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°° Buona Pasqua – 2017 °°

Car* followers,
con questo articolo intendo augurarvi una felice Pasqua (se siete credenti) o semplicemente una buona domenica ❤

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Anche quest’anno, come gli ultimi 15 anni, non festeggerò tale ricorrenza portando la morte di qualcuno in tavola. Per il pranzo o per la cena, sia oggi che domani, ci saranno solo piatti 100% vegetali in nome del rispetto per ogni specie animale.

Non può invece mancare l’uovo di cioccolato equosolidale vegan, simbolo di rinascita, di nuova vita. Anche Russell è curioso di scoprire la sorpresa che contiene.

In queste settimane ho cercato di attivarmi molto per sensibilizzare le persone affinché il numero di animali uccisi diminuisca fino ad azzerarsi.
Ho preso parte allo stand di Animal Equality a Pisa lo scorso 8 Aprile, ho pubblicato ricette da seguire sul mio blog ed ho diffuso materiale informativo sulla scelta etica vegan a Pisa, Empoli e Montelupo Fiorentino.

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Sono sicura che con l’impegno di tutti metteremo basi solide ad una società migliore fatta di persone sensibili in grado di coesistere pacificamente con tutti gli abitanti di questo bellissimo pianeta.

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Ancora tanti auguri a tutt* voi ❤

°° Mamma Vegana Aggredita a Scuola: Delirio Onnivoro sul Web °°

Qualche giorno fa sui quotidiani interessati alla zona di Grosseto è comparsa una notizia davvero sconcertante.
Una madre è stata aggredita fuori dalla scuola dove è iscritta la figlia per il semplice fatto che entrambe sono vegane.
La bambina, secondo gli altri genitori, “spaventerebbe i compagni” dicendo loro che ciò che mangiano un tempo erano animali aventi vita.

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Adirato dalle informazioni che la piccola condivideva in classe qualche genitore ha pensato di reagire in modo aggressivo, prima offendendo verbalmente la signora, poi arrivando a rigarle per spregio l’auto.
Gesti vili che la dicono lunga sull’educazione e sul senso di civiltà delle persone coinvolte.

Se non bastava questo, oltre alle parole poco carine che madre e figlia si sono sentite riferire, sono spuntate altre offese sulle pagine nei social network dove la notizia è stata diffusa. Alcune delle tante ho ritenuto necessarie condividerle con voi, optando per la forma censurata, nonostante commenti siano pubblici e visibili a tutti su Facebook.

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Martina  scommetterebbe che la bimba non sia nemmeno vaccinata alludendo probabilmente alla pietà che i vegani provano per gli animali utilizzati nei test di laboratorio.
Come se gli animali fossero di proprietà umana messi a nostra disposizione per qualsiasi utilizzo e capriccio. Come se non provassero dolore. Come se venir sfigurati, aperti vivi e uccisi fosse un loro dovere nei nostri confronti.

Giacomo informa che in Toscana si starebbe pensando di sostituire l’insulto “maremma maiala” (specista) con quello “maremma vegana”.
Come se essere degli umani in grado di vivere, per volontà, senza uccidere gli animali fosse qualcosa di offensivo.

Daniele invece regala al pubblico una perla di saggezza: secondo lui la madre avrebbe cresciuto la figlia di 7 anni come un’invasata.
Solo perché la signora ha spiegato alla bambina che un’alternativa per esistere senza ledere il nostro prossimo c’è eccome.

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Andrea è d’accordo che la violenza vada condannata sempre, però
“in questo caso un po’ meno” perché diciamolo, informare gli altri che una fetta di prosciutto è stata realizzata con il corpo di un essere vivente ucciso in mattatoio non va bene e il gesto merita una reazione leggermente violenta. 

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Carlo, forse laureato con 110 e lode in scienze dei dispetti a danno dei mezzi di trasporto altrui, informa che rigare l’auto è da dilettanti. La scelta migliore sarebbe invece quella di collocare “della merda (umana?) nelle prese dell’aria”. Un cavaliere d’eleganza.

Giulio sembra essere innamorato ancora di più della sua città, divenuta set di questo film del degrado sociale, mentre Federica informa noi tutti che i toscani sui salumi non perdonano, e con la ragione.
Quale ragione?

Signori e signore, qui siamo davanti ad una vera e propria caccia agli “untori” d’informazione antispecista.
Se nel 500 e nel 600 i popolani incriminavano persone innocenti di arrecare danno portando pestilenza, oggi, a distanza di metà millennio ci ritroviamo davanti ad una situazione analoga dove persone innocenti vengono additate come colpevoli.

Quale colpa può mai avere una madre che alleva sua figlia nel modo più rispettoso possibile nei confronti del pianeta, di tutte le specie animali e delle persone?
Quale colpa può avere una bambina di 7 anni che, vedendo i compagni mangiare materie alimentari di derivazione animale, li informa che un tempo quegli animali avevano altra forma?
Sul serio c’è qualcuno che osa pensare che sia la bambina a spaventare i suoi compagni, quando ciò che di più spaventoso al mondo è l’idea che esistano luoghi dove degli esseri senzienti vengono annientati?

Sì, perché l’ingiustificata mattanza degli animali non è nient’altro che ANNIENTAMENTO del loro essere. Corpi in vita costretti a perderla, quella vita; aperti, eviscerati, sezionati, trattati con sostanze in grado di allontanare la PUTREFAZIONE, impacchettati, venduti, comprati, messi in tavola, mangiati, digeriti, defecati.

Ecco cosa accade all’organismo delle specie che hanno la sfortuna di esistere su questo bellissimo pianeta invaso dagli umani, parassiti con manie di onnipotenza.

Animali uccisi a poche settimane di vita. Cuccioli. Piccoli sottratti a madri di specie diversa, più piccoli d’età dei figli umani di 7 anni. Un abominio.

Che i genitori che hanno aggredito la signora vegana SI VERGOGNINO, sia per essersi permessi di aggredire una persona, sia per comportamento ipocrita dimostrato.
Vorrebbero che i figli continuassero a mangiare animali uccisi senza che essi sappiano come quella fettina di carne finisce nel piatto o come quell’affettato finisca nei loro panini.

I bambini non sono esseri inferiori. Ai bambini non si devono raccontare bugie, manipolando la realtà a proprio piacimento per ingannarli, per spingerli ad agire in base ai nostri desideri. Se si sostiene che è giusto ammazzare qualcuno per alimentarsi, che si faccia vedere la realtà dei macelli allora, invece di tenerla ben nascosta dal nostro sguardo.
Se i mattatoi vengono collocati lontano un motivo c’è.

Massima solidarietà alla mamma vegana, che invito ad essere più forte di ieri in questa società invasa di disumani senza sensibilità. Che il numero di genitori consapevoli aumenti, in nome del rispetto di ogni forma di vita!
Massima solidarietà alla bambina di 7 anni, fortunata nell’avere come madre una persona con una coscienza ben più ampia di altri individui.

Il futuro della nostra specie è quello di evolverci in umani capaci di vivere la propria vita senza arrecare danno a quella di chi vive su questo pianeta come noi.

Che gli “onnivori” dalla forma mentis medievale si rassegnino all’idea.


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°° Mangi Uova, Formaggi e Miele? Non Sei Femminista °°

Se fossi nata in Italia circa un secolo fa, in questo momento non sarei seduta alla scrivania, impegnata nella stesura del presente articolo.
Non mi sarebbe stato concesso alfabetizzarmi correttamente, frequentare un liceo, continuare gli studi all’università e nel frattempo lavorare per essere economicamente indipendente. Non avrei potuto comprare da sola l’auto che desideravo, coi miei risparmi, o addirittura guidarla, perché il mio ruolo nella società sarebbe stato quello di ogni ragazza che sta in casa, che pulisce la casa, che obbedisce ai genitori e che a tempo debito passa dalla sottomissione del padre a quella del marito. Non avrei potuto lasciare l’eventuale fidanzato bugiardo, quello qualunquista, quello che tradisce, perché mi sarei dovuta semplicemente accontentare, rassegnandomi all’idea che era quello l’individuo da “sopportare e supportare” per il resto dei miei giorni.
Una donna con una vita intera davanti da dedicare all’abitazione-gabbia dove viene confinata, tra figli e marito che invece è emancipato e può tutto.

Se penso a come sarebbero potute andare le cose se fossi nata in un altro periodo e non negli anni ’90, rabbrividisco. Sarei stata un’altra me. Un’infelice, triste me.

Mi sento fortunata e privilegiata nell’esser nata in un tempo e in un luogo ormai abbastanza liberi da alcune trappole sociali maschiliste.
Se oggi posso godermi tanti diritti (studiare, lavorare, viaggiare, vestirmi come voglio, amare chi voglio, guidare, scrivere, fare conferenze, parlare di diritti altrui ecc) è merito di chi ha dato la propria vita per conquistarli ed estenderli anche a me, che faccio parte di quelle nuove generazioni senza volto ma tanto tutelate.
Non dimentico cosa è stato fatto, non sottovaluto l’impegno e lo sforzo di altre donne nate prima di me e cerco ogni giorno di meritarmi il risultato del loro enorme coraggio.

Come faccio a meritarmi i diritti che qualcuno ha conquistato anche per me?
Semplicemente, porto avanti l’impegno.
Perché la lotta non è ancora finita.

Mi sento di essere femminista, orgogliosamente femminista, perché sono consapevole che in questo momento, in altri luoghi nel mondo, tante mie sorelle di specie non possono vivere liberamente come invece accade a me, questo per colpa della società fallocratica che le vuole inferiori e sottomesse all’uomo.
E’ pertanto necessario, a mio avviso, non dimenticare mai che dobbiamo continuare a lottare per i diritti delle donne, soprattutto noi donne, fino a quando non saranno estesi in tutti i paesi del mondo. Su ogni singola persona.

Un’altra cosa che ho capito poi, è che non ci si può definire femministe vivendo una vita a discapito di altre femmine.
Per circa 15 anni della mia esistenza ho vissuto in uno stato di parassitismo maschilista nei confronti di femmine di specie diversa dalla mia.
Bevevo il latte a colazione (lo usavo come aggiunta al muesli), mangiavo formaggi (immancabile la mozzarella sulla piazza) e di tanto in tanto gustavo dei dolci con dentro il miele. A 12 anni ho smesso di mangiarli, gli animali, e credevo di aver fatto tutto quello che era in mio potere per evitargli sofferenza e morte. Credevo anche, però, che continuare a mangiare i derivati non comportasse nulla di grave per loro. Ero convinta che “tanto le mucche facessero lo stesso il latte” e che “le uova comunque venivano deposte dalle galline”, quindi il consumo che ne facevo era più che lecito.

Per molto tempo dunque ho vissuto godendomi i diritti che le femministe mi hanno fatto avere e parallelamente li toglievo ad altre femmine, costrette alla reclusione, alla violenza e alla morte a causa mia.

Io, ragazza adolescente, con la mia alimentazione mi intromettevo nella maternità, nel delicatissimo rapporto madre-figlio/a di altre femmine, solo per un gusto personale, solo per egoismo.

Se sono qui, oggi, a scrivere questo articolo è perché sento necessario che ciò che ho compreso possano comprenderlo anche chi crede di essere femminista nonostante sia un peso per altre femmine.

Si può essere femministe mangiando uova, formaggi, miele e bevendo latte?
La risposta è NO.
Non si può.

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Macchinario per estrarre latte dalle ghiandole di una vacca – Foto Web

L’industria dei derivati animali è basata sul quotidiano oltraggio all’universo femminile, al deturpamento e allo sfruttamento dei corpi femminili.

  • LATTE E FORMAGGI:

    Affinché le vacche, le capre ed altre femmine di specie elette schiave ideali per la “produzione” di latte abbiano ghiandole mammarie attive è necessario che esse siano gravide. E’ caratteristica  di tutti i mammiferi infatti allattare solo ed esclusivamente quando c’è la presenza di un cucciolo, e dopo il parto dello stesso.
    Per sottrarre a queste femmine la secrezione mammaria vengono ingravidate a mano dagli allevatori, che inseriscono nella vagina lo sperma di un maschio della stessa specie raccolto in precedenza (come accade con altri animali).
    L’atto messo in pratica dagli allevatori non è altro che VIOLENZA SESSUALE.
    Nessuno di questi animali è consenziente. Nessuna di queste femmine ha mai chiesto che un umano infilasse il braccio nel proprio utero.

    Una volta ingravidate le femmine vivono i mesi di gravidanza sempre richiuse negli allevamenti. Quando il piccolo, o la piccola, è pronto per nascere non sa minimamente cosa lo aspetta.
    Essendo un “extra”, un surplus non utile per l’industria casearia i cuccioli nati da femmine schiavizzate per il latte vengono spediti al macello oppure uccisi.

    L’animale che ha partorito il proprio figlio, e che per istinto materno sente la necessità di averlo accanto per accudirlo ed alimentarlo attraverso le proprie mammelle, non può farlo. Il legame madre-figlio viene spezzato, e questa negazione porta ulteriore stress e sofferenza per questi individui che per anni verranno sfruttati prima della macellazione.

    Se bevi il latte o mangi formaggi fatti con esso
    la mano che si inserisce violentemente nella vagina delle femmine schiavizzate è anche la tua.

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    vitellino deceduto in un allevamento di vacche da latte

  • UOVA:

    Nell’industria della produzione di uova le galline sono piccole operaie schiave costrette a deporre circa un uovo al giorno. Negli allevamenti “in batteria” vivono dentro gabbie piccolissime (grandi quanto un foglio A4). Negli allevamenti “a terra”, vivono in capanni sovraffollati, illuminati da luce artificiale. In natura le galline deporrebbero un numero nettamente inferiore rispetto alle centinaia attuali: circa 22-24 unità.
    Anche per quanto riguarda questi animali, l’industria non tiene conto del legame che ogni femmina ha con ciò che crea il proprio corpo.
    Le galline sono animali molto protettivi. Una volta deposte le uova si innesca in loro la necessità di proteggere i piccoli che vi potrebbero nascere.
    E’ per questo che, nei modi di dire, utilizziamo il concetto di “mamma chioccia“.
    Nell’industria avicola questi piccoli animali vengono privati della cellula uovo che depongono. Sfruttati, privati di ogni tipo di diritto, dopo pochi anni di reclusione vengono sostituiti con nuovi schiavi. Le galline che non ce la fanno più vengono macellate o gettate via.
    Essendo il loro becco capace di infierire colpi mortali, esse vengono mutilate quando sono ancora dei pulcini.
    Il taglio dell’estremità del becco, pratica crudele, evita agli allevatori la perdita di schiave o un’eventuale auto-lesione dovuto alle terribili condizioni di vita.

    Tutte le volte che mangi un uovo, la mano che taglia la punta del becco di una femmina ridotta a mera macchina di produzione, è anche la tua.

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  • MIELE:
    Anche l’industria del miele è un oltraggio al genere femminile.
    Le api, per loro gerarchia, hanno una regina che stabilisce regole e coordina le altre api. Quando gli esseri umani si intromettono in questi piccoli regni dove è sovrana la perfezione, ogni sorta di equilibrio viene interrotto.
    Le api operaie, che per funzione congenita raccolgono il polline per poi elaborare il miele attraverso le loro cavità orali, vengono sfruttate.
    Il miele, unico alimento delle api che viene poi condiviso con tutti i membri dell’alveare, viene sottratto. Al suo posto gli apicoltori sono soliti fornire agli insetti dello zucchero. Quest’ultimo però non è un alimento naturale. Sfruttamento continuo e cambio di alimentazione mettono a repentaglio la vita delle api stesse, che decedono in nome di un commercio crudele.

    Scopri tutti i retroscena dell’industria del miele cliccando QUI.

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    Esistono numerose alternative vegetali al miele. Trovi l’articolo sul mio blog.

Si può essere delle vere femministe?
Sì. Sì è davvero femministe quando si spezzano le catene mentali che bloccano il nostro pensiero. Si è femministe, e attente ai diritti altrui, quando quelli di cui godiamo non li neghiamo agli altri, umani o animali che siano.

Alle donne che credono che non si possa paragonare una vacca ad una donna in ambito di violenza e di diritti, dico solo che pochi secoli fa le donne erano scientificamente provate come inferiori all’uomo e paragonate agli animali.

Abbiamo raggiunto grandi traguardi per le donne.
Vi prego di impegnarvi a raggiungerli anche per le altre specie affinché non esistano più discriminazioni nei confronti di nessuno.

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