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°°”L’Alimentazione Vegan mi ha Salvato dall’Anoressia” – Intervista a Francesca D’Antonio°°

Una moda, un capriccio scaturito dal “troppo benessere”, una follia del momento, una scelta azzardata, se non addirittura rischiosa.
Una palese esternazione di malcelata ortoressia.

Sono questi alcuni degli stereotipi che sorgono a chi ignora i veri motivi che spingono tantissime persone ad abbandonare l’abitudine di consumare resti animali.

La salute del pianeta,
il rispetto per la vita degli animali,
l’amore per la propria esistenza
.
Sono questi invece i tre cardini della scelta consapevole che porta ad alienarsi dalla crudeltà, portata avanti con violenza e sete di soldi dall’industria dell’allevamento e dello smontaggio animale.

Diventare vegan è la migliore scelta che si possa fare per sé, per le altre specie e per il mondo che ci ospita.
E’ principalmente salvare gli animali, ma spesso, questa scelta arriva a salvare anche noi stessi.

Francesca D’Antonio, una ragazza di Napoli di quasi 26 anni, è l’esempio di come il veganismo possa influire positivamente sull’esistenza delle persone fino a regalare una seconda possibilità. Caduta nel vortice dell’anoressia, Francesca è riuscita a risollevarsi grazie a questa filosofia di vita che ha fatto sua.

Ha raccontato la sua esperienza di cambiamento per Think Green Live Vegan Love Animals, e oggi, in questo articolo, ho il piacere di condividere con voi la sua intervista.

 

 

  • Cara Francesca, come presenteresti a noi la tua persona?
    Domanda difficile! Sicuramente mi definirei una persona a cui piace avere i propri spazi, non amo le situazioni affollate e spesso sto bene da sola. Ma sono anche una persona socievole, quando sono in vena e con le persone che ritengo valide. Non riesco ad essere falsa o a far finta che qualcuno mi stia simpatico, perciò dico sempre quello che penso, o al massimo preferisco star zitta. Nonostante ciò ho bisogno dei miei punti fermi, e per loro farei di tutto: le mie amicizie, i miei familiari, il mio ragazzo.


  • Cosa pensi abbia spinto la tua persona a soffrire di anoressia?
    Sicuramente il mio estremo perfezionismo.


  • Cosa pensavi del tuo corpo durante quel periodo difficile?
    Non ero mai abbastanza. Solo in seguito mi sono resa conto di quanto la visione di me stessa fosse distorta. A volte stavo così male nel mio corpo che rinunciavo a serate tra amici, cose divertenti solo perché mi sembrava che tutti i vestiti mi stessero male

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                              A sinistra: Francesca durante il periodo dell’anoressia.                                  A destra: la sua trasformazione da vegana

  • Hai ricevuto supporto per superare l’anoressia?
    No, l’ho sempre rifiutato. Mia cugina è una nutrizionista, cercava in tutti i modi di aiutarmi, avevo visite fissate ogni mese ma io trovavo sempre il modo di evitarle.
    In seguito i miei genitori hanno tentato la via del supporto psicologico, ma anche lì le cose non sono andate bene. Come ho detto prima, non sono una persona molto aperta, perciò sapevo che parlare con un estraneo non sarebbe mai stato facile per me, e infatti dopo la prima seduta non sono più tornata.
  • Esiste la via d’uscita dall’anoressia?
    Sì, esiste. ma bisogna cercarla da soli. Se non c’è la volontà di guarire non si può andare avanti. Il rimedio all’anoressia è diverso e varia da persona a persona.
    Per me è stato l’avvicinarmi al veganismo.
  • In che modo è accaduto?
    Ricordo di essermi avvicinata alla dieta vegan attraverso una youtuber che seguivo molto all’epoca, Annie Jaffrey. Mi sono subito interessata all’argomento e ho visto il documentario “If slaughterhouses had glasses”, che mi ha davvero aperto gli occhi, insieme a “forks over knives” , “cowspiracy” e ovviamente il discorso di Gary Yourofsky. Ho iniziato a fare ricerca, mi sono documentata, ho studiato, comprato libri e infine ho deciso che ne valeva la pena.

  • Come ti ha aiutato il veganismo a superare l’anoressia?
    È stato come rinascere. Aver scoperto un modo tutto nuovo di mangiare mi ha riportato la voglia di cucinare, sperimentare e soprattutto nutrirmi! Una delle cose più belle di questo stile di vita è stata riuscire sempre a trovare un’alternativa, rivisitare vecchie ricette e farle assaggiare anche agli altri.
    Qui devo ringraziare molto la mia famiglia che ha affrontato la cosa con una mente molto aperta: non mi hanno mai intralciato, anzi guarivo a vista d’occhio, come potevano negare la mia scelta.

  • Come vedi oggi il tuo corpo?
    Mentirei se dicessi che mi vedo perfetta. Purtroppo l’anoressia è una malattia difficile e sono convinta che non si guarisca mai del tutto, ma la cosa importante è continuare a combattere, sempre. Oggi ho un rapporto sanissimo con il cibo, seguo una dieta specifica per lo sport che faccio (powerlifting), sono seguita da un grande personal trainer e mi sento sempre più lontana da quella che ero tre anni fa.

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    Da 0 a 110 kg di stacco da terra in 8 mesi


  • Qual è il tuo piatto preferito?
    Potrei fare un elenco lungo come la divina commedia!
    Adoro l’hummus con crostini, la pizza (da buona napoletana), le patate al forno e il riso, in tutti i modi possibili .
  • Cosa ti senti di dire a chi crede che il veganismo sia un disturbo alimentare?
    Penso che chi crede una cosa del genere non sappia cosa siano i disturbi alimentari in genere. Vorrei dire a queste persone di documentarsi prima di parlare, soprattutto in rispetto a chi soffre e combatte contro veri disordini alimentari. Per citare Oscar Wilde: “A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio.”

 

Ringrazio Francesca per aver deciso di condividere la sua esperienza con i lettori e le lettrici del mio blog. Mi auguro che questo articolo possa essere d’aiuto per chi è in cerca di una motivazione per andare avanti..

– Carmen.

°° Lettera Aperta ad Alessandro Cecchi Paone: “Vegani Bassi e Brutti”? Parliamone°°

Negli ultimi tempi la filosofia di vita vegan e l’alimentazione a sé collegata che esclude il consumo di carne (terrestre, marina) e derivati animali sono state bersaglio di non poche critiche, giunte da parte di personalità e volti noti dello $pettacolo.

Tante trasmissioni, in onda sul piccolo schermo, sembrano ormai proporre sempre e solo teatrini tristissimi e d’una banalità incredibile su un’ideologia tanto importante qual è il veganismo. Questo moto rivoluzionario odierno, che caratterizza il XXI secolo come altri cambiamenti hanno caratterizzato altre epoche della storia dell’umanità, non viene quasi mai proposto in modo corretto, anzi. Derisioni, ironia, sarcasmo e frecciatine velenose non mancano mai, quando in una trasmissione si parla di coloro che non mangiano animali.

Dopo la dichiarazione shock del cuoco Gianfranco Vissani, che in tv ha esternato che lui “i vegani li ammazzerebbe tutti“, l’ennesimo paladino dalla spada tratta in difesa della dieta carnea ci ha regalato una nuova perla di pseudosaggezza:  “i vegani sono bassi e brutti”. Che i vegani sono bassi e brutti lo avrebbe dichiarato l’altissimo e bellissimo Alessandro Cecchi Paone.

Ovviamente, con una frase del genere che ha riecheggiato fra tv e giornaletti da salone di parrucchiera, non potevo non spendere due parole anche per lui.

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Caro Alessandro.
Mi presento: mi chiamo Carmen, sono alta 1.75 scalza (con le scarpe alte sfioro il metro e novanta e ti guardo negli occhi 😀 ) e anche se il mio specchio non parla e non dice che sono la più bella di un ipotetico reame, mi piaccio un sacco.
Ah, non mangio animali. Sono (reggiti forte alla sedia) vegana.

Faccio questa piccola premessa per far notare subito l’assenza di veridicità nella tua recente esternazione. I vegani, a tua detta, sarebbero bassi e brutti.
Penso allora a quel pezzo di vegano di Joaquin Phoenix (vuoi competere?), diventato veg a 3 anni…
Forse ti sei confuso con i Fosse Troll che popolano i fiordi nell’immaginario norvegese.
O forse semplicemente hai detto una cazzata, dai. Dai, ammettiamolo, vada per la seconda.

Ti scrivo questa lettera aperta perché reputo che ci sia molto da dire sulla tua opinione che si erge su “basi scientifiche”.
Da adulta vegana, e da ex bimba vegetariana, ti parlo a nome dei bambini e degli adulti che si rifiutano di alimentarsi coi resti animali: i miei ideali sono gli stessi di quando ero una bambina. Ho sempre adorato gli animali, ed ho smesso di mangiarli a 12 anni dopo ben 4 anni di imposizioni a tavola tra sofferenza e incomprensioni.

Tu che pensi che solo l’alimentazione vegana sia “imposizione”, devi capire ed accettare il fatto che ogni tipo di alimentazione può essere un’imposizione, se non è prevista una seconda scelta, come minimo. Non c’è niente di diverso tra un genitore onnivoro e uno vegano che credono fermamente nelle proprie abitudini alimentari e le estendono ai propri figli. Ogni genitore sceglie il meglio, per la sua prole. Ciò che è meglio o non lo è varia da persona a persona. Non siamo tutti uguali. Hai mai sentito parlare di pensiero indipendente?
Il ruolo del genitore è quanto di più difficile ci sia al mondo, perché ti assumi la responsabilità di accompagnare una nuova vita, guidandola per mano fino all’autonomia. Dovresti saperlo meglio di me, visto che sei diventato padre anni fa.
Ogni scelta deve essere ben ragionata. Tutto è finalizzato al benessere dei più piccoli.
L’alimentazione di per sé, dal momento che dobbiamo mangiare per esistere, è una scelta che ricade sul genitore che non ha assolutamente modo di far decidere al bambino come vorrebbe alimentarsi. Le preferenze arrivano dopo.

Esattamente come è accaduto a tanti altri vegani come me, prima non lo ero.
Da piccola sono stata alimentata secondo dieta “onnivora” perché i miei genitori credevano che fosse corretta e giusta. Avendo sin da subito notato il mio spontaneo rifiuto nel cibarmi di resti animali (sono resti di animali sì, caro Alessandro), nel 2002 hanno dovuto comprendere che non avevo più intenzione di ingurgitare a forza ciò che il mio corpo rifiutava.

Sebbene l’alimentazione dei più preveda il consumo di resti animali, questo non vuol dire che sia la sola ed unica alimentazione.

Ritieni che mangiare carne e derivati sia indispensabile per lo sviluppo umano, soprattutto in tenera età, perché “lo dice la scienza“. Io ti dico che la scienza è fatta da studi condotti da persone umane, mortali come tutti, e che ogni teoria può essere smontata nel momento in cui nuove constatazioni dimostrano il contrario.
Chi crede che la scienza sia la verità in terra mi fa sorridere. E’ un atteggiamento così patetico, antropocentrico e tipico dell’uomo medio credere di avere la soluzione in tasca.
La scienza non è la verità suprema, è un avvicinarsi al voler comprendere come funziona il nostro corpo, quello degli altri, il mondo che ci circonda.
La scienza non è inconfutabile. Facciamo parte del tutto, non possiamo sapere tutto. Che dire allora degli studi scientifici di Cesare Lombroso? Oggi è palese che i tratti somatici non siano in grado di rivelare alcun tipo di tendenza della persona presa in esame. Che dire delle ricerche scientifiche condotte da Karl Vogt sui crani degli animali e delle persone per affermare che lo sviluppo cerebrale femminile fosse nettamente inferiore a quello maschile? Oggi è un insulto pensare che le donne siano inferiori agli uomini. Eppure, questa era la “scienza” fino a poche decine di anni fa.

A dimostrare quanto non sia vero che senza carne si diventa rachitici ci sono i bambini delle coppie vegane, piccoli esseri umani a cui non manca la salute e le energie per vivere serenamente.
A dimostrare quante bugie vengano dette circa la pericolosità dell’alimentazione che ho fatto mia ci sono anche io, prova vivente che si può esistere perfettamente in salute senza negare l’esistenza alle altre specie.
Sai cosa dicevano di me le persone plagiate dai falsi miti sul cibo, caro Alessandro?
Le stesse che oggi vivono rifocillando le casse delle aziende farmaceutiche?
Dicevano che non avrei sviluppato bene, dal momento che avevo 12 anni e che non ero ancora sviluppata. Dicevano che avrei avuto carenze di proteine e ferro.
Dicevano che avrei avuto problemi di salute e che mi aspettavano pochi anni di vita.
E invece, al contrario di quanto predetto in modo “savonarolesco” sulla mia salute, oggi mi ritrovo ad essere una ragazza di 27 anni a cui non manca né ferro né proteine.
Sono sviluppata abbastanza da avere un corpo proporzionato e femminile, non sono carente di ferro né proteine, sono la più alta in famiglia (tra le donne) e soprattutto mi sento bene con me stessa.
E di anni senza mangiare animali ne sono passati ben 15, caro Alessandro.
Più di metà della mia vita senza portare in tavola, e nello stomaco, il peso della morte di qualcuno.

Non c’è niente di più sbagliato del sentirsi superiori alle altre creature che popolano il pianeta. Sai, caro Alessandro, non ce le abbiamo messe noi sulla Terra. Noi siamo spuntati molto dopo ritrovandoci nel bel mezzo della loro presenza.
Non gli abbiamo regalato noi il dono della vita, tanto da volercene riappropriare.
E anche se fosse stato diversamente, i diktat del buon costume ci ricordano che un dono dato non si chiede mai indietro.
Gli animali, continuerò sempre a dirlo, seguono i loro istinti e vivono in un modo ben lontano dal nostro. Noi, umani, nonostante siamo appartenenti al regno animale, abbiamo la possibilità di scegliere attraverso libero arbitrio e raziocinio.
Abbiamo il privilegio di poter decidere come comportarci, come relazionarci e anche come alimentarci.
Chi ha deciso di alienarsi dallo sfruttamento e dal massacro che si cela dietro all’industria dello smontaggio animale (quello che per te è la “buona tavola”) non è un folle. Non propinare ai propri figli carcasse in pappa non è follia.
La vera follia è rimanere ciechi davanti a dei corpi viventi che tremano dalla paura.
La vera follia è rimanere sordi se delle bocche assetate dopo ore di viaggio in tir emettono strilla in preda al panico.
La vera follia è fingere di non sentire l’odore acre delle urine che fuoriescono dal terrore, e del sangue innocente che viene tolto dal suo posto e fatto cadere a terra.
La vera follia è impugnare un coltello o una pistola senza essere sfiorati minimamente dalla pietà.

Caro Alessandro.
I vegani non sono bassi: hanno ideali altissimi.
I vegani non sono brutti: la loro bellezza esteriore ed interiore li porta a desiderare di lasciare intatta quella degli animali. Il bello si contempla, non si annienta.

Anche se al momento la tua opinione è questa, ti auguro di riuscire comprendere che non vale nemmeno vivere un giorno se quel giorno abbiamo oppresso e soppresso qualcuno in nome della nostra esistenza.

– Carmen.


E per saperne di più sui bambini vegani…

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‘BAMBINI VEGANI MERAVIGLIOSI’,
l’iniziativa di SSNV-Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana,
in collaborazione con Veggie Channel,
creata per fare giusta informazione sui bambini vegani.

Milano, 18 luglio. Attraverso un video che raccoglie le testimonianze dirette di bambini di età differenti e le dichiarazioni dei loro genitori, l’iniziativa ‘Bambini vegani meravigliosi’ mostra la realtà quotidiana di famiglie con bambini vegani fatta di genitori attenti e amorosi, bambini che giocano vivaci e felici, perfettamente sani. Le riprese di bambini festosi che giocano e le testimonianze raccolte dai rispettivi genitori, sono accompagnate da interviste e dichiarazioni di alcuni tra i professionisti più autorevoli in Italia sull’alimentazione vegana dei bambini, che esprimono opinioni basate sulla propria esperienza professionale, oltre che su ricerche e dati scientifici. Nel video compaiono infatti: la dr.ssa Luciana Baroni (fondatrice e Presidente in carica di SSNV, Neurologo, Geriatra, Nutrizionista esperta in alimentazione vegetariana), la dr.ssa Denise Filippin (Biologa nutrizionista, Master Universitario in Alimentazione e Dietetica Vegetariana, esperta in alimentazione vegetariana in gravidanza e per l’infanzia), il dr. Mario Berveglieri (Pediatra nutrizionista), la dr.ssa Silvia Goggi (Medico, Nutrizionista, esperta in educazione alimentare per bambini), la dr.ssa Paola Stella (Dietista, Master universitario di I livello in Alimentazione e Dietetica Vegetariana), la dr.ssa Carla Tomasini (Pediatra, Master universitario di I livello in Alimentazione e Dietetica Vegetariana), la dr.ssa Maria Alessandra Tosatti (Biologa nutrizionista, specialista in biochimica clinica con Master universitario di I livello in Alimentazione e Dietetica Vegetariana) e il dr. Alberto Ferrando (Pediatra di base, presidente APEL – Associazione pediatri extraospedalieri liguri).

LA RETE FAMIGLIA VEG: https://www.famigliaveg.it.​

Comunicato stampa a cura di Pompea Gualano,

Iwy Ethical Communication and Pr – Milano

°°Kweder: Moda Vegan Human & Animal Friendly°°

Amanti della moda etica, sto per darvi una bellissima notizia!

Da qualche mese nel mercato del Made in Italy è spuntata una nuova realtà pronta a soddisfare dal punto di vista dello stile chi, nel rispetto degli animali, non scende a compromessi: si tratta del fashion brand Kweder.

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Fondato dalle tre sorelle Amira, Jamila e Naife Kweder di origini siriane, il marchio ispirato al loro cognome propone accessori moda realizzati con soli materiali di alta qualità sintetici e/o naturali.
Dai prototipi al prodotto finito, nessun animale viene coinvolto nella realizzazione delle bellissime scarpe e delle stupende borse fatte a mano.
Niente pelle, né cuoio, e nemmeno collanti derivati da tessuto connettivo.
Esattamente come si tiene in considerazione il rispetto per la vita delle altre specie poi, Kweder ha a cuore anche il rispetto per i lavoratori: ecco perché questo brand si può definire Human & Animal Friendly.

La Sicilia, luogo di residenza delle sorelle Kweder,
gioca un ruolo fondamentale nella realizzazione degli accessori:
tutto fa riferimento ai colori e ai sapori di questa bellissima terra e si riflette nei nomi e nelle cromie delle borse e delle calzature.

Dal Comunicato Stampa a cura di Emma de Maria, giornalista e pubblicista:

“Vogliamo lanciare un messaggio chiaro: la moda è un inno alla bellezza – spiegano le tre sorelle imprenditrici – una bellezza che non può non esprimersi nel totale rispetto del mondo nel quale viviamo, a tutela della biodiversità”.

“Abbiamo scelto di puntare sulle realtà autoctone nell’ottica della valorizzazione e della trasmissione del nostro patrimonio culturale – proseguono Amira, Jamila e Naife – siamo convinte che sia possibile creare bellezza ed eleganza esaltando tradizioni millenarie, grazie a un’innovazione in grado di preservare la natura. Per questa ragione che abbiamo scelto di utilizzare materiali privi di derivati animali, perché la nostra produzione vive in empatia e in armonia con l’ambiente. Il nostro obiettivo – aggiungono – è quello di far maturare una visione etica del bello, secondo la quale eleganza, qualità e tutela degli animali diventano trinomio di qualità superiore”.

“Puntiamo a una produzione scandita da scelte consapevoli – rivendicano le neoimprenditrici – scelte in grado di supportare un sostanziale miglioramento della qualità della vita. Pensare sostenibile significa ridurre significativamente l’impatto ambientale dalle logiche di produzione, perché ogni risorsa è unica e preziosa e il nostro marchio sarà il portavoce di una visione veganlifestyle per accessori moda di elevata qualità ”.

 

Uno sguardo sui materiali utilizzati:

 

  • Softan – Prodotto made in Italy d’eccellenza, dalle elevate performance, con caratteristiche di idrorepellenza e traspirabilità. Si tratta di una microfibra approvata dalla Lav (Lega Antivivisezione) priva di sostanze tossiche, in conformità a quanto previsto dal regolamento Reach, perchè si tratta di un materiale solvent free e privo di Pvc. Fibra che consente una minore emissione di Co2 nell’atmosfera, grazie all’utilizzo di impianti fotovoltaici e sofisticati mezzi di depurazione delle acque.

Scelta che consente di garantire maggiore attenzione nei confronti dei lavoratori in termini di qualità dell’ambiente di lavoro, salute e sicurezza.

  • EQ Porrellina – Rivestimento interno sintetico, sinonimo di un made in Italy di altissima qualità, utilizzato per un rivestimento hi-tech, ottenuta attraverso risorse naturali e rinnovabili NoFood. Un materiale che è stato riconosciuto, per sua qualità antibatteriche e ad alta traspirabilità, da Apma (American Podiatric Medical Association) e Lav.
  • Alcantara – Tra i materiali più conosciuti e apprezzati del made in Italy per le elevatissime prestazioni estetiche, tecniche e sensoriali in grado di garantire caratteristiche di idrorepellenza, inifugazione e traspirabilità.
  • Thunit – Si tratta di un materiale unico nel suo genere; pressoché identico nella resa al cuoio. Il thunit possiede caratteristiche di flessibilità, trattabilità, resistenza ad abrasione e impermeabilità: elementi che garantiscono performances elevatissime. Tra i pregi di questo materiale anche una riciclabilità pari al 100%.

Principi ethical fashion che non trascurano nessun dettaglio; e così anche il packaging è portatore di una visione vegan. Scatole e buste sono realizzate attraverso cartone prodotto con carta Fsc; mentre loghi e marchi sono animalfree e privi di solventi.
Ma adesso, scendiamo nei dettagli! 🙂 

Visitando il sito Kweder.net si possono trovare i protagonisti della collezione primavera-estate 2017: scarpe e borse eleganti, dai colori decisi e dalle forme in grado di abbinarsi ad ogni outfit.

Fra le tante proposte ho avuto modo di scoprire da vicino la bucket bag “Pignoccata”.
L’ho adorata subito per il suo colore cipria, per i decori riportati e per le rifiniture dorate.
Non vedevo l’ora di poterla avere e quando è arrivata a casa è stata una gioia.

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L’ho ricevuta per posta con corriere espresso.
La Pignoccata bag era custodita in una bellissima scatola di cartone marrone intenso, con logo dorato. Tutto così fine!

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La prima cosa che ho notato è stata l’eleganza dei dettagli: la scatola, la carta al suo interno, gli imballaggi per custodire la borsa.
Stessa eleganza che ho poi visto riflessa nella borsa in sé.

Quando si apre una confezione che contiene una perla di moda Kweder si sente subito il profumo che contraddistingue gli accessori realizzati a mano.

La borsa Pignoccata Kweder, realizzata in Alcantara, è davvero morbidissima al tatto.
Si chiude con chiusura a laccio. Le dimensioni del manico permettono di poterla portare sia a mano che in spalla.
Sulla superficie esterna del fondo sono collocati 4 “bottoni” dorati in grado di permettere alla borsa, se appoggiata a terra, di non sporcarsi.
L’interno di Pignoccata è in tessuto color beige.
Sono presenti tre tasche: due di medie dimensioni e una più grande nelle quali collocare smartphone o altri piccoli accessori.
Ho trovato la borsa davvero leggera e capiente.
Il profumo del materiale poi è qualcosa di indescrivibile.
Bellissima nei dettagli dorati e nelle decorazioni sulla parte frontale.

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Ho avuto modo di sfoggiarla in più occasioni, tra le quali una cena di beneficenza da me organizzata. Ho notato con molto piacere che la borsa non è passata inosservata!
Tre ragazze mi hanno chiesto di che marca fosse e hanno chiesto di poterla vedere meglio, convenendo con me che fosse davvero un accessorio bellissimo.

Nemmeno Russell, il mio dolcissimo micio, ha perso l’occasione di toccarla col suo musetto per esternare la sua approvazione! 🙂

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Sono rimasta davvero colpita da come sia realizzata sapientemente e in modo artigianale questa borsa. Sono rimasta colpita dalla serietà delle tre imprenditrici Kweder e da come siano riuscite a creare una nuova realtà capace di unire moda ed etica.
Kweder vegan fashion si unisce all’elenco di brand che nel mercato stanno portando solo messaggi positivi
La moda, il gusto e il carisma possono assolutamente sposarsi con antispecismo, ecologia e rispetto universale.

Apprezzo tantissimo questa azienda. Ho davvero tanta stima nei confronti di Amira, Jamila e Naife, con le quali ho stretto subito amicizia.
Le persone belle fuori e bellissime negli ideali non vanno perse di vista!

Le ringrazio qui, pubblicamente, per aver deciso di impegnarsi a favore di una moda che rispetta tutti senza coinvolgere la vita degli animali.
Le ringrazio tantissimo anche per aver deciso di sostenere I-Care devolvendo all’associazione che recupera vittime (animali e umane) della violenza parte del ricavato della vendita dei modelli Tetù . E’ stato davvero un bellissimo gesto e questa collaborazione merita tanta considerazione.

Vi invito a seguire Kweder sui canali social e a visitare il sito kweder.net per non perdervi nessuna novità o promozione!

– Carmen

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