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Guarito dal Tumore fra Veganismo, Sport e Consapevolezza • Intervista a Franco Aiello

La lettura che vi propongo con la pubblicazione di questo articolo è un viaggio attraverso l’esperienza intima di un uomo sensibile, che ha affrontato una sfida enorme superandola con umiltà e coraggio. Se le parole e il messaggio contenuto potranno dare anche in piccola parte sollievo, conforto o speranza a chi sta affrontando lo stesso percorso, potrò ritenermi lieta di aver raggiunto il mio scopo.

Buona lettura.


Occhi azzurri come il mare in una calda giornata di sole. Classe 1956. Franco Aiello è un uomo sensibile con un vissuto costellato di situazioni in cui è stato d’aiuto, e salvezza, per gli animali.
Un’anima consapevole dell’importanza del rispetto per ogni forma di vita che per ragioni etiche ha sposato il rifiuto di consumare corpi animali e di digerire le altrui sofferenze.
Attento alla propria salute, sportivo e amante della natura, Franco ha da sempre condotto una vita fatta di amicizie, condivisioni e positività. Tutti ingredienti che, ad un certo punto, si sono ritrovati accanto ad un elemento discordante da loro: la malattia.
A Franco infatti, qualche anno fa, è stato diagnosticato un tumore maligno al polmone. Una condizione seria, critica, spiacevole, che avrebbe potuto determinare l’epilogo della sua esistenza. Ma così non è stato. Dopo un percorso di cure, e anni di guarigione fuori e dentro l’anima, Franco è stato dichiarato guarito dal cancro. Una notizia che ci ha riempiti di gioia, quando lo abbiamo appreso lo scorso dicembre alla fine di un conviviale pranzo di beneficenza.
Da qui, la proposta di concedermi un’intervista per il mio blog, che ha accettato con piacere.


Carissimo Franco. Grazie per aver accolto con piacere la mia intervista. Iniziamo col raccontare degli albori di quanto hai vissuto. Come hai scoperto che nel tuo organismo si era formato un tumore? Hai mai pensato che nella tua vita ti sarebbe mai accaduto?

Quando finì il ‘lockdown’ io non avevo nessuna sensazione di essere malato. Con una coppia di amici feci una lunghissima passeggiata partendo dalla città di Pistoia giungendo fino alla foresta dell’Acquerino. Un’intera giornata dall’alba al tramonto di cammino. Al rientro a casa i miei amici mi telefonarono per dirmi che si erano accorti di essere pieni di zecche, suggerendomi di controllare se le avessi anch’io. Le vidi e le tolsi per il rischio di contrarre malattie. Rimasi poi in attesa degli sviluppi perché non sapevo che esito avrebbero avuto queste punture. Dopo qualche giorno mi venne la febbre a 39, e alla fine sono stato costretto ad andare in ospedale perché pensavo di aver contratto la ‘borella’ (malattia di Lyme). Mi trovarono una macchia al polmone, e i globuli bianchi dimezzati. Risultai negativo al test per Covid e HIV, ma anche a quello per la borella. Per precauzione mi fecero fare una cura antibiotica perché diagnosticarono una polmonite per la macchia. Mi invitarono poi a ritornare dopo un mese per fare una radiografia. Trascorso questo tempo, mi ripresentai all’ospedale. La macchia era ancora presente. Lì nacque la prima perplessità: per alcuni medici il mese prima avevo avuto la febbre alta per una polmonite che io non avevo percepito, mentre per altri tutto dipendeva dai batteri introdotti nel mio organismo dalle zecche. Ci fu un amico, medico, che mi disse che secondo lui era una febbre, una rarissima febbre, da adenocarcinoma polmonare che mi ha salvato la vita portando alla luce il problema di salute che avevo. Un campanello d’allarme che avrebbe potuto anche non suonare.
Fatti gli accertamenti diagnostici previsti, PET e biopsia, scoprii di avere proprio un adenocarcinoma polmonare. Mi ospedalizzarono al Careggi di Firenze nel reparto di chirurgia toracica. Mi asportarono anche i linfonodi per ricercare eventuali metastasi. Fu un intervento sfortunato: accidentalmente mi fu reciso il nervo di una delle corde vocali e per diverso tempo non ho potuto né parlare né deglutire. La corda vocale superstite ha fatto un enorme lavoro di compensazione per portarmi nuovamente a parlare e a deglutire a fatica. Un mese dopo arrivarono i risultati: non risultavo affetto da metastasi, quindi si limitarono ad asportarmi metà del polmone destro (lobectomia superiore destra). Avendo smesso di parlare e di deglutire ho dovuto seguire un corso di fonazione. Una persona della struttura sanitaria si è occupata della mia voce e mi ha fatto esercitare per riuscire a pronunciare nuovamente delle frasi. Mi aiutò molto anche mettere in bocca un oggetto sterilizzato per tentare di parlare, seguendo l’esempio di Demostene che superò la balbuzie. Il dottor Riccardo Rezzonico, molto umano ed empatico, mi ha trasmesso fiducia riguardo al fatto che avrei ripreso a parlare. Così è stato, e adesso parlo normalmente con la nuova voce che mi ritrovo.

• Quali pensieri avevi riguardo al tuo stato di salute? Continuavi a nutrire la speranza?

Prima dell’operazione mi sono concesso di fare jogging sapendo che sarebbe stata l’ultima volta che avrei avuto due polmoni. Ho sempre affrontato la vita in un certo modo e l’ho fatto anche in questa occasione. Avevo tanta fiducia, ma anche tanta paura. Passate settimane dall’intervento ho ripreso a correre, e ciò mi è stato d’aiuto per esercitare il polmone, con approvazione medica.

• Hai avuto qualche difficoltà nelle strutture sanitarie seguendo un’alimentazione vegana?

Sono stato affiancato da due giovani professioniste che mi sono apparse poco preparate in ambito di nutrizione vegetale, ma interessate ad aiutarmi nelle loro possibilità e con la loro formazione. Mi stupisce che in ambito di specializzazione accademica non siano contemplate tutte le tipologie di alimentazione, e quindi anche quella vegana. Spero che in futuro questo aspetto possa migliorare. Ad ogni modo, queste nutrizioniste mi affidarono una dieta vegetale per persone disfagiche, con alimenti gelificati per non rischiare il soffocamento in quanto non avevo più la corda vocale che separa la respirazione dalla deglutizione. Presso l’ospedale di Pistoia mi sono alimentato quindi con questi alimenti vegetali così trasformati. Gli spiegai cosa non mangiavo e loro da questo punto di vista mi hanno accontentato. L’azienda che somministrava cibo nella struttura mi è apparsa più preparata e non ho avuto grandi problemi. Forse sono stato uno dei primi casi.

In che modo l’alimentazione vegetale ti è stata di sostegno durante questo periodo?
Il cibo vegetale reso morbido e deglutibile per la mia problematica mi ha permesso di alimentarmi e di stare in forze. Ho cercato al contempo di limitare gli alcolici. Oltre all’alimentazione in termini di cibo, mi sono alimentato anche di energie positive, cercando di passare più tempo possibile nei boschi e nella natura. Avevo bisogno di distanziarmi dal mondo consumista.

Uno dei menu ricevuti durante la permanenza in ospedale da Franco

• Dentro di te cosa pensi che ti abbia condotto alla guarigione?

L’adenocarcinoma, quando mi è stato scoperto, aveva già la dimensione di tre centimetri e mezzo. È stato preso in tempo e per fortuna ho avuto quella febbre, ma poteva fare lo stesso molto male. Dentro di me continuo a credere che aver intrapreso un’alimentazione totalmente naturale, il più crudista possibile, mi abbia salvato la vita. Aver vissuto in armonia con il mondo che mi circonda, evitando gli scontri e dedicandomi alla spiritualità mi ha permesso di guarire. Questo è ciò che penso, anche se non è dimostrabile. In questo campo niente è dimostrabile. Ho affrontato tutto con grande fiducia, ma anche con tanta paura. Ho vissuto un trauma per ciò che mi è successo, ma sono sentimenti umani. Ho fatto tutto con ottimismo. Ho cercato di consolare chi stava male nel reparto assieme a me durante l’ospedalizzazione, offrendo supporto morale anche a chi si era operato da poco. Ho impostato tutto positivamente. Il resto è venuto da sé.
Ho vissuto la malattia non come un qualcosa da distruggere, ma come una realtà che aveva costruito il mio corpo e che il mio corpo avrebbe guarito. Ho scoperto un me stesso che nemmeno credevo esistesse.

• Cosa vorresti suggerire a chi sta vivendo ciò che anche tu hai vissuto?
Credo che il cammino di guarigione debba passare attraverso una sincera convinzione di guarigione, attraverso la consapevolezza che il nostro corpo debba seguire dei ritmi naturali adatti alla sua costituzione e deve essere in amore con il mondo. Bisogna avere fiducia, senza dolore dentro di sé.
Nutritevi in modo sano, abbiate cura del vostro corpo con il movimento. Abbracciate il bene per tutti gli esseri viventi, e per la vostra guarigione.

“Non arrenderti quando il tuo tempo sembra che stia per finire, comincia il tuo cammino impossibile facendo un solo primo passo a cui seguiranno tutti quelli che saprai fare, apri i tuoi orizzonti, prova amore per tutti gli esseri viventi, umani e animali, non fare entrare questi ultimi nel tuo stomaco.
Assapora la bellezza dei tuoi nuovi pensieri senza limiti, risveglia la mente, purifica la tua interiorità, guarda con gratitudine ogni alba e ogni tramonto, vivi nel mondo naturale e incontaminato.
Credi nella guarigione da una malattia che tu stesso hai creato e che non è un nemico o un mostro da distruggere ma la richiesta di una nuova consapevolezza per compiere la tua trasformazione.
– Franco Aiello (Dal 2020 a oggi, cinque anni di una nuova vita)


Ringrazio Franco per la sua meravigliosa testimonianza, lo abbraccio e abbraccio tutte le persone che stanno affrontando un percorso di guarigione. Qualsiasi esso sia.


Carmen Luciano


Libreria della consapevolezza alimentare
Buono, Sano, Vegano – Guida Facile ai Cibi della Salute • Dottoressa Michela De Petris
Guarire con la Dieta Vegana • Dottoressa Michela De Petris
The China Study • T. Colin Campbell, Thomas M. Campbell
La Rivoluzione della Forchetta Vegan
I SuperPoteri del Cibo • Dottor Neal Barnard


ⓘ Questa intervista, di carattere divulgativo e personale, non si sostituisce al parere medico. Per suggerimenti scientifici si rimanda alle figure professioniste esperte in alimentazione oncologica vegetale.

°° Non è Necessario Togliere la Vita agli Altri Per Continuare la Nostra °°

Qualche giorno fa, recandomi in un supermercato per motivi collegati al blog, sono passata tra i banchi frigo del reparto macelleria ( luogo che non sostengo economicamente da 14 anni, n.d.r ) per osservare i gesti delle persone che abitualmente vanno li per acquistare resti animali.

Per me che amo gli animali tanto quanto amo la mia vita, tutte le volte è come passare in un cimitero. Con la differenza che non ci sono fiori, ma etichette con i prezzi.
Non nascondo il fatto che provo una tristezza infinita e devo controllare le emozioni per non scoppiare a piangere davanti occhi spenti dentro i quali vedo ancora il terrore e la sofferenza provati negli ultimi istanti di vita,
insieme alla speranza di non morire.

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Come si possa scrivere “Buona Spesa” su un essere privato della propria vita, non lo so.

Ho visto persone apprestarsi a mettere nel carrello le piccole vittime dell’industria della carne, ho visto altre fare la fila per accaparrarsi il taglio preferito, ho visto individui scrutare, tastare con le mani i corpi privi di vita sigillati nelle confezioni
alla ricerca di chissà quale qualità.

<< Oddio, ha ancora le piume attaccate >> ho detto a mezza voce sperando che un uomo accanto a me, impegnato a girare e rigirare le confezioni con dentro delle galline intere, smettesse per un istante di farlo per rendersi conto di cosa realmente stesse facendo.
Al contrario delle mie speranze, come un automa ha continuato a prendere in mano gli animali impacchettati per controllare le scadenze,
e dopo averne ributtati due sul banco con la stessa noncuranza tipica di quando si getta un fazzoletto usato nel cestino, ha scelto la sua vittima.

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Sul suo volto ancora la straziante espressione di chi è stato colpito a morte

Tutti, e dico tutti, sembravano lontani anni luce, come inglobati in una bolla di sapone al profumo di ignoranza. Ho visto in loro un esserci a metà, con la ragione assopita da chissà quale incantesimo.
E’ stato brutto sentirsi coscienti tra individui dalla coscienza dormiente.
E’ stato come sentirsi soli tra persone che non parlano la tua stesa lingua, e che non vedono ciò che i tuoi occhi vedono.

E allora eccomi qui a scrivere, a continuare a farlo per gli animali, con la speranza che qualcuno lontano dagli impegni e finalmente solo con se stesso, seduto davanti ad un pc, finisca a leggere queste poche righe.

Ci rendiamo conto di cosa sta accadendo fuori dalla nostre case, dentro agli allevamenti, lontano dai nostri occhi?
Decine, centinaia, migliaia, miliardi di animali vengono fatti nascere contro la loro volontà, vengono costretti a vivere una vita fatta di reclusione, privazioni, alimentazione non naturale, negazione dei rapporti sociali, stress, sofferenza fisica e mentale prima di essere condannati a morte.

Riusciamo minimamente ad immaginare l’impatto ambientale che può provocare il far nascere così tanti individui quando in natura non accadrebbe mai una sovrappopolazione del genere?
Riusciamo a quantificare il numero di “rifiuti” scartati da questi corpi privati della loro vita da far smaltire al pianeta?
Stiamo vivendo la più grande mancanza di rispetto per la natura di tutta la storia.

Quello che voglio dirvi è che non è necessario fare del male agli animali, non è indispensabile farli nascere per ucciderli e mangiarli per “sopravvivere” in questo mondo. Non possiamo distruggere il pianeta per il nostro egoism,o.
Dovremmo smetterla di credere a alle teorie di chi afferma che mangiare carne sia una scelta salutistica, perchè la prova schiacciante dell’esatto contrario siamo noi che da anni viviamo senza alimentarci con i corpi di altre specie,senza aver mai perso la salute.
Iniziamo piuttosto a chiederci se questi consigli che vanno contro la vita degli animali siano frutto di un sincero amore per la vostra salute o per altr0.

Non finirò mai di dirlo che abbiamo la possibilità di scegliere qualcosa di giusto per tutti.
E’ per questo che ho aperto il blog che state leggendo: per far scoprire a chi vi accede che l’alternativa alla crudeltà esiste, e che si vive benissimo senza negare nessun diritto al nostro prossimo.

Guardate questo coniglio.

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Ditemi come si può vederlo immobile, acciambellato dentro ad una vaschetta di polistirolo, scuoiato, con le zampe e le orecchie tagliate via, tutto imbrattato di sangue.
Come si fa?
Come si fa a stabilire che la sua esistenza valga pochi euro e centesimi?
Non riuscite nei suoi occhi spenti ad immaginare gli ultimi attimi di vita di questa vita che sicuramente, come tutti,  non voleva morire?
Io lo immagino, lo immagino eccome, ed è per questo che non potrei mai vedere nei suoi resti un mio ipotetico pasto.

Non è necessario sporcarci le mani di sangue innocente.
La morte degli non determina la nostra vita.

L’unico modo che abbiamo per salvaguardare il pianeta è smettere di allevare i miliardi di animali che vengono uccisi ogni anno.
Per far crollare il business della carne che miete vittime su vittime l’unica soluzione efficace è smettere di finanziarla economicamente.
Scegliere di intraprendere uno stile di vita e alimentare vegan, basato rispettivamente sul rispetto per ogni forma di vita e su una dieta 100% vegetale, è l’unica vera azione concreta che si può fare per tutelare la natura, le altre specie e anche noi stessi.

Ortaggi, legumi, verdure, frutta, cereali, semi .. abbiamo migliaia di opzioni vegetali da combinare insieme realizzare piatti fantastici pieni di vita e non di morte.
Vegetali che forniscono tutti i elementi nutritivi di cui abbiamo bisogno ( vitamine, ferro, proteine ecc).
E la b12?
Ecco, parliamo di questa famosa vitamina sulla quale i contrari all’alimentazione vegan stanno fin troppo giocando come se l’avessero solo loro.

Come spiegato dalla dottoressa Michela De Petris durante la conferenza sull’alimentazione vegetale come prevenzione per i tumori tenutasi al Museo Piaggio di Pontedera (PI) ad Aprile, la vitamina b12 in natura proviene da batteri presenti nel terreno.
Gli animali (erbivori) alimentandosi con vegetali strappati direttamente dal suolo la integrano direttamente brucando.
Abbiamo detto gli animali in natura, liberi di scegliere cosa mangiare, notare bene.
Quelli rinchiusi negli allevamenti, che non vedranno mai la luce del sole e figuriamo ci allora se pascoleranno mai su un terreno erboso, sarebbero i primi ad essere carenti non solo di b12 proprio per il loro esser tenuti lontano da una condizione di vita naturale.
Per far fronte alle carenze esistono molti integratori zootecnici.
Ovviamente la cosa non viene detta con tranquillità.

Per quanto riguarda noi umani, dal momento che laviamo ed igienizziamo tutto e dal momento che ingerire vegetali non lavati (a patto che non siano del nostro orto bio) non è proprio la scelta migliore da prendere se si pensa a quanto è inquinato il suolo, possiamo far fronte al bisogno di b12 scegliendo integratori vegan .

Tra il dare agli animali integratori, farglieli assimilare, ucciderli e mangiarne il corpo per avere nel nostro organismo determinati elementi… mi sembra il minimo saltare il crudele anello della catena alimentare e integrare direttamente noi quel poco che non possiamo avere con la semplice alimentazione.

Chiuso la parentesi b12,
ritorno al discorso principale.
Uccidere gli animali non è un gesto etico accettabile nell’era dell’evoluzione in cui stiamo vivendo.

Vi invito a riflettere su quanto ho scritto.
Se avete a cuore la vita di tutti e se la morte di esseri senzienti non vi lasci proprio indifferenti, prendete in considerazione l’idea di diventare vegan ❤
Trovate tanto materiale informativo scaricabile gratuitamente cliccando qui .

Buona scelta a tutti ❤ .

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Carmen.

°°[02.04.2016 ] Incontro con la Dottoressa Michela De Petris °°

Sabato 2 Aprile 2016 a Pontedera (PI) si è tenuto l’incontro
L’ALIMENTAZIONE VEGETALE PER LA PREVENZIONE E LA TERAPIA DEI TUMORI” organizzato dalla sezione Lav con la presenza di uno dei medici vegani più importanti in Italia: la dottoressa Michela De Petris, esperta in alimentazione oncologica.
L’affluenza è stata davvero tanta: circa 130 persone (tra ragazzi, adulti e bambini) sono giunte sul posto per prendere parte a quella che è stata una serata unica nel suo genere.

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L’evento, patrocinato dal Comune,
ha avuto luogo nell’affascinante Museo Piaggio ed è iniziato alle ore 20.00 proponendo ai presenti un buffet 100% vegetale ricchissimo tra antipasti, primi, secondi e dolci.
A servire gli alimenti realizzati senza ingredienti animali sono stati i numerosi volontari LAV Pontedera.

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Il buffet era davvero abbondante e tutti gli ospiti hanno avuto modo di fare il bis di delizie vegan:
crostini con salse, sformatino di spinaci e tofu, crocchette, lasagne, lenticchie, zuppa, torta salata alle verdure, fusilli, insalata con frutta e dolci.

Come tutte le altre cene benefit organizzate dalla Lav di Pontedera, anche questa non poteva non essere gustosissima.
Gli alimenti erano tutti davvero buoni.

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Dopo il buffet, alle 21.30 circa, ha avuto inizio nella sala conferenze l’incontro con la Dottoressa, accompagnata dal suo amico a quattro zampe Diamond.

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Michela De Petris, attraverso delle slide proiettate, ha spiegato con molta chiarezza quali siano gli alimenti che fanno bene alla salute e quali no.
Ha informato le persone sedute ad ascoltarla dei rischi che si corrono mangiando carne, carni lavorate e derivati animali e di come invece l’organismo umano sia in grado di guadagnare energia, vigore e salute attraverso il consumo di soli vegetali.
Illustrando ricerche scientifiche condotte da altri colleghi di altri Stati ha elencato i problemi di salute che si possono manifestare se si decide di alimentarci con carni e derivati animali: osteoporosi, ictus, infarti, obesità [..] e tumore.
Ingerire alimenti acidi infatti porterebbe il nostro organismo a diventare un terreno fertile per l’insorgenza e la propagazione di cellule tumorali.
Se si basa invece la propria alimentazione solo su cereali integrali, frutta, frutta secca, ortaggi, legumi e verdura l’organismo non viene alterato e la possibilità di ammalarsi cala vertiginosamente.

 

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Elenco degli alimenti anti-tumore. *Caffè: verde, non tostato e macinato.

 

Dati alla mano, la dottoressa ha dichiarato che se si consumo regolarmente carni e derivati si ha il 18% di possibilità in più di ammalarsi, e che chi segue un’alimentazione vegetariana  o vegana ha il 40% in meno di probabilità di contrarre il cancro.
Sono state citate anche le recenti dichiarazioni dell’Oms circa la cancerogenicità delle carni, studi che secondo la De Petris sono semplicemente stati divulgati nuovamente in quanto già noti nel 2007.

Da evitare assolutamente sono quindi: carne, carne lavorata, pesce, uova, latte, formaggi, miele, zucchero raffinato, farine raffinate, sale e anche alcool e fumo.
Anche i vegetariani dunque devono fare molta attenzione, poichè la caseina contenuta nei derivati del latte è potenzialmente cancerogena.

<< Il latte è un alimento perfetto.. per i vitelli. Non per noi >> ha aggiunto la dottoressa.

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La dottoressa ha inoltre spiegato le caratteristiche e le differenze tra alimentazione vegetariana e quella vegana a chi ancora non ne era a conoscenza, e parlando di alimentazione vegan la conferenza di è soffermata anche su qualche ricetta e su come evitare l’utilizzo di zuccheri raffinati preferendo altri ingredienti.
Non sono mancate poi considerazioni importanti sulle condizioni di vita alle quali gli animali sono costretti per divenire “macchine da produzione”.
Con l’introduzione dell’aspetto etico del veganismo ai presenti sono state ricordate grandi personalità del passato e odierne che hanno scelto di non nutrirsi di resti di animali.

 

Altra cosa importantissima, la dottoressa De Petris ha spiegato che anche i cani possono alimentarsi in modo vegano senza incorrere a rischi salutari.
Attraverso delle slide ha mostrato la foto del suo cane scomparso due anni fa che ha vissuto ben 18 anni anche grazie alla dieta vegetale, per poi passare ai piatti preferiti del suo attuale Diamond.
<< Per i gatti invece non è tanto semplice come per i cani perchè hanno gusti più particolari, ma nonostante ciò anche loro possono mangiare svariati tipi di alimenti di origine vegetale >> ha aggiunto.

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Durante il suo discorso poi sono stati offerti degli assaggi di cioccolato fondente vegan gentilmente messi a disposizione dall’azienda Amedei.
E a proposito di cioccolato: sarebbero circa 30 i grammi di questo piacevolissimo alimento che possiamo consumare quotidianamente per il nostro benessere fisico e e mentale. Il motivo? Il cioccolato, quello puro senza aggiunta di latte, burro e zucchero, fa bene al nostro organismo 🙂 .

Terminata la conferenza, sono stati lasciati a disposizione venti minuti per domande e curiosità del pubblico.
Sono stati tanti i quesiti posti alla Dottoressa: ulteriori informazioni sui benefici delle tisane, i frullati da bere per contrastare il tumore, la salubrità della stevia come dolcificante ecc.
Un intervento in particolare ha poi colpito la sensibilità di tutti: una signora presente alla conferenza ha raccontato di come si è ammalata di tumore a causa dell’abuso di formaggi e derivati del latte.
<< Non è giusto che i pazienti non vengano informati dei rischi che si corrono consumando determinati alimenti. Che medici sono quelli che dicono che si può magiare tutto quando in realtà si fa un danno a noi stessi? >> ha chiesto la donna.

<< Purtroppo molti medici non sono preparati a sufficienza in ambito nutrizionale e spesso al posto di suggerire la consultazione di un nutrizionista danno consigli su base personale per non apparire non informati in materia. Molte volte sono loro per primi ad essere golosi e a non volersi mettere in discussione >> ha spiegato la De Petris.

L’incontro è terminato con un lungo applauso e con il ringraziamento della dottoressa per chi l’ha ospitata e per la presenza di tutti noi.
Lav Pontedera le ha consegnato in dono uno dei simboli della città: un modellino di Vespa Piaggio, dopodichè le persone si sono riversate a comprare i suoi libri e dvd sull’alimentazione vegan.

La serata è stata davvero interessantissima ed è stato per me un onore poter conoscere di persona Michela De Petris. L’ho trovata professionale nel suo essere medico ma anche gentile e disponibilissima dal punto di vista umano.

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Ha aiutato tante persone e lo sta continuando a fare nel totale rispetto dell’ambiente e delle altre specie animali che vivono con noi su questo pianeta.
Vi lascio con un suo pensiero bellissimo pieno di speranza e con i suoi recapiti in caso abbiate bisogno di contattarla:

<< Anche quando si è malati e non si vedono più soluzioni, bisogna sempre perseverare, provare e provare ancora. L’alimentazione vegetale unita allo sport può sul serio farci ritrovare la salute >>

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Carmen.


 

 

Prossimamente in uscita il libro Mantieniti Giovane Mangiando scritto dalle due nutrizioniste Lorraine NicolleChristine Bailey ( 384 pagine, Taita Press edizioni ) contenente tanti consigli per vivere una vita lunga e sana e affrontare al meglio i processi di invecchiamento del nostro organismo.

 

 

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