal).

L’evento di protesta, organizzato da me in collaborazione con Agnese Balducci e regolarmente autorizzato, ha visto la partecipazione di quasi quaranta persone, attiviste e attivisti giunte/i da diverse province toscane. Un lavoro di sinergia e coordinazione che ha permesso di fungere da eco alle grida degli animali messe a tacere dalle pareti insonorizzate.


A partire dalle 7 del mattino, in presenza di Carabinieri, Vigili e Polizia che ha garantito il regolare svolgimento della protesta, abbiamo difeso gli animali che sono arrivati su diversi mezzi guidati da gente priva di empatia e giunti fino al luogo dell’orrore: decine di poveri maiali, di bovini e addirittura un povero cavallo. Creature meravigliose impaurite, con la bava alla bocca e intente a defecare.


Abbiamo cercato di parlare con le persone che lavorano in questo stabilimento, purtroppo fra di loro anche individui molto giovani, per quanto sia possibile parlare con chi ha deciso di ammazzare o di condurre alla morte come mestiere: un uomo ci ha detto che ‘quel lavoro lì’ (ossia di portare gli animali al macello, n.d.r) lo avevano fatto sia suo nonno che suo padre come per giustificare la sua presenza alla guida del camion. Con le lacrime agli occhi gli abbiamo chiesto di cambiare lavoro e proposto di aiutarlo a cercarne un altro. Per qualche istante abbiamo visto un’espressione cupa sul suo volto; altri ragazzi hanno preferito innalzare un muro di omertoso silenzio non rispondendo al perché hanno scelto quel mestiere gramo, mentre un operaio con addosso un camice bianco ha fatto un gesto volgare con le mani invitandoci a praticargli del sesso orale.



Sono state ore intense intrise di strazio.
Sapere tali creature giungere fino al loro patibolo ci ha devastate/i.

Vedere un povero vitello impaurito sbattere la testa contro le staffe del camion che lo trasportava e sentire strillare i maiali ci ha spezzato il cuore.



Per tre ore abbiamo dato voce agli animali che oggi sono stati ammazzati senza pietà e fatti a pezzi, in quel macabro luogo che è il mattatoio del Consorzio Macelli di San Miniato. Un luogo dove nell’aria si sentono feci, urine e sangue innocente.
Abbiamo condannato moralmente il loro prestarsi per soldi a questo assassinio legalizzato, dicendo chiaramente killer di animali cosa pensiamo di loro: ci vergogniamo di far parte della stessa specie. Ci vergogniamo di sapere che esistano ancora queste pratiche barbare ai danni di creature rese indifese.


→ Diretta video 1: arriva un cavallo al mattatoio

Il presidio si è concluso alle 10, ma l’azione antispecista è continuata ancora un’ora davanti ai supermercati per coinvolgere e consapevolizzare coloro che, con le proprie passive scelte alimentari, rendono possibile il massacro degli animali e pagano lo stipendio ai loro carnefici.

Abbiamo chiesto a decine di persone giunte a fare spesa se mangiassero animali.
La domanda a molti è sembrata del tutto straniante, tanto è visto normale il consumo di corpi di esseri senzienti come noi, ma c’è stato anche chi ci ha detto che non li mangia.
Abbiamo avuto modo di dialogare e di lasciare materiale informativo sulla nutrizione vegetale alle persone interessate, e di abbracciare chi non ha retto all’emotività e ha pianto davanti ai filmati che abbiamo girato stamattina.
Non tutte le persone erano a conoscenza che a poche centinaia di metri dal supermercato stessero ammazzando animali. Abbiamo visto tristezza, rabbia e disgusto sui loro volti.

L’azione si è così conclusa, con la consapevolezza di aver scosso animi, accarezzato col cuore l’ultima volta creature a cui nessuno ha voluto mai bene e con la promessa di continuare a opporci contro la violenza sugli animali fino a quando non sarà dichiarata illegale e punibile.


Vi aspettiamo adesso domenica 19 maggio 2024 davanti alla buca del palio di Fucecchio (FI) per difendere i cavalli dal loro sfruttamento.


Carmen Luciano


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°°Cani Guida: Assoggettamento Animale e Antropocentrismo°°

Cale lettrici e cari lettori,
in questo articolo voglio affrontare e problematizzare dal punto di vista etico e morale una delle infinite sfaccettature dello specismo umano: l’utilizzo dei cani guida, estensione vivente per umani che non possono vedere.

Alla vigilia della pubblicazione di questo articolo ho chiesto alle persone che seguono la mia pagina Facebook Think Green • Live Vegan • Love Animals cosa ne pensassero, pubblicando un apposito post. Sono giunte oltre 440 risposte in meno di 24 ore, fra le quali alcune dal contenuto molto interessante che vanno ad avvalorare la mia tesi: non è moralmente etico trattare gli animali come mezzi, qualsiasi sia lo scopo o la finalità.

Maria scrive:
“Assolutamente contraria. In 54 anni di vita raramente ho visto un cane guida trattato dignitosamente”.

Lucia esprime:
“E’ un’addestramento crudele. I miei qui in America, hanno adottato una canina che non aveva superato le prove per diventare cane da vista. Era sempre in ansia, triste, e non sapeva imparare a giocare, grazie a un’addestramento intenso che le ha rubato la gioia di essere. E io dico son contraria anche essendo una Special Ed teacher. No animal should go through any kind of training to serve humans.” (nessun animale deve essere sottoposto ad alcun tipo di addestramento per servire gli umani).

Valentina dice:
“I cani guida non fanno una vita da cane. Raramente giocano, corrono, si sfogano. Io ho conosciuto cani guida davvero tristi. Li addestrano fin da cuccioli ad essere al servizio dell’ uomo e loro lo fanno, ma questo non significa che siano felici”.

Carla racconta:
“Mia madre è non vedente e mai avuto il cane guida. Conosco molti non vedenti che non costringono un’ altra creatura a condividere la loro invalidità. Invece incontro spesso nel mio quartiere un non vedente con cane guida. Povera creatura una tristezza infinita. Non può annusare come e dove vuole. Non può socializzare con i suoi simili. È un cane schiavo. Quando lo incontro con la mia bimba pelosa, si ferma subito e ci lascia passare guardando dritto avanti a se senza fare una mossa. Una vita di privazioni”.

Elisa scrive:
“Non sono d’accordo, come non lo sono usare i cani nella protezione civile ecc, loro non possono scegliere liberamente se vogliono fare questo o meno, in realtà siamo noi che in qualche modo li “obblighiamo””.

Rossella racconta:
Lavoro in un Istituto per Ciechi e ipovedenti. Ne ho visti pochi pazienti con il cane, ma ricordo, erano i primi mesi di lavoro, una signora che umilia a e picchiava in cane guida. Un labrador nero di una bontà infinita. Testa bassa, occhio triste e giù botte e urla.
Ripeto, erano i primi tempi e non sapevo bene come comportarmi. Succedesse ora, intanto intervengo e poi farei subito una segnalazione per maltrattamenti. Povere gioie, a me fanno tanta pena. Non sono assolutamente favorevole. Non fanno una bella vita, sempre stressati dal fatto di dovere avere la responsabilità della vita della persona”.

Nadia spiega:
“Non è giusto anche perché invecchiando e perdendo le loro capacità e forze vengono sostituiti con uno giovane. Tipo automobile per capirci. Visto più volte personalmente cani anziani sbattuti in anonime pensioni dentro a una gabbia”.

Grazia interviene:
“Assolutamente NO. Mia mamma (peraltro animalista ante litteram) , quando purtroppo perse la vista, si rifiutò CATEGORICAMENTE di avere un cane guida perché, alla fine, sarebbe stata una tortura per l’animale. Questo, secondo me, vale per tutti i cani addestrati ad agire al posto dell’uomo, perché, gira che ti rigira, sempre di sfruttamento si tratta.”

Chiara esterna:
“A me non piace affatto che vengano dati in affido a famiglie per un anno e poi gli cambiano casa, oltre a tutto l’iter di addestramento che sicuramente comporterà uno stress per il cane. È triste anche “il fine carriera”, tipo i cani poliziotto che quando “non servono più” vengono relegati in delle specie di canili, solo raramente vengono adottati dal poliziotto che hanno accompagnato nel lavoro. È proprio triste, si pensa sempre a come sfruttare gli animali”.

Laura scrive:
“Contraria all’utilizzo degli animali per qualsiasi cosa”.

Barbara dice:
“Tutto ciò che è pet therapy o comunque al servizio dell’uomo è ovviamente non naturale. Il cane è un animale sottomesso”.

Roberta spiega:
“Per me no, fatti nascere per questo, addestrati, in casa con l’assistito e quando sono vecchi, buttati come stracci, perché non servono più. Cambiano casa molto spesso, non possono passeggiare annusando, come dei robot, persino i bisogni devono farli “a comando”. Ma che vita è? Nessun cane dovrebbe essere impiegato in alcuna attività dell’uomo se non in quella ricreativa!”.

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Dopo aver condiviso con voi alcuni interventi pubblici contrari all’utilizzo dei cani guida, del tutto in linea con il mio pensiero e i miei ideali, andiamo adesso a rispondere a tutti quelli che sono a favore di addestramenti, assoggettamento e “lavoro” animale.

I cani guida sono trattati bene → che siano trattati bene o maltrattati, vengono “trattati” poiché utilizzati per scopi umani.
Si instaura una simbiosi con il padrone → il concetto di proprietà animale dovrebbe essere demolito. Al mondo non devono esistere padroni, e nemmeno servi. Quella che viene definita simbiosi altro non è che accettazione passiva dell’animale della condizione in cui riversa a seguito dell’addestramento.
I cani vengono coccolati → altro aspetto che va a edulcorare ciò che è mera subordinazione imposta
Ci sono razze predisposte → le razze sono di invenzione umana, innaturali, e finalizzate all’ottenimento di benefici da chi viene fatto nascere con determinate caratteristiche fisiche e comportamentali.
I cani lo fanno volentieri → i cani assumono la classica accettazione anche definita “mentalità dello schiavo”. Sempre bene non confondere l’obbedienza con la spontanea volontà.
Non ci sono ancora alternative ai cani guida → probabilmente l’esistenza di questo servizio di schiavitù animale ha rallentato, con la sua presenza, la ricerca seria di strategie compensative per aiutare le persone che non possono più vedere. Ad ogni modo, ciò non giustifica l’impiego degli animali costretti a servire il genere umano.
Allora nemmeno i cani antidroga o quelli usati in caso di calamità devono essere usati → esattamente. Non esiste uso degli animali che sia etico o morale.


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Si pecca di antropocentrismo – l’atteggiamento prevaricatorio verso le altre specie per mettere al centro quella umana – quando si pensa ai bisogni umani e nient’altro che a quelli, immolando, in nome di questi, le altrui libertà.
La perdita della vista è una possibile condizione umana che comporta il doversi riadattare al proprio mondo interiore e a quello materiale esteriore con nuove strategie (come il potenziamento del tatto). La cecità è una condizione molto delicata che merita tutto il sostegno da parte della società, ma nella sua comparsa o presenza, per etica e morale, non può e non dovrebbe in alcun modo andare a influire significativamente e in modo alienante sugli animali.

Ho fatto una breve ricerca online sui cani guida: si parla di razze, di addestramento, di vendita, di servizi.. quanto di più innaturale e di lontano dall’etica vi sia!

I cani, sin da piccoli, vengono fatti nascere in appositi allevamenti, crescono sottoposti ad allenamenti intensi che andranno a plasmare il loro carattere, il loro temperamento e il loro modus vivendi rendendoli degli efficienti strumenti nelle mani di persone che hanno bisogno di loro.

Strumenti utilizzati al comando, costretti all’obbedienza, assoggettati alle volontà di un “padrone” o di una “padrona”, sostituiti in caso di bisogno, obbligati alla pazienza e a una vita al servizio di qualcuno.

Esattamente come non sarebbe giusto far nascere degli esseri umani dentro allevamenti, per poi venderli a degli animali che ne possono trarre giovamento dal loro servizio, così non è giusto a mio avviso proiettare sugli animali i nostri bisogni umani e pretendere da loro che li soddisfino.

Chi pensa solo ed esclusivamente alle persone non vedenti, dando priorità alla loro necessità di muoversi nelle città accompagnati da un cane, perde di vista una realtà che dovrebbe essere sempre tenuta di conto per prima: gli animali sono sulla Terra non per noi, non per servirci.

È giusto aiutare chi non ha più la possibilità di vedere, o che purtroppo non l’ha mai avuta, ma non è affatto giusto condannare a una vita di obbedienza delle creature che nascono su questo pianeta, perché esse non ci appartengono.
Lo ripeto e probabilmente lo ripeterò fino all’ultimo dei miei giorni: gli animali non sono nostri schiavi.
E che non si parli di simbiosi, che non si parli di obbedienza “al padrone”, che non si parli di amore e altri concetti che vanno a edulcorare ciò che questo servizio realmente è: assoggettamento, obbedienza, servizio all’essere umano.

Come non esistono più servi di pelle scura tenuti al comando da nuovi nobili dalla pelle chiara pronti a correre per ogni bisogno, come non si pretende più nell’America del Sud che la figlia minore di una famiglia rimanga con la madre alle sue dipendenze per tutta la vita, così non deve più accadere che gli animali vengano fatti nascere e addestrati per fungere da mezzo od estensione vivente per degli esseri umani.

Se in queste parole di giustizia, uguaglianza fra specie e libertà vedete un affronto al genere umano, evidentemente l’antropocentrismo è ben radicato in voi. L’invito rimane sempre quello: profonda, attenta analisi introspettiva e sull’atteggiamento prevaricatorio della nostra specie sulle altre.

Spero che presto, e senza l’utilizzo di animali, si giunga a trovare supporto a chi non può più vedere senza gravare sulla vita di altre creature presenti sul pianeta.


Aggiornamento:
a poche ore dalla pubblicazione di questo articolo, mi è giunto un commento sulla mio profilo instagram e un messaggio carico d’odio da parte di un tale S.C.
Purtroppo, in individui maleducati e dalla scarsa empatia (notare la foto del profilo, con un pesce strappato dall’acqua) accade questo: quando si vanno a toccare argomenti che tolgono stabilità all’antropocentrismo si assiste a sfoghi di odio farciti di cattiveria e dall’immancabile misoginia.

A differenza di S. C., non auguro la cecità a nessuno, nemmeno a dei poveri bimbi che non c’entrano niente.
Se dovessi diventarne affetta io, non utilizzerei mai un animale come compensazione della vista. Credo fermamente nella possibilità di aiutare le persone senza gravare sulle altre specie
, e nello scambio di idee costruttivo.


°°Intervista all’Ex Amazzone Laura De Benetti: Non è Amore se c’è Subordinazione°°

Care lettrici e cari lettori, nuovo appuntamento con le interviste di Think Green • Live Vegan • Love Animals!

A parlare della sua esperienza con gli animali è oggi Laura De Benetti, ex amazzone che dopo anni trascorsi a sfruttare i cavalli ha compreso che il vero amore è scendere dalla loro schiena e smettere di subordinarli alle volontà umane per interessi, lucro o ego.

La ringrazio enormemente per aver accettato di rispondere alle mie domande e di rendere pubblico parte del suo vissuto personale, che spero possa aiutare a riflettere chi dice di amarli ma usa queste meravigliose creature.

Buona lettura.


• Quando è nata la tua passione per i cavalli, Laura?

La passione per i cavalli nasce dentro di me quando ero piccolissima: ad appena un anno o poco più mi mettono per la prima volta in sella ad una cavalla di amici dei miei genitori, ed in quel momento mi innamoro follemente di questo fantastico animale.

• Che idea avevi del cavallo, come animale in contatto con la nostra specie, quando eri bambina? Senti di aver ricevuto influenza da parte di cartoni animati, TV o libri?

Ricordo come non mi interessasse tanto il fatto di “montare” i cavalli, quanto la sola idea di poter godere della loro vicinanza, stare ad osservarli brucare l’erba, accarezzare il loro collo e sentire il loro profumo. 
Non ricordo di aver ricevuto grandi influenze da cartoni animati, TV o libri (anche perché guardavo molto poco la televisione, preferivo di gran lunga passare il tempo giocando all’aperto).

• Che tipo di persona eri nei confronti di questi animali?

Non avevo la possibilità economica, da ragazzina, di frequentare qualche corso di equitazione; inizio ufficialmente, quindi, a 20 anni, appena riesco a mettere due soldi da parte per poterlo fare.
Scopro, però, quasi nell’immediato che non c’è grande spazio per ciò che piaceva fare a me: non mi viene fornita nessuna conoscenza etologica di questo splendido animale e vengo buttata in sella per la prima ora di lezione. Mi dico che, comunque, potrei avere il tempo di coccolare un po’ il cavallo a fine lezione, ma il più delle volte questo tempo non c’è, perché i cavalli fanno anche 2-3 ore di lezione con persone diverse, pertanto mi trovavo allo scadere dell’ora a scendere e consegnare il cavallo nelle mani della persona che aveva lezione dopo di me, quasi fosse una moto o una bicicletta.
Di fatto, non conoscevo nessuno che avesse cavalli “da compagnia”, e succede che ben presto nella mia testa si sedimenta l’idea che l’unico modo per vivere davvero il cavallo sia quello: così inizio a sfruttarli io per prima, prendo un cavallo in “mezza fida” (condiviso con altre 3 persone!), mi iscrivo a gare di salto, di dressage, vado a trekking in montagna, e smetto ufficialmente di ascoltare la voce dentro di me che mi sussurrava quanto fossi incoerente io, amante degli animali e pure vegetariana (all’epoca, oggi sono vegana). Il paradosso che stavo vivendo era così grande che mi copriva gli occhi: non mangiavo gli animali, ma li usavo per vestire me o il mio cavallo per le gare. Ero contro la violenza sugli animali, ma usavo frustino e speroni solo perché mascherati dal termine tecnico di “aiuti” quando montavo a cavallo. Ho sempre trovato le imboccature dei metodi di coercizione (più o meno severi), ma trovavo sempre qualche scusa da raccontarmi, in modo molto ipocrita.

• Cosa ti ha portato a maturare un pensiero diverso?

Nel 2013 decido di acquistare il cavallo che avevo in mezza fida, che è con me ancora oggi e che mi ha aiutata tantissimo nel cambiare completamente la mia prospettiva.
Ho sempre saputo, dentro di me, di non essere portata per il mondo dell’equitazione: ricordo ancora i mal di pancia prima di salire in sella per la paura che potesse succedere qualcosa a entrambi, il terrore ogni volta che il mio cavallo si spaventava improvvisamente di qualcosa o sgroppava infastidito dalla mia presenza. 
Il mio cavallo, 5 anni dopo, inizia ad avere ripetuti episodi di colica e diventa insofferente e particolarmente mordace con le persone che passano davanti al suo box; quando vede la sella inizia a gonfiare la pancia (così da rendermi difficile la chiusura del sottopancia) e a serrare i denti rendendomi impossibile mettergli la testiera (con, appunto, l’imboccatura). La veterinaria mi comunica che le coliche probabilmente sono causate dallo stress dello stare in box.

Inizio, quindi, a chiedermi se valesse la pena far fare al mio cavallo una vita che lo stava portando ad ammalarsi, solo di fatto per compiacere il mio ego.

In poco tempo decido di mollare tutto e di stravolgere la nostra vita, togliendogli finalmente i ferri dai piedi, permettendogli di vivere libero (prima passava giornate intere in un box 4×4), in gruppo con i suoi simili, con un box aperto su ettari di colline e boschetti. 

Di questo, non posso che ringraziare le persone che gestiscono il posto dove vive il mio cavallo, perché, pur pensandola diversamente da me per quanto riguarda il fatto di montare i cavalli, mi hanno insegnato moltissimo sulla gestione del cavallo in libertà e sull’importanza della loro vita sociale, in branco. Grazie a loro ho tolto la campana di vetro sotto cui tenevo il mio cavallo: la mia concezione era così distorta, che l’idea che potesse correre libero insieme ad altri cavalli, giorno e notte, mi toglieva il sonno nella paura che potesse farsi male, abituata com’ero a tenere il cavallo in box o saltuariamente e per tempi ristretti (mezza giornata) libero in un paddock di pochi metri, solo e magari sotto il sole perché senza alberi.

Questo tipo di realtà in cui ora lui vive è più unica che rara nel mondo dei cavalli.

• Ci sono persone che dicono di amare i propri cavalli pur tenendoli chiusi dentro box, utilizzandoli per fare gare o per fargli trainare una carrozza: cosa pensi in merito?

Sull’amore distorto che si dice di provare verso cavalli che in realtà sfruttiamo, per l’ego o per i soldi, temo di essere l’ultima persona a poter esprimere un pensiero, perché io per prima ho sventolato l’amore per il mio cavallo dall’alto della mia sella, fino a qualche anno fa. Credo sia un percorso difficile per chi è nel mondo dei cavalli, perché questi animali splendidi ci sbattono in faccia continuamente tutta la nostra piccolezza, con cui siamo tenuti a fare i conti

Parlando per me, non potrei più tornare a montare a cavallo. Ho pensionato il mio, ben in anticipo rispetto alla media dell’età in cui solitamente vengono pensionati i cavalli, per motivi etici, facendo i conti con il senso di rassegnazione che deriva dal riconoscere che, per anni, di fatto ho sfruttato il mio cavallo esclusivamente per una mancanza di autostima che stava alla base: montare a cavallo mi faceva sentire forte e coraggiosa, ma in realtà era solo apparenza

• Cosa non ti piace del mondo dell’equitazione?

Non c’è nulla che mi piaccia del mondo dell’equitazione. Il termine stesso implica una subordinazione del cavallo, quindi una mentalità specista nei confronti dell’animale
Non conosco scuole equestri che insegnino il semplice stare insieme a questo meraviglioso animale, che educhino alla sua corretta gestione, e non a fini umani ma semplicemente per il benessere dell’animale.
Mi sono scontrata con veterinari che mi invitavano a tornare in sella “per il suo bene”, senza suggerirmi altre vie per permettergli appunto di vivere sereno e senza una sella addosso. 

• Che tipo di rapporto hai adesso con i cavalli?

Attualmente ho instaurato un rapporto quanto più possibile di non subordinazione. Con il mio cavallo facciamo occasionalmente qualche esercizio da terra ed in libertà su consiglio della fisioterapista (la quale a sua volta mi ha confermato i danni dell’uso improprio di imboccature e selle), esclusivamente per la sua salute muscolare/articolare. Per il resto, vive le sue giornate esattamente come ogni cavallo dovrebbe fare: libero ed in branco.
Non potrei mai più tornare indietro.


• Hai mai vissuto episodi di discriminazione o derisione per le tue scelte?

Certo, le ho avute in passato e continuo ad averle oggi (sottolineo, come già detto, non dalle persone che gestiscono il luogo dove siamo oggi).

Tra le altre cose, mi è stato detto che questo cambio di vita in realtà era una scusa, dettata dalla paura del montare a cavallo; in parte è vero, perchè proprio il sentimento di timore che ho sempre provato nei confronti di questi animali, pur facendo attività agonistica, mi ha certamente aiutata ad ascoltarmi nel profondo per capire che stavo sbagliando in toto.

Moltissime persone, anche al di fuori dall’ambiente dell’equitazione, quando vengono a sapere che ho un cavallo, non capiscono come sia possibile che io lo mantenga, di fatto pagando l’equivalente di un piccolo mutuo, per “non farci niente“. Eppure è proprio questo fare niente, questo semplice “stare” insieme a lui che mi regala un immenso senso di appagamento, inspiegabile a parole.

• Hai un messaggio che desideri inviare a lettrici e lettori?

Anzitutto vorrei ringraziare Te per darmi la possibilità di raccontare la mia storia, spero possa aiutare a sensibilizzare le persone sulla tematica dello sfruttamento che si cela dietro il mondo dell’equitazione.

La mia esperienza è piuttosto ridotta e limitata ai 9 anni in cui ho bazzicato in questo campo, ma è stata sufficiente a farmi capire che ci sono troppe cose che non vanno.

Conosco molte persone in questo mondo, che io considero persone splendide in generale, le quali dicono di amare i propri cavalli, di non mangiare carne, di battersi contro la violenza sugli animali, ma poi di fatto senza rendersene conto sfruttano i cavalli esclusivamente per scopi personali. Mi piacerebbe ci fosse anche solo una piccola riflessione su questo, del tutto priva di qualsivoglia giudizio (che il più delle volte porta a scontri e non ad un dialogo costruttivo).
Chissà che poi ne possa nascere una rivoluzione generale!

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